Il Teatro Bellini, in collaborazione con L’Arsenale di Napoli ha dedicato alcune mostre personali ai principali street artist attivi a Napoli. Durante mese di dicembre, protagonista è l’artista Biodpi (al secolo Fabio Della Ratta), con un progetto dal titolo OVER. La recensione del nostro Domenico Di Caterino.
“A cagione dell’influsso di Arimane, l’uomo venne a trovarsi dopo la morte soggetto a forze che anche li lo facevano apparire come un essere soltanto rivolto alle condizioni terrestri sensibili. La chiara visione del mondo spirituale gli venne gradatamente tolta. Egli dovette sentirsi in balia di Arimane e in una certa misura escluso da qualsiasi comunione con il mondo spirituale”. Rodolf Steiner, La scienza occulta nelle sue linee generali, Mondadori, 2007
Il Focus più interessante su quanto avviene nella Storia dei processi condivisi dell’arte Made in Naples, passa per la programmazione di una vetrina on the road del prestigioso Teatro Bellini, a Dicembre propone Biodpi, per chi non lo conoscesse Fabio Della Ratta, con il progetto Over.

Biodpi ci fa riflettere sull’Over turismo Napoletano, i suoi lavori sono una riflessione sui nostri stereotipi, sulla nostra cartolina a dimensione turista che mettiamo quotidianamente in scena per tirare a campare, resistendo ed esistendo localmente, alzi la mano chi non lo fa e chi non alza la mano, purtroppo per lui lo fa in maniera inconsapevole.

Le immagini di Napoli si contaminano di cultura pop, in fondo diciamolo che nulla è più pop e popolare di Napoli, la seconda lingua più parlata d’Italia dopo l’Italiano e quella maggiormente esportata verso l’altrove con i suoi artisti, il lavoro pare anche ironizzare sul Vesuvio di Warhol, di fatto non corrispondente a quello del terremoto degli anni ottanta, la differenza tra Warhol e Biodpi è che Warhol banalizzava inconsapevolmente, Biodpi ha ben presente come questo turismo fine a se stesso determini tanti Warhol che visitano la città, presumono di conoscerla e in realtà non hanno sentore alcuno di dove si trovino (anche a livello spazio temporale).
La soluzione a tutto questo?

Consegnare la narrazione di Napoli verso l’altrove agli artisti che la abitano, l’unico vero patrimonio della città di Napoli su cui investire verso l’altrove, resterà solo il loro lavoro a preservare la memoria di ciò che è stato e ciò che siamo.





