Al Pio Monte della Misericordia di Napoli, Make a Wish dell’artista cinese incontra le Sette Opere di Misericordia. Un dialogo tra aspirazione e costrizione, luce e oscurità, a quattro secoli di distanza.
Yu Hong e Caravaggio si incontrano idealmente nella chiesa del Pio Monte della Misericordia di Napoli, dove la mostra “Umanità a confronto tra buio e oro”, inaugurata il 10 ottobre 2026, mette in dialogo due rappresentazioni della fragilità umana, distanti oltre quattro secoli ma sorprendentemente vicine nella loro capacità di interrogare il presente. Da una parte le Sette Opere di Misericordia, capolavoro del Merisi; dall’altra Make a Wish, monumentale dipinto dell’artista cinese Yu Hong. Due universi pittorici apparentemente inconciliabili che, attraverso soluzioni stilistiche opposte, raccontano la vulnerabilità dell’essere umano, il desiderio di salvezza e il bisogno dell’altro.
Yu Hong e Caravaggio: la luce tra oscurità e oro
La prima, evidente contrapposizione riguarda la luce. Nel dipinto di Caravaggio, la luminosità emerge dall’oscurità di una strada napoletana, rivelando corpi e gesti attraverso cui la misericordia si manifesta nella quotidianità. È la cifra stilistica del Merisi: una luce drammatica, capace di sottrarre all’ombra frammenti di umanità e trasformarli in una narrazione universale.
Yu Hong sceglie invece un fondo oro, luminoso e astratto, che sembra non conoscere ombre. Un oro ricco, quasi materico, che nella chiesa del Pio Monte richiama idealmente il giallo caldo del tufo napoletano, stabilendo un suggestivo legame con la città.
Eppure, quella luminosità diffusa non restituisce serenità. Al contrario, espone un’umanità tormentata, sospesa in uno spazio indefinito, incapace di sottrarsi alle proprie contraddizioni.
Se Caravaggio lascia emergere la sofferenza dal buio, Yu Hong la consegna interamente alla luce, senza offrirle alcun riparo.

Il cielo negato: l’ascesa impossibile dei corpi
A distinguere le due opere è anche la direzione del movimento.
Nelle Sette Opere di Misericordia, la Madonna con il Bambino, sostenuta dagli angeli, sembra discendere verso la terra, quasi a ricordare che il divino non appartiene esclusivamente alla dimensione celeste, ma si manifesta nei gesti concreti della solidarietà umana.
In Make a Wish, invece, il movimento sembra invertirsi. I corpi si protendono verso l’alto, cercano di librarsi, aspirano a un’elevazione che potrebbe rappresentare il desiderio di sottrarsi ai limiti dell’esistenza terrena. Ma è un’ascesa incompiuta, continuamente contraddetta. Alcune figure sembrano trattenute da vincoli materiali, mentre un’altra appare addirittura precipitare dall’alto, quasi a rovesciare il desiderio stesso di raggiungere il cielo.
Laddove in Caravaggio è il divino a scendere verso l’umanità, nell’opera contemporanea è l’essere umano a cercare un’impossibile trascendenza.
La costrizione e il desiderio di libertà in Make a Wish
È nei dettagli dell’opera di Yu Hong che questa contraddizione acquista maggiore intensità. Una donna sembra librarsi nell’aria, ma una sorta di cintura collegata a una catena le cinge la vita, negando la libertà suggerita dal movimento. Un uomo giace a terra con le mani bloccate dietro la schiena, mentre altre figure sono accovacciate, con il capo chino e le mani sulle orecchie, quasi a volersi isolare da una realtà insopportabile.
Sono immagini che evocano costrizioni fisiche, psicologiche e sociali, ma anche una condizione profondamente esistenziale: il conflitto tra ciò che aspiriamo a essere e ciò che ci tiene ancorati alla terra.
Una quotidianità materiale, fatta di limiti e contraddizioni, che spesso preferiamo non riconoscere. In questo senso, le figure che si coprono le orecchie potrebbero rappresentare non soltanto la sofferenza, ma anche il rifiuto di ascoltare, di confrontarsi con una realtà dalla quale vorremmo prendere le distanze. L’oro che le circonda, allora, non appare più come promessa di salvezza, ma come lo spazio luminoso di una prigionia dalla quale sembra impossibile fuggire.

Sette vicende umane tra Seicento e contemporaneità
Realizzato in acrilico su tela (340 × 140 cm), Make a Wish nasce proprio dall’ispirazione che Yu Hong ha tratto dal capolavoro caravaggesco. Come nelle Sette Opere di Misericordia, anche nella composizione dell’artista cinese convivono sette vicende umane, raccolte in un unico spazio pittorico. Ma se Caravaggio racconta la Napoli del Seicento, con le sue povertà e contraddizioni, Yu Hong guarda alla contemporaneità, attingendo a fotografie e video reali reperiti sul web.
Le immagini vengono rielaborate in figure anonime, prive di un’identità riconoscibile, che diventano espressione di una vulnerabilità collettiva. È forse proprio in questa differenza che il confronto tra Yu Hong e Caravaggio trova il suo significato più attuale: nel dipinto seicentesco la sofferenza incontra la possibilità concreta della misericordia, mentre nell’opera contemporanea i soggetti, pur condividendo lo stesso spazio, sembrano restare isolati nella propria condizione.
Yu Hong al Pio Monte della Misericordia: la mostra e l’artista
Tra le protagoniste della pittura contemporanea cinese, Yu Hong, nata nel 1966, sviluppa una ricerca incentrata sul rapporto tra individuo, trasformazioni sociali e condizione umana.
Make a Wish era stata presentata nel 2024 nella chiesetta della Misericordia di Venezia, in occasione della 60ª Biennale, nell’ambito di Another One Bites the Dust, prima mostra monografica dell’artista in Europa, curata da Alexandra Munroe. Donata al Pio Monte della Misericordia, l’opera entra ora nella collezione permanente di arte contemporanea dell’istituzione, avviata nel 2008 e composta da oltre ottanta lavori di artisti italiani e internazionali.
La mostra, curata da Mario Codognato e Loredana Gazzara, presenta anche il trittico Death Can’t Be Known until One Knows Life (2023), già parte della collezione del Pio Monte, e i bozzetti preparatori delle due opere. L’iniziativa è realizzata con il contributo della Regione Campania e il patrocinio del Comune di Napoli ed è accompagnata da un catalogo pubblicato da artem.

La misericordia come risposta alla fragilità umana
A quattro secoli di distanza, Yu Hong e Caravaggio interrogano dunque la medesima fragilità, offrendo prospettive differenti. Da una parte, l’oscurità attraversata dalla luce di gesti capaci di restituire dignità all’esistenza, dall’altra, un oro luminoso nel quale i corpi cercano una libertà che non riescono a raggiungere. Due visioni che, nella loro apparente opposizione, finiscono per completarsi. Perché forse è proprio nella distanza tra il desiderio di elevarsi e la consapevolezza dei propri limiti che si manifesta il bisogno più autentico dell’altro.
Forse non è necessario raggiungere il cielo per incontrare il divino: basta riconoscere l’umanità che ci circonda.
Info:
Umanità a confronto tra buio e oro
Pio Monte della Misericordia, via dei Tribunali 253, Napoli
10 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027
A cura di Mario Codognato e Loredana Gazzara
Con il contributo della Regione Campania e il patrocinio del Comune di Napoli. Catalogo artem.
