È tempo di morire: addio Rutger Hauer

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”: alzi la mano chi almeno una volta, anche solo per via indiretta e magari in maniera non precisa, ha sentito queste parole, l’inizio di uno dei più celebri monologhi della storia del cinema. Parole scritte di suo pugno e pronunciate da Rutger Hauer, l’uomo che volle farsi replicante in Blade Runner, scomparso pochi giorni fa a 75 anni per i postumi di una breve malattia. Il suo Roy Batty resta uno dei personaggi più iconici partoriti dalla macchina dei sogni hollywoodiana negli ultimi 40 anni, ma si farebbe torto a un attore versatile e ricco di sfumature interpretative nel celebrarlo solo per il capolavoro di Ridley Scott, il quale, ironia della sorte, non voleva girare la scena ideata dall’attore olandese, e minacciava di tagliarla al montaggio perché troppo lunga.

Rutger Hauer, attore in Blade Runner, il film, che piange sotto la pioggia.
Rutger Hauer nella celeberrima scena di “Blade Runner”

Ma chi è stato davvero Rutger Hauer? Invero per i cinefili della prima ora lui è stato il sodale alter ego sullo schermo del connazionale regista Paul Verhoeven, aderendo con impressionante mimetismo allo slancio vitalistico e all’audacia provocatoria del cinema partorito dalla fervida creatività dell’Olandese Tonante, in pellicole memorabili quali Fiore di carne, Kitty Tippel, Spetters, Soldato d’Orange, L’amore e il sangue. Entrambi fecero il grande salto nella Mecca statunitense, ma le loro strade si divisero: tra capolavori e filmacci, B-movies e pellicole medie, titoli cult e brutture desinate fatalmente all’oblio, Rutger Hauer ha comunque lasciato il segno in decine di film che vedevano la sua carismatica presenza. Che sia Ladyhawke o Furia cieca, The Hitcher o Detective Stone, ogni spettatore porta nel cuore il “suo” Rutger Hauer, a testimonianza della sua grandezza di interprete, e a dispetto della qualità del singolo film.

Negli ultimi anni di carriera Rutger Hauer ha collezionato tanti piccoli ruoli e camei preziosi, riuscendo a conquistare nuove platee di appassionati grazie a titoli quali Sin City, Batman Begins o il recentissimo I fratelli Sisters di Jacques Audiard. Ma a noi piace ricordarlo anche come sensibile interprete di film d’autore ad alto tasso di spiritualità, lavorando con un maestro del cinema italiano come Ermanno Olmi, che gli regalò un altro tassello memorabile della sua carriera, fatta di rapide ascese e incredibili cadute, grazie al ruolo del senzatetto alcolizzato de La leggenda del santo bevitore nel 1988. L’uomo che ci emozionò permettendoci di immaginare navi in fiamme lungo i bastoni di Orione e raggi B alle porte di Tannhauser lascia un grande vuoto, e a noi spettatori, che Rutger Hauer l’abbiamo amato a dispetto di qualsiasi film interpretasse, non resta che versare le nostre lacrime nella pioggia. Ma di sicuro non lo dimenticheremo.

Rutger Hauer nel film Ladyhawke, uomo con un falco, dietro alberi.
Rutger Hauer nel film “Ladyhawke”

I dieci film imperdibili:

Fiore di carne (1973)

Spetters (1980)

I falchi della notte (1981)

Blade Runner (1982)

Ladyhawke (1985)

The Hitcher – La lunga strada della paura (1986)

La leggenda del santo bevitore (1988)

Sin City (2005)

I colori della passione (2011)

I fratelli Sisters (2018)