Image Capital. Tre fotografe di guerra

Si è appena conclusa alla Fonazione MAST. di Bologna la mostra Image Capital curata da Estelle Blaschke e Armin Linke: un percorso multimediale che ha avuto per argomento “la fotografia come tecnologia dell’informazione”. Siamo, quindi, tornati in fondazione a quasi tre anni di distanza dalla mostra intitolata Anthropocene, per vedere questa nuova esposizione certo, ma, soprattutto, per una delle proiezioni ad essa collegate: Trained to See – Three Women and the War (L. Schmid-Schomerus, Germania/Italia, 2022, 106’, v.o. con sottotitoli).

Fotografia, emancipazione ed informazione

Trained to See è un interessantissimo documentario, montato sulle immagini (fotografie e riprese) e sulle lettere delle tre protagoniste: Margaret Bourke-White, Lee Miller, Martha Gellhorn. Si tratta di tre note fotografe e giornaliste, che dovettero, nondimeno, lottare e sgomitare per emergere. E per uscire dall’ombra di ingombrati compagni (la Gellhorn fu la terza moglie di Hemingway, la Miller fu legata a Man Ray). Le tre fotografe furono accomunate da questo: videro nella Seconda guerra mondiale, nei fronti europei, la grande occasione per emergere, per affermare la loro autonomia e professionalità.

Nessuna esitazione a salire su un bombardiere per documentare l’azione martellante sul nemico, il dominio dei cieli alleato. Muoversi da una parte all’altra su una jeep che arranca nel fango e tra le esplosioni. Eccole, quindi, separatamente, in prima linea, a Cassino, in Normandia, infine, nelle città distrutte della Germania occupata.

Ma la guerra non è un’avventura. Le riviste Life, Vogue, Esquire realizzarono grazie a queste donne coraggiose reportage che sono pietre miliari. Ma non tutto poté essere pubblicato. La Germania “liberata” da se stessa, per quanto fumante rovina, è quello scrigno di orrori e di ipocrisia che le immagini restituiscono con crudezza al pubblico.

In qualche modo questo viaggio nell’orrore non può che segnare profondamente un occhio addestrato a vedere, a cogliere l’attimo che fa la storia. Il susseguirsi delle sequenze è incalzante ed efficace; anche se la pace è al fine raggiunta, resta il sapore amaro della perdita, la visione di una umanità senza scampo.