The Mule: Clint Eastwood corriere per il cartello messicano

Il vecchio Earl Stone (Clint Eastwood), ex veterano della guerra in Corea, non ha ormai più niente da perdere. La sua famiglia lo ha allontanato a causa della sua assenza nei momenti più importanti, mentre la sua azienda di fiori, vista anche la crisi economica, è prossima al fallimento. Ma per fortuna Earl riesce a trovare un nuovo lavoro: si tratta soltanto di guidare il suo furgoncino e di consegnare della merce, senza conoscerne il contenuto. Earl è costretto ad accettare ma dopo il qualche viaggio scopre di essere diventato il corriere di un cartello messicano, che gli ha affidato ingenti quantità di droga purissima.

Le consegne continuano senza intoppi, con l’aumento del carico e della paga, ma la DEA, e in particolare l’agente Colin Bates (Bradley Cooper), è sulle sue tracce. Dall’altro lato, la crescita della fama di Earl, dovuta alla sua età avanzata e alla sua efficienza, non piace ai capi del cartello, pronti a trovare una scusa qualsiasi per farlo fuori.

Clint Eastwood torna a raccontare se stesso in un film che riprende i suoi temi più classici: il difficile rapporto con la famiglia, la solitudine della vecchiaia, lo scontro generazionale. Tutti temi già affrontati in Million Dollar Baby e Gran Torino, lasciandoli, come sempre, ai margini di una trama semplice ma mai scontata.

La vecchiaia porta Clint Eastwood a usare un’arma molto più pericolosa della pistola: l’ironia. Ed è proprio con ironia che Earl Stone affronta una situazione a dir poco rischiosa. Messo innanzi a gente senza scrupoli, Earl non si perde mai d’animo. Ecco che, però, giunto ormai al capolinea, si rende conto che, in qualche modo, deve riuscire a risanare un rapporto ormai logoro con la sua famiglia, soprattutto con sua moglie. La scelta è ardua: rischiare la vita, sfidando il cartello che gli è sempre alle calcagna, oppure rinunciare a rivedere per l’ultima volta sua moglie, con la conseguenza di morire con un macigno sul cuore?

Basato sull’incredibile storia di Leo Sharp, raccontata da Sam Dolnick del New York Times, e scritto da Nick Schenk – già sceneggiatore di Gran Torino –, The Mule può considerarsi il testamento cinematografico di un attore e regista inossidabile, capace di ricalcare spesso gli stereotipi del passato senza mai sfociare nella banalità. Non a caso, Earl è un cowboy che viene da un’altra era, mai davvero integrato in un’epoca dominata dalla tecnologia. Difatti non è in grado nemmeno di inviare un messaggio con il telefonino e critica i giovani per la loro eccessiva dipendenza da Internet. Questo scontro generazionale è allo stesso tempo uno scontro etnico, già alla base proprio di Gran Torino.

Mentre in Gran Torino, però, si cercava di superare i classici pregiudizi sulla comunità cinese e si sfociava nell’integrazione, The Mule apre a questa possibilità soltanto perché Earl è costretto ad abbassarsi ai livelli di gente con cui non avrebbe mai voluto avere nulla a che fare. Non può esserci dunque un’ostilità palese tra i messicani e Earl, divisi da un gap generazionale enorme, oltre che da differenze culturali tutt’altro che trascurabili. Questa ostilità si traduce in una falsa amicizia, dovuta a necessità professionali più che personali.

Eppure, a proteggere davvero Earl non è la sua saggezza o la sua età ma l’essere un uomo bianco, di cui la squadra antidroga non potrebbe mai sospettare. L’uomo bianco è pulito di per sé, insomma, mentre dall’altro lato il fatto di essere un latinoamericano o un nero sarebbe già indizio di una certa propensione alla criminalità.

Earl è consapevole della pericolosità dei suoi interlocutori ed è sempre guardingo in tutto quello che dice o che fa. Un solo passo falso potrebbe risultare fatale. D’altronde, però, anche innanzi alle minacce non troppo velate dei capi del cartello, Earl non si tira indietro quando a chiamarlo è il dovere coniugale: assistere al capezzale una moglie che, per tutta la vita, è stata trascurata. Earl arriva forse troppo tardi a capire quanto importante sia per lui la famiglia, molto più del lavoro o delle relazioni con donne occasionali concesse dai capi del cartello per premiarlo delle sue consegne a buon fine.

«È in una posizione negativa finanziariamente, ha bisogno di soldi o perderà la sua casa e il lavoro della sua vita», ha detto Eastwood a proposito del suo personaggio. «Di conseguenza, accetta un’offerta ombrosa facendo qualcosa in cui è anche bravo: guidare. Una volta che ha preso un assaggio dei soldi, non può resistere a recitare un po’ la parte di Robin Hood, facendo del bene agli altri e razionalizzando le sue azioni. Ma è dalla parte sbagliata della legge, e questo si rivela pericoloso – sia per lui che per gli altri – e lo preoccupa. Mi è piaciuta l’idea di quest’uomo con così tanti ostacoli fisici ed emotivi da superare.»

DATA USCITA: 07 febbraio 2019

GENERE: Drammatico

ANNO: 2019

REGIA: Clint Eastwood

CAST: Clint Eastwood, Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy Garcia, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Ignacio Serricchio, Lobo Sebastian, Clifton Collins Jr., Manny Montana, Jill Flint, Robert Lasardo, Loren Dean

PAESE: USA

DURATA: 116 Min

DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Pictures