Venezia 82 – La mattina scrivo di Valérie Donzelli

Recensione di La mattina scrivo, film  della regista francese Valérie Donzelli
Crediti: Christine Tamalet

Meritato vincitore della Miglior sceneggiatura alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia, La mattina scrivo (titolo originale “À pied d’œuvre”) è l’ultimo lavoro della regista francese Valérie Donzelli, che ha adattato – insieme a Gilles Marchand – l’omonimo romanzo autobiografico di Franck Courtès.

Il protagonista Paul Marquet (l’ottimo Bastien Bouillon) è un fotografo di discreto successo che decide di abbandonare la sua remunerativa professione per inseguire la sua vocazione creativa e fare lo scrittore a tempo pieno. I suoi precedenti libri hanno convinto la critica, ma non hanno incassato abbastanza. La responsabile
della casa editrice (Virginie Ledoyen) pretende il romanzo della svolta, ma quello concluso da Paul, sulla fine di una storia d’amore, non può esserlo. L’anticipo è però già stato versato e i diritti d’autore non consentono di arrivare a fine mese. Paul, separato dalla moglie che si è trasferita in Canada insieme ai due figli ormai adulti, è costretto a trasferirsi in un seminterrato e a iscriversi su un sito che offre manodopera per piccoli lavori e interventi, attraverso aste al ribasso che mortificano chi vi partecipa. L’uomo si divide così tra la scrittura e mansioni di ogni tipo – è all’occorrenza muratore, autista, giardiniere, riparatore – scontrandosi con le logiche degli algoritmi e le temibili recensioni di utenti più o meno sensibili, ma venendo anche ispirato dalla varia umanità con cui viene a contatto.

Il prezzo della libertà


Consapevole della lezione dei Dardenne, di Ken Loach e di molto cinema francese sul tema, Valérie Donzelli delinea con sincerità ed emozione la via crucis fisica e psicologica di un personaggio che sconta l’isolamento derivante una scelta impopolare e non convenzionale, che lo porta letteralmente a toccare con mano le
forme della povertà contemporanea, tra i biasimi e le critiche di famiglia e conoscenti. La mattina scrivo riflette senza ipocrisia sulle difficoltà di sopravvivere oggi di un lavoro culturale in una società che svilisce sia il lavoro manuale che quello intellettuale, abbeverandosi alla fonte della precarietà dei gig job, l’uberizzazione
del lavoro, come sottolinea Valérie Donzelli nella scheda di presentazione del film.

“Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna”, è il passaggio chiave di La mattina scrivo, che celebra le scelte radicali di un autore. Paul rifiuta di accondiscendere alle aspettative sociali e questa libertà irrita e spaventa le persone, conclude la regista.

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