Venezia 82 – The Voice of Hind Rajab

Ci sono film che non si limitano a raccontare una storia, ma diventano testimonianza, eco di un dolore che il mondo non può – e non deve – dimenticare. The Voice of Hind Rajab, il nuovo lavoro di Kaouther Ben Hania, presentato in Concorso alla 82.esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è uno di questi.

Il film prende avvio da un fatto reale: la chiamata disperata della piccola Hind Rajab, sei anni, intrappolata in un’auto colpita dal fuoco a Gaza, mentre la sua voce fragile cerca conforto e salvezza al telefono con i volontari della Mezzaluna Rossa Palestinese. Una registrazione lunga oltre settanta minuti, autentica, che diventa il cuore pulsante della pellicola. Non più soltanto cronaca, ma memoria condivisa.

Ben Hania, già candidata all’Oscar per Four Daughters, sceglie ancora una volta di spingersi oltre i confini tra documentario e finzione, trasformando il cinema in uno spazio sospeso tra testimonianza e ricostruzione emotiva. Gli attori palestinesi che interpretano i soccorritori non recitano semplicemente: rivivono le parole reali, ascoltando in cuffia la voce vera di Hind. In questo modo, il confine tra rappresentazione e vissuto si scioglie, lasciando lo spettatore nudo di fronte alla verità di una tragedia inaccettabile.

La regista costruisce un racconto fatto di silenzi, attese, sguardi che si riempiono di impotenza e di dolore. Non c’è compiacimento né retorica: solo la scelta di restituire dignità a una voce che altrimenti rischiava di perdersi nel frastuono delle notizie. La madre di Hind, Wessam, ha dato il suo consenso perché la memoria della figlia non si trasformasse in una statistica, ma restasse viva, vibrante, capace di interpellare la coscienza di chi guarda.

Dal punto di vista estetico, The Voice of Hind Rajab è un’opera di rigore e delicatezza. La fotografia di Juan Sarmiento G. alterna il buio claustrofobico degli interni alla luce che filtra come promessa mancata. Il montaggio, firmato anche dalla regista, non cerca artifici ma accompagna con rispetto i respiri, i silenzi, le attese interminabili. La musica di Amine Bouhafa non invade mai, ma sottolinea con pudore la fragilità della situazione.

Il risultato è un film che non si guarda soltanto: si ascolta, si porta dentro, come una ferita che interroga. La voce di Hind diventa metafora universale dell’infanzia negata, del silenzio del mondo, della responsabilità collettiva. È il grido di un popolo, condensato in poche parole sussurrate da una bambina che non chiedeva altro che di non restare sola.

The Voice of Hind Rajab non è un film che consola. È un film che scuote, che resta dentro molto tempo dopo la visione, ricordandoci che il cinema può – e deve – farsi custode della memoria, resistenza contro l’oblio.

The voice of Hind Rajab

Venezia 82 Concorso

Regia:Kaouther ben Hania
Produzione:Mime Films & Tanit Films (Nadim Cheikhrouha), James Wilson, Odessa Rae
Durata:90’
Lingua:Arabo
Paesi:Tunisia, Francia
Interpreti:Saja Kilani, Motaz Malhees, Clara Khoury, Amer Hlehel
Sceneggiatura:Kaouther Ben Hania
Fotografia:Juan Sarmiento G.
Montaggio:Qutaiba Barhamji, Maxime Mathis, Kaouther Ben Hania
Scenografia:Bassem Marzouk
Costumi:Khadija Zeggai
Musica:Amine Bouhafa
Suono:Amal Attia, Elias Boughedir, Gwennolé LeBorgne, Marion Papinot, Lars Ginzel