Venezia 75 – First Man (Il primo uomo) apre il Festival

Damien Chazelle torna con First Man (Il primo uomo è il titolo italiano) ad aprire la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia dopo i fasti di La La Land. Basato sulla biografia ufficiale di James R. Hansen, First Man racconta Neil Armstrong uomo e astronauta negli anni cruciali della corsa allo spazio che ha opposto Stati Uniti e Urss, dagli inizi degli anni Sessanta fino allo sbarco sulla Luna. A incarnarlo sul grande schermo è Ryan Gosling, prima volta al Lido e vera star dell’apertura della Mostra.

 

Non bisogna però aspettarsi da First Man un tono celebrativo e retorico della missione della Nasa che ha portato “il primo uomo” a calcare il satellite terrestre. Il film ricostruisce infatti l’elevato costo dei programmi spaziali – non solo in termini economici ma soprattutto di vite umane – pagato dagli Usa per portare a termine l’impresa perorata da John F. Kennedy nel 1961: raggiungere un obiettivo considerato impossibile, aprire nuove frontiere per l’umanità. Un sogno, un’illusione, che si scontra con i fallimenti della Nasa, i lutti e i sacrifici di molti, spesso rimasti dietro le quinte della storia con la s maiuscola. Ne valeva la pena? Sembra chiedere Chazelle al suo spettatore.

First Man è soprattutto la storia di un uomo, l’epopea personale di Neil Armstrong, introverso e determinato, segnato inesorabilmente da un dolore, la cui ricerca di elaborazione avrà un’influenza decisiva sulla decisione di essere coinvolto nel progetto Gemini. Il rapporto con la moglie Janet (Claire Foy, lanciata da The Crown) e i figli, reso complicato dal carattere chiuso e spesso distante di Armstrong, fa da controcampo necessario agli addestramenti e alle fasi della missione per rendere ancora più evidenti le ferite, le emozioni e le motivazioni di un protagonista complesso, interpretato con sensibilità e maturità da Gosling.

Intimista e spettacolare allo stesso tempo, First Man ricrea efficacemente la tensione vissuta da Armstrong e dagli altri “compagni di avventura” nell’abitacolo spaziale con un uso straordinario del sonoro e primissimi piani che colgono tutta l’incertezza e la pericolosità della missione. Chazelle ritrae l’ambizione di un uomo – Armstrong – che si innesta nell’ambizione di una nazione intera; la rappresenta ancora una volta con grande controllo e capacità artistica, riuscendo a creare suspence anche con eventi ben noti a tutti. Più debole risulta in fase di scrittura il raccordo tra vita familiare e “professionale”, così come la caratterizzazione dei principali personaggi di contorno, compresa la moglie Janet, pur interpretata da un’ottima, espressiva, Claire Foy.

Il film di Chazelle, che uscirà il 31 ottobre in Italia, si presenta comunque molto forte ai nastri di partenza dell’Award Season e si candida a essere uno dei più forti contendenti.