“Quell’anno di scuola”, una storia di ieri per i diritti di oggi

Un fragile equilibrio nel quale la dichiarata finzione della messa in scena pian piano s’incrina di fronte alla tensione emotiva creata dalla sostanza dei dialoghi, dalla gestione fisica dell’interpretazione e dalla “scrittura” dello spazio scenico; è il teatro, meraviglia esperienziale che, attraverso una storia, può essere un’immersione in sé stessi che taglia il respiro.

Edda, motivo di contrasto e occasione di rinascita

Succede anche in Quell’anno di scuola, intenso spettacolo firmato da Alessandro Marinuzzi. Tratto dal romanzo Un anno di scuola di Giani Stuparich, è nato a traino di una maratona letteraria estiva svoltasi nel 2021 a Trieste. Gli attori Ester Galazzi e Riccardo Maranzana sono affiancati dalla Compagnia Giovani del progetto TeSeO dello Stabile del Veneto. Un ottimo cast che mostra affiatamento e che supera la semplice necessità di rappresentazione per arrivare allo spettatore con naturalezza e grande verità.

 

Ester Galazzi e Riccardo Maranzana guidano con classe un cast giovanissimo

Si tratta di una struggente rivisitazione d’ispirazione autobiografica della Trieste di primo Novecento, della sua gioventù e del suo ambiente culturale, a pochi anni dallo scoppio di quella prima guerra mondiale che cambiò molti destini collettivi e individuali, ma è anche uno strumento per mettere criticamente a confronto la società e i giovani di allora con quelli di oggi”, spiega Marinuzzi nelle note di regia.

Trieste, 1909. Per la prima volta una ragazza indipendente e libera, accede al Ginnasio Comunale Superiore. È Edda, una tipa moderna, cresciuta a Vienna con una visione metropolitana della vita. La sua presenza – dolce, fresca, multiforme – diventa subito una fonte di turbamento che scalfisce il lento scorrere delle giornate e dà impulso a spirito e complessità di ogni elemento del gruppo, portandolo all’esaltazione di sé.

La scrittura di Marinuzzi riesce abilmente a mescolare visione soggettiva e oggettiva dei protagonisti attraverso una continua citazione del punto di vista letterario di Stuparich. Dialoghi diretti e riflessioni in terza persona si alternano costantemente; all’inizio ne deriva uno straniamento che, via via, arricchisce la comprensione dei personaggi e assorbe la valenza letteraria in quella della rappresentazione teatrale.

Percorso da una fresca linfa vitale ricreata dalla perfetta immedesimazione degli attori, tutto lo spettacolo crea dinamiche credibili sia nel registro della commedia che in quello delle parentesi più drammatiche.

Seppur incastonato nelle pieghe di un tempo andato e percorso da una (bellissima) ricercatezza linguistica purtroppo dimenticata, lo spettacolo fa emergere come la fragilità dell’essere umano di fronte alla storia o alle imposizioni esterne sia uguale in ogni tempo e in ogni luogo. E ci ricorda – con eleganza, ma anche con forza – che lungo il percorso, per colpa delle ingiustizie, abbiamo perso troppi preziosi diamanti e risorse umane; per questo, passati oltre cent’anni, dobbiamo tutelare, oggi più di ieri, la libertà d’espressione e l’uguaglianza dei diritti di tutti. Di ogni genere, etnia ed estrazione sociale.

momenti di fragile felicità

Quell’anno di scuola
progetto drammaturgico e regia di Alessandro Marinuzzi
con Ester Galazzi e Riccardo Maranzana
e i giovani attori (progetto TeSeO) Meredith Airò Farulla, Riccardo Bucci, Davide Falbo, Chiara Pellegrin, Emilia Piz, Gregorio Righetti, Andrea Sadocco, Daniele Tessaro
elementi scenici e costumi Andrea Stanisci
assistente alla regia: Davide Rossi
fotografie: Serena Pea
produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile del Veneto