Sinfonie d’amore al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano

In scena al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano di Napoli le Sinfonie d’amore di Giuseppe Fava per la regia e l’adattamento di Domenico Orsini, In scena insieme al regista Vincenzo Borrelli, Federica Aiello, Tiziana Tirrito e Umberto Ranieri. Da venerdì 6 febbraio per tre giorni più altri tre fino al 15 febbraio gli attori danno vita ad un lavoro corale che coinvolge un ampio team artistico e tecnico, per un progetto che è insieme omaggio a Giuseppe Fava e atto vivo di teatro contemporaneo.

 

Una partitura scenica tra farsa, poesia e dramma in due atti unici dove musica, gesto e parola raccontano la fragilità e la dignità dell’uomo, tra sogno e realtà

 

C’è un momento, a teatro, in cui la farsa si incrina, la maschera scivola e l’uomo appare, nudo, con tutta la sua fragilità e la sua ostinata dignità. È in quello spazio sospeso che nasce Sinfonia d’Amore.

Presentato da Uno Spazio per il Teatro e La Corte dei SognatTori con il patrocinio della Fondazione “Giuseppe Fava”, l’allestimento fa sorridere e subito dopo stringe lo stomaco, intrattiene e insieme interroga, con un racconto fatto di parole, musica e corpi, che parla dell’uomo quando ama, sogna, cade e continua a resistere.

Un viaggio umano e vibrante che invita lo spettatore ad ascoltare, come in una musica che continua a risuonare, ciò che resta quando le luci si spengono.

Giuseppe Fava, noto giornalista ucciso dalla mafia per il suo impegno civile e professionale, è stato anche un drammaturgo di rara sensibilità. Nei suoi testi il teatro diventa luogo dell’uomo: fragile, marginale, a volte folle, ma sempre profondamente umano. Un teatro che non giudica e non appesantisce, capace di affrontare temi durissimi con leggerezza apparente, ironia e una poesia che lentamente cattura lo spettatore, lasciandolo sospeso fino a condurlo, a sipario chiuso, in uno spazio di coscienza.

Sinfonia d’Amore nasce da questa materia viva. L’opera si compone di due atti unici che, nella visione registica di Domenico Orsini, diventano movimenti, come in una partitura musicale. A precederli, un preludio, tempo adagio e onirico, che introduce il pubblico in un universo in cui parola, suono e gesto si fondono in un unico respiro scenico.

Il primo movimento (Amor profano, andantino patetico) è una farsa grottesca, comica e apparentemente leggera, che poco alla volta lascia emergere il lato più amaro dell’esistenza. Nel secondo movimento (Felice Speranza, cantabile senza voce), il racconto si fa più intimo e struggente. Felice è un sognatore, un poeta, innamorato di Speranza, prostituta bella e sensuale, nella quale trova rifugio da una realtà insostenibile.

Sinfonia d’Amore è uno spettacolo che fa ridere, commuove, spiazza. Un racconto umano e necessario, che restituisce al pubblico la forza di un autore fondamentale del Novecento italiano e la sua capacità di parlare, ancora oggi, al nostro presente.

 

Sinfonia d’Amore da Giuseppe Fava – 6 > 15 febbraio 2026

Centro Teatro Spazio, via San Giorgio Vecchio, 31 – San Giorgio a Cremano (NA)

Inizio spettacoli ore 21.00 (venerdì e sabato) e ore 18.30 (domenica)

Info e prenotazioni 3384167668, unospazioperilteatro@libero.it

 

 

Uno Spazio per il Teatro e La Corte dei SognatTori

con il patrocinio della Fondazione “Giuseppe Fava”

presentano

 

Sinfonia d’Amore

due atti unici da “Sinfonie d’Amore” di Giuseppe Fava

libero adattamento e regia di Domenico Orsini

 

con (in ordine di entrata in scena)

Vincenzo Borrelli, Federica Aiello, Tiziana Tirrito, Domenico Orsini, Umberto Ranieri

 

scenografie Barbara Risi riprese da Ciro Lima Inglese

costumi Viviana Crosato, Antonietta Rendina

musiche originali Lello Cannavale, Angelo Lauro

preparatore vocale Aurora Siciliani

 

movimenti coreografici Cristina Ammendola, trucco e parrucco Cinzia Calvanese

tecnico audio-video Antonio Tatarella, luci e fonica CTS

direttore di scena M. Sole Di Luna, attrezzista Ivana Risi, sarta di scena Titina Fedele

 

durata 120 minuti, con intervallo

 

Note di regia

Giuseppe Fava, noto giornalista ucciso in un agguato mafioso per il suo impegno professionale, che tanto si fondeva e confondeva con quello civile, ha regalato al teatro italiano una serie di scritti che da subito consacrarono il suo talento drammaturgico.

Davanti ai suoi figli di teatro un tarlo si insinua nella mente dello spettatore, che viene catturato dalla comica poesia di personaggi insoliti, che lasciano sospeso il pensiero dello spettatore, fino a farlo approdare, a sipario chiuso, in spazi di coscienza.

Un teatro dell’uomo, un teatro che si esprime sotto il vessillo della dignità dell’uomo, dei suoi sentimenti, pur nella miseria o nella follia di un vivere al limite. Un teatro non tedioso, temi che hanno un peso di cui, nello snocciolarsi della vicenda, non si avverte la ‘grevità’.

Sinfonia d’amore, nella versione originale di Fava (Sinfonie d’amore), si compone di due atti unici, due fiori di carta che in scena palpitano come creature vive.

Nel primo atto uno scalcagnato gruppo di attori-musicisti-cantanti presenta un altrettanto scalcagnato spettacolino in un ristorante, per godere poi dell’elemosina di una ciotola di minestra. Una farsa che lascia l’amaro in bocca, soprattutto quando uno dei personaggi, costretto da un disperato ed inatteso gioco di eventi, svela accoratamente il dramma della sua esistenza.

Nel secondo Felice, sognatore e poeta, è innamorato della bella e procace puttana Speranza. Nell’estasi dei fugaci incontri con lei, dimentica la moglie pazza, il padre rimbambito, il figlio paralitico. La chiusura sconvolge e riavvolge il ‘nastro’ della narrazione per vestirlo di nuovi significati.

Sinfonia d’amore induce lo spettatore ad una profonda e vibrante riflessione sull’uomo, sulla sua natura e sulla sua dignità, che fa da eco al sarcasmo del racconto scenico, moderno e attuale nonostante sia datato 1980.

L’intera narrazione, che si snoda nel solco di quanto suggerito dell’autore, è, nella mia idea, come una partitura musicale, spassosa quanto struggente, a tratti anche onirica.

Non a caso ho rinominato gli atti “Movimenti”, dando ad essi sottotitoli propri del linguaggio musicale: I MOVIMENTO, “Amor profano”, andantino patetico; II MOVIMENTO, “Felice Speranza”, cantabile senza voce. A precederli ed introdurli un PRELUDIO, adagio onirico. I personaggi diventano, così, strumenti musicali ai quali Fava affida l’esecuzione della sua “Sinfonia”.

L’elemento musicale è principe nell’intera narrazione scenica e viene riproposto non solo nella natura e nell’animo dei protagonisti, ma anche nella scenografia, che si muove e danza con gli attori, nei costumi, e soprattutto nelle musiche originali, che mettono in primo piano questo o quello strumento, fondendosi e confondendosi con i personaggi e con il loro mondo interiore in un tutt’uno armonico e palpitante.