Venezia 81 – Maria, il biopic di Maria Callas con Angelina Jolie

Il 2025 cinematografico si inaugura con Maria, il biopic su Maria Callas con Angelina Jolie nei panni della leggendaria cantante lirica di origine greca. Dietro la macchina da presa c’è Pablo Larraín, il regista cileno apprezzato per titoli come Neruda e No – I giorni dell’arcobaleno, che con Maria chiude la trilogia dedicata a figure femminili iconiche della seconda metà del XX secolo. Donne che hanno lasciato un segno indelebile nella società e nell’immaginario, anche attraverso il confronto avuto con il potere nelle sue varie forme. Il film, presentato in concorso alla 81esima Mostra del Cinema di Venezia, arriva infatti dopo Jackie, dedicato alla moglie del presidente Usa John Fitzgerald Kennedy nei giorni successivi al suo assassinio, e dopo Spencer, incentrato sulla principessa del Galles Lady Diana, alle prese con l’ultimo Natale in “famiglia” prima di divorziare da Carlo.

Maria, diario di una fine

Come negli altri due titoli, Larraín impronta un biopic più immaginario che cronachistico, raccontando gli ultimi giorni di vita di Maria Callas. La scomparsa della Divina, morta per attacco cardiaco nel suo appartamento parigino al 36 di Avenue George Mandel il 16 settembre 1977, è punto di partenza e di arrivo del film. Lontana dalle scene da ormai quattro lunghi anni, Maria cerca di ritrovare la propria voce e di riprendersi quel palcoscenico che l’ha resa immortale e senza il quale la sua esistenza sembra perdere di significato. 

Minata nel fisico dalla dipendenza ai farmaci e nella mente, attraversata da fantasmi, la Maria Callas di Angelina Jolie trova conforto e sostegno soltanto nei due premurosi domestici: il maggiordomo e autista Ferruccio Mezzadri (Pierfrancesco Favino) e la cuoca Bruna Lupoli (Alba Rorhwacher). L’intervista con un giovane giornalista (Kodi Smit McPhee) è l’occasione per ripercorrere – grazie a flashback in bianco e nero – le sue tumultuose vicende personali, dal rapporto con la madre e la sorella Yakinthi (Valeria Golino), al grande amore della sua vita, l’armatore greco Aristotele Onassis (Haluk Bilginer); Onassis che, come la storia ci insegna, sposerà l’ex first lady Jacqueline Kennedy, creando un legame indiretto con il Jackie dello stesso Larraín. 

Il regista cileno, in sinergia con lo sceneggiatore Steven Knight, studia e ricompone il ritratto personale di una donna divisa: tra pubblico e privato, tra le memorabili performance del passato e la solitudine del presente, tra un talento sopraffino e una vulnerabilità sempre più evidente allo sguardo del mondo esterno. Tra visioni e illusioni, la Maria incarnata da Angelina Jolie non accetta il declino della sua voce e rivendica il proprio destino, in totale identificazione con la sua arte, la musica. “Maria” è il controcanto di Jackie, meno oscuro e più conciliatorio, diretto con eleganza da Pablo Larraín e fotografato da Ed Lachman. Da segnalare le scenografie di Guy Hendrix Dyas e i costumi di Massimo Cantini Parrini. 

Angelina Jolie, oltre il mito

Angelina Jolie torna con Maria al ruolo da protagonista in un film drammatico. La sua performance è particolarmente credibile ed efficace nel rappresentare il dolore di un’artista straordinaria che deve fare i conti con le fragilità di una vita ora condotta in solitudine e il definitivo tramonto della sua carriera. Notevole lo sforzo della star americana, che ha contribuito alle parti canore lavorando per mesi con cantanti lirici che l’hanno aiutata ad avere la giusta postura, respirazione, movimento e accento per arrivare alle giuste note. Già in lizza ai prossimi Golden Globe e Critics Choice Award, Angelina Jolie potrebbe seguire lo stesso percorso delle due protagoniste di Jackie e Spencer, Natalie Portman e Kristen Stewart, entrambe candidate all’Oscar come migliore attrice. È l’inizio della rinascita per la regista e attrice americana.