Diario e recensioni dal Far East Film Festival di Udine

Avete presente il detto sulla primavera e sulle rondini?

Ecco, per un bel po’ mi sono crucciato sul numero esatto di rondini che serve per iniziare la primavera… oggi una, domani due… così ogni giorno, fino a ritrovarmi direttamente catapultato in estate, a seguire altri tipi di indizi…
Fin quando ho scoperto che l’inizio della bella stagione ha delle date precise e coincidono con l’avvento del Far East Film Festival.

Ingresso a Teatro, casa del FEFF. Discussioni tra cinefili.

Un vero mixology film festival per il quale un gruppo di navigat* volpon* – i Pharrell Williams del CEC (Centro Espressioni Cinematografiche) – contribuisce, come neanche il miglior creativo saprebbe, a far indossare a tutta la città un diffuso abito di buonumore, di serenità, di godimento. Sì, in questi giorni Udinè very cool!

Sabrina Baracetti, organizzatrice del FEFF, con Darcy Parquet (a destra, coordinatore dalla Corea) e il regista e produttore di “A normale family” (a sinistra)

La carta vincente degli organizzatori, Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche, sta sicuramente nell’aver creato un gruppo di cultori/studiosi/conoscitori distribuiti direttamente sul territorio asiatico e altamente competenti, in grado di misurare puntualmente le tendenze dell’industria e stringere solidi e riconosciuti rapporti, proponendo ad ogni edizione prime visioni europee e mondiali, retrospettive di capolavori restaurati e ospiti di livello. Un credito di stima che si ripercuote sull’immagine di un Festival che, partendo dal piccolo cinema ferroviario di provincia, sta facendo parlare di sé in tutto il mondo, richiamando nomi prestigiosi a ogni edizione, come Joe Hisaishi, Jackie Chan, Takeshi Kitano e, quest’anno, il gigante Zhang Yimou a cui sarà dedicata l’intera giornata conclusiva (2 maggio) con la proiezione del culto “Lanterne rosse”, con una masterclass e con la consegna del Gelso d’Oro alla carriera.
Un altro punto forte, un vero e proprio marchio del festival, è quello del coinvolgimento di numerosi volti nuovi, giovani e giovanissimi, tra i collaboratori; senza dimenticare la grande attenzione alla comunicazione social e alle capillari attività collaterali (corsi di cucina, arti orientali, mercatini, serate/menù a tema,…).

Consegna del Gelso d’Oro alla carriera a Chiu Fu-sheng e ringraziamenti

La giornata di ieri, con focus sul cinema Taiwanese, è stata suggellata dalla consegna del leone d’oro alla carriera al produttore Chiu fu-sheng, “pioniere di una nuova visione del cinema in oriente” (M. Muller).

E ora ecco visiOmar, pillole di visione dal centro del FEFF:
A Normal family, HUR Jin-ho, Corea del Sud, 2023: un inizio di grandissimo impatto si trasforma in un film glaciale e chirurgico sugli equilibri tra colpa/giustizia/giudizio. E sulla famiglia, che di normale ha ben poco, se non la sua anormalità. Un film che ci chiama a riflettere e spiazza. Regia algida, ma profondamente coerente con il plot proposto; cast di grande livello. 7/8

A Normal Family

18×2 Beyond Youthful Days, FUJII Michihito, Taiwan, 2024: allora, parliamoci chiaro: astenersi persone allergiche al romanticismo. Ma sarebbe un peccato perché al di là dell’inestricabile nodo in gola (e delle decine di fazzoletti che si bagnavano in sala) c’è una forte conoscenza del mezzo e dei tempi drammaturgici; una profondità rara (ruolo del destino, dono del sé, giusto/sbagliato,…). La confezione è di ottimo livello, regalando alcune perle di pura poesia visiva, il cast è perfetto e il tocco ha una delicatezza rara. È sicuramente un film da conservare nel cuore e negli occhi. 9

18×2 Beyond Youthful days

Confetti, FUJITA Naoya, Giappone, 2024: è il classico film dove tutto è sbagliato. La breve durata non dà possibilità di approfondire nessun risvolto, né del racconto né dei personaggi, e gli snodi narrativi sono trattati con banalw velocità. Tutto si ferma alla superficie della “carineria”, ma manca completamente una maturità di scrittura. 5

Confetti

Mimang, KIM Tae-yang, Corea del Sud, 2023: si parla, si parla e si parla ancora. Succede pochissimo. E allo spettatore arriva ben poco di sostanzioso, solo tanta ripetitività. Non è Allen, ma nemmeno un pilastro della Nouvelle Vague. 5

Mimang

Takano Tofu, MIHARA Mitsuhiro, Giappone, 2023: piccolo gioiellino girato in digitale con semplicità e sobrietà, racconta una storia quotidiana e intima con poco, ma sapendo toccare i momenti giusti e dando respiro al privato con belle aperture cinematografiche ed emotive. Elegante, minuto, essenziale. Bello. 7+

Takano Tofu

My Native Land, LEE Hsing, Taiwan, 1979: impregnato di classicismo cinematografico nel quale lo stile raccoglie delle bellissime cartoline su campo lungo. La storia e gli sviluppi sono ingenui, ma è un ottimo documento.

My Native Land

Old fox, HSIAO Ya-chuan, Taiwan, 2023: il classico film dove scelte di luce, angolazione di ripresa e ruvidità scenografica concorrono alla scrittura del film come la bella sceneggiatura. Aggiungiamoci un cast perfetto e, per l’appunto, un racconto morale che sa conquistare l’attenzione, e otteniamo “Old Fox”, un film estremamente affascinante e seduttivo, con alcune ottime scene e almeno una sequenza straordinaria per tensione e resa (punizione/suicidio). 7/8

Old fox

Info su:

www.visionario.movie

www.fareastfilm.com