THE BRUTALIST

“Nessuno è più schiavo di colui che crede di essere libero senza esserlo.” (Goethe)

Questa è la frase che apre The Brutalist diretto da Brady Corbet che ha già fatto incetta di premi, il più importante finora: il Leone d’argento – Premio speciale per la regia a Brady Corbet all’81esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Ha collezionato anche dieci nomination agli oscar, tra cui quella di miglior film e di miglior attore protagonista per Adrien Brody.

Cosa è il “brutalismo”

Il brutalismo, che da il titolo al film, è un movimento architettonico caratterizzato dall’uso del cemento a vista e di forme geometriche essenziali, nato, in parte, anche per la necessità di ricostruire velocemente le città dopo la seconda guerra mondiale. Analogamente, il protagonista cerca di ricostruire la sua vita dopo quella tragedia.

László Tóth è un architetto ungherese ebreo che, sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald, emigra negli Stati Uniti. Rappresentata fin dall’inizio con una inquadratura capovolta della Statua della Libertà, come una visione distorta del “sogno americano”, l’America in cui si ritrova László è un luogo inospitale e claustrofobico dove è “tollerato” solo grazie al suo immenso talento, per il quale sarà anche vittima di invidia.
La guerra lo ha violentemente separato dalla moglie Erzsébet e dalla piccola Zsófia, con le quali comunica via lettere e che aspetta di riabbracciare.
Mentre tutto sembra sgretolarsi attorno a lui, le uniche certezze che sembrano non cadere per il protagonista sono i suoi edifici, pensando alle sue opere ancora in piedi a Budapest.
L’architettura è per László tanto una valvola di sfogo quanto un’ossessione che lo rinchiude e incatena, portandolo a fare terra bruciata anche verso i pochi che veramente capisco quanto abbia sofferto.

Oltre alla straordinaria interpretazione di Adrien Brody, che ha già vinto l’oscar come migliore attore protagonista per Il pianista, sono memorabili anche quelle di Felicity Jones, che interpreta Erzsébet Tóth, e di Guy Pearce, che interpreta l’odioso mecenate Harrison Lee Van Buren.

Riuscendo a coinvolgere completamente lo spettatore The Brutalist scorre con sorprendente leggerezza, nonostante la durata di oltre tre ore, raccontando le controverse vite dei protagonisti in cui l’amore per l’arte convive con profondi lati negativi rappresentativi della contraddittorietà della vita umana.