La Corona dell’Ingegno: Roma Jewelry Week 2026

Un gioiello occupa pochissimo spazio. Può stare nel palmo di una mano, circondare un dito, seguire la curva di un polso. Eppure, dentro questa scala minima possono convivere architettura, memoria, tecnica, identità, desiderio e perfino una visione del mondo.

È forse questo il paradosso da cui partire per raccontare la Roma Jewelry Week 2026, organizzata da Associazione In Cinque Open Art Monti: la dimensione fisica del gioiello è minima, ma il territorio culturale che può attraversare è enorme.

Dall’8 all’11 ottobre, le Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia diventano il cuore della sesta edizione della manifestazione internazionale, tema dell’edizione La Corona dell’Ingegno. Il gioiello come racconto dell’arte e della cultura italiana degli ultimi ottant’anni (1946–2026), nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana.

Un titolo che oltrepassa il concetto di preziosità. Una corona rimanda tradizionalmente al potere, alla rarità e al valore dei materiali. Qui, invece, ciò che viene simbolicamente incoronato è soprattutto l’ingegno: l’intelligenza capace di immaginare, progettare e trasformare e realizzare. Perché prima della materia esiste un’idea. E dietro una forma esistono conoscenza, esperienza, progettualità e lavoro.

Roma, una grammatica della materia

Parlare di gioiello contemporaneo a Roma assume un significato particolare. Da millenni Roma pensa attraverso la materia. Una città e un anello sembrano appartenere a scale incompatibili, eppure entrambi custodiscono il tempo: l’una nelle architetture, nei monumenti, nelle stratificazioni e nelle rovine; l’altro nelle superfici, nelle incisioni, nei materiali, nell’usura e nei gesti. Due dimensioni lontane che condividono, in fondo, la stessa vocazione: trasformare la materia in memoria.

Roma custodisce inoltre un patrimonio prezioso: l’Università e Nobil Collegio di Sant’Eligio degli Orafi, Argentieri e Gioiellieri dell’Alma Città di Roma, fondata nel 1508, che per l’occasione porterà in mostra alcuni manufatti e documenti storici, testimonianze di una tradizione secolare raramente accessibili al pubblico, dove il Camerlengo Aldo Vitali ne illustrerà storia, significato e valore.

È in questo scenario che la Roma Jewelry Week sta progressivamente costruendo una geografia del gioiello diffusa nella città e aperta alla dimensione internazionale.

Il programma prende avvio il 21 settembre, con la conferenza stampa nella sede della Regione Lazio, e si sviluppa tra Villa Altieri, alla Galleria Incinque Open Art Monti, e allo IED Roma, atelier e altri luoghi, attraverso mostre, workshop, formazione e incontri, per concludersi con le quattro giornate delle Corsie Sistine.

Le Corsie Sistine: il cuore della Jewelry Week

L’8 ottobre la manifestazione entra nella sua fase centrale alle Corsie Sistine con il vernissage e la presentazione ufficiale. La scelta di un’architettura monumentale per accogliere oggetti appartenenti alla scala del corpo crea un contrasto solo apparente. Il monumento e il gioiello nascono infatti da un impulso simile: trasformare la materia affinché possa contenere un significato.

Roma Jewelry Week 2026 - Corsie Sistine

Dal 9 ottobre iniziano conferenze, presentazioni, incontri internazionali, moda e momenti di approfondimento. Con “Lo Stato dell’Arte”, la giornata apre una riflessione sul settore orafo-gioielliero e sulle trasformazioni che lo attraversano, con interventi di autorevoli personalità del mondo orafo e dell’arte. La stessa giornata permette inoltre di osservare quanto i confini del gioiello contemporaneo si siano ampliati:

Intolerance: il corpo come luogo del dissenso

Tra i progetti trova spazio “Intolerance – Il corpo come luogo del dissenso nel gioiello contemporaneo”, nato da un’idea di Paolo Mangano, Raimondo Oliviero e KOK – Kollettivo Orafo Kontemporaneo, con la curatela di Antonio Fontana.

L’iniziativa gode del patrocinio della Roma Jewelry Week e di Whipart in qualità di media partner. Un talk che presenterà anche la pubblicazione del catalogo Intolerance, oltre che una riflessione sul gioiello contemporaneo come linguaggio artistico e dispositivo critico, capace di trasformare il corpo in spazio di relazione, tensione e dissenso. Il gioiello viene osservato oltre la sua funzione ornamentale. Il corpo non è semplicemente il supporto sul quale collocare un oggetto ma diventa parte dell’opera.

Conclude la giornata la sfilata di moda “Sottrazioni” di Domitilla Funghini

Aurea Roma: due linguaggi, un’unica opera

Il 10 ottobre un’altra prospettiva fra gioiello e arte emerge attraverso la Capsule Aurea Roma.

Il progetto, ideato e curato da Monica Cecchini, con la consulenza scientifica di Paolo Mangano e Antonio Fontana, mette in relazione Maestri orafi e jewelry designer con artisti provenienti dalla pittura, scultura, architettura, street art, poesia e altri territori della creatività.

Il principio non è affidare a un orafo l’esecuzione di un’idea già definita dall’artista, è qualcosa di più complesso: due autori, due competenze e due linguaggi paritari condividono il processo creativo fino alla realizzazione di un unico gioiello iconico.

Tra le collaborazioni troviamo prestigiosi nomi delle diverse arti, dell’oreficeria e del gioiello contemporaneo: Glauco Cambi e Maupal; Emanuele Leonardi e Giorgiomaria Cornelio; Chiara Fenicia e Claudio Riefoli; Michele Forlenza e Giorgia Errera; Paolo Mangano e Paolo Canevari; Rossella Ugolini e Vincenzo Scolamiero; Cristiana Perali e Roberta Vincenzi; Anna Pinzari e Luigi Menichelli; Matteo Vitali e Lucamaleonte; Massimo Licciardello e Stefania Fabrizi; Antonio Fontana e Tommaso Cascella; Luigina Rech e Michelangelo Pistoletto.

Ciò che appare particolarmente interessante, tuttavia, non è la semplice somma dei nomi, ma lo spazio che si crea fra due autori.

Quando un artista incontra un Maestro orafo, il gioiello non è la riduzione di un’opera a una scala più piccola, ma il risultato di un confronto tra due linguaggi. Non si tratta di riprodurre, ma di trasformare insieme.

Il segno, il colore e la materia dell’artista entrano in dialogo con la sensibilità, il sapere e la calligrafia dell’orafo. Nessuno rinuncia alla propria identità: entrambe confluiscono in un nuovo linguaggio, che appartiene all’incontro più che ai singoli autori.

Il gioiello diventa così lo spazio concreto di questa relazione.

Rendere visibile ciò che normalmente non vediamo

Uno degli elementi più interessanti di Aurea Roma è la decisione della curatrice di non mostrare soltanto il risultato finale. L’intero processo è stato documentato attraverso un diario di bordo composto da fotografie, video, schizzi, appunti, riflessioni e materiali di lavoro.

Il behind the scenes diventa così parte integrante dell’esperienza espositiva.

Il visitatore può entrare in ciò che normalmente rimane nascosto: il confronto, il dubbio, le prove, le modifiche, l’errore, l’intuizione e quell’attrito generativo che inevitabilmente nasce quando due differenti identità creative decidono di lavorare insieme.

Il percorso di Aurea Roma sarà inoltre documentato in una pubblicazione introdotta da un testo critico di Daniela Del Moro, lasciando memoria del processo che ha condotto alla nascita delle opere.

A completare il progetto intervengono gli special guest Atelier Percossi Papi con Emiliano Alfonsi, Alessio Boschi e François Santo.

Nel progetto di Aurea Roma, in questa edizione della RJW, sarà inoltre ospite d’eccezione Giorgio Facchini, riconosciuto tra i più importanti autori di gioielli d’artista di rilevanza internazionale. Per l’occasione presenterà una personale esposizione di gioielli, testimonianza della sua straordinaria capacità di dare forma alla materia, là dove il gesto orafo incontra la dimensione plastica della scultura.

Da sottolineare anche la partecipazione delle storiche gioiellerie romane Ansuini, Angeletti, Lefevre e Fanuele, che mette in relazione la ricerca contemporanea con quella tradizione di eccellenza appartenente alla storia orafa della Capitale.

Tecnologia e manualità: una contrapposizione?

L’11 ottobre si concentra uno degli appuntamenti del futuro di queste competenze, nel talk condotto da Giuliano Percossi Papi e Antonio Fontana. CAD, modellazione tridimensionale, prototipazione, stampa 3D, laser, sinterizzazione e nuovi strumenti stanno modificando profondamente il laboratorio orafo. Ma contrapporre tecnologia e manualità è davvero corretto?

Una tecnologia può ampliare enormemente le possibilità creative di un Maestro, ma non può sostituire automaticamente la conoscenza della materia, dei materiali, delle proporzioni, della costruzione e del rapporto fra oggetto e corpo.

L’11 ottobre trovano spazio CNA, designer internazionali e la presentazione del volume di Bianca Cappello e Lucia Ajello, Segni Preziosi. Il disegno del gioiello italiano dal XIV al XXI secolo.

A seguire, Elisabetta Cipriani, gallerista e curatrice italiana con sede a Londra, tra le figure internazionali di riferimento nella promozione del gioiello d’artista contemporaneo e della scultura indossabile; e Alessio Boschi, designer italiano di fama internazionale, noto per creazioni visionarie nelle quali alta gioielleria, arte e architettura si fondono in un linguaggio fortemente narrativo.

La sfilata di Maiani Accademia Moda chiuderà infine l’evento.

Roma Jewelry Week 2026 è una kermesse ricca di appuntamenti da non perdere, che la redazione di Whipart seguirà con approfondimenti e possibili interviste ai protagonisti.