Finalement, ultimo film, in ordine di tempo, dell’ottantaseienne Claude Lelouch, uno degli ultimi maestri del cinema francese che fu, è Fuori Concorso all’81.esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
In un mondo sempre più folle, Lino, un uomo che aveva tutto, tra famiglia, successo e carriera, sente che sta perdendo l’equilibrio. Decide di lasciarsi tutto alle spalle e vagare, ricercato, per la Francia vestendo prima i panni di un prete destituito, di un regista di film per adulti, di un trombettista, per rendersi conto alla fine, dopo una serie di incontri a dir poco strampalati, che tutto quello che accade nella vita è un bene.
Finalement è certamente un film sulla Francia, ma anche sui francesi, meravigliosi e lamentosi allo stesso tempo. Li vediamo nel film: un allevatore, un cacciatore, un antiquario, un’agricoltrice, una scrittrice, un musicista…
La famiglia è al centro del cinema di Lelouch: il protagonista di Finalement è sposato, ha due figli da due donne diverse, è vicino a sua madre e al suo miglior amico. Senza dimenticare una domestica che fa parte del cerchio. È la disintegrazione di questa famiglia che stimola la storia.
Ma Finalement evoca diverse altre famiglie: quella di Sandrine (Sandrine Bonnaire), quella di Manon (Françoise Gillard). Questa diversità di situazioni permette, al regista, di affrontare diversi temi, rimanendo fedele al mix di generi che ama particolarmente.
Finalement affronta a suo modo questioni che riguardano la società attuale, come il burnout, (l’esaurimento psicofisico dovuto allo stress lavorativo). Il film si interessa anche a ciò che deve regolare una società organizzata. Ci mostra quattro processi e può trasmettere altrettanti messaggi. Per esempio, che la vita di ciascuno di noi può dipendere da un solo secondo. O che la prostituzione rimane un tema scabroso, considerato “il mestiere più antico del mondo”. Il personaggio di Sandrine Bonnaire lotta per difendere i diritti delle prostitute, riguardo alla disoccupazione, alla pensione… come faceva sua madre in “L’aventure c’est l’aventure”. Un film politico, anche.
Finalement è anche un film mistico, religioso. In una scena Dio appare, ma anche Gesù e i suoi discepoli, pellegrini verso Santiago di Compostela con malattie curate in modi poco convenzionali…
L’irrazionale conta molto per il regista francese, nella sua vita e nei suoi film. È legato al mistero. “Personalmente ho assistito a miracoli, a partire da quello di “Un homme et une femme”. – ha dichiarato Claude Lelouch – È un film che ho iniziato quasi 60 anni fa, senza sapere come finanziarlo e che ha portato una serie di miracoli: gli attori, le riprese, Cannes, gli Oscar, per culminare nel successo da un giorno all’altro… Speravo in un film non troppo brutto. Alla fine ha fatto il giro del mondo ed è diventato più grande di me. E così, quando assisto a un evento simile, sarei davvero ingrato a non credere nel divino. Anche oggi, guardando tutti i miei film, ho la sensazione che qualcuno mi abbia guidato e mi abbia suggerito le idee. E’ difficile da spiegare, ma è vero. I miei film raccontano storie impossibili che diventano possibili. Sono convinto che tutti crediamo in Dio, che ciascuno l’ha invocato almeno una volta, anche senza crederci. Con gli anni, ci credo sempre di più. Sono andato in sinagoga, in chiesa, mi sono interessato al buddismo e all’Islam. Ho capito che tutti i copioni erano identici e che solo la regia cambiava. Rappresentare Dio sullo schermo non è così complicato, perché penso che sia tra noi. Può fare tutto. A volte cammina accanto a noi indossando i panni di un senzatetto. Cerca di migliorare l’umanità, la sua più bella invenzione.”

Finalement prosegue “Itinéraire d’un enfant gâté” (Una vita non basta) affrontando anche il tema della libertà. Tutti prima o poi sentono, a un certo punto, il desiderio di ricominciare la propria vita, di voler sparire.
Ma Finalement è anche un film sulla solitudine che, in un certo senso, accompagna inevitabilmente la libertà.
Finalement è un film sulla famiglia, dove la famiglia è il cinema. È il cinema che invoglia a leggere, ad ascoltare musica. Quindi nel film c’è il cinema… ma anche il circo! La pellicola, fuori concorso, è ricca di omaggi al cinema, mostrando la forza di alcuni film nella vita degli spettatori. Tra tutti “I ponti di Madison County” di Clint Eastwood, forse la più bella storia d’amore mai filmata. Oppure “La grande illusione”. La scena finale del film di Jean Renoir, nella fattoria, tra Jean Gabin e Dita Parlo è favolosa. Ancora una volta, una storia d’amore che arriva inaspettata e potente.
Lino suona la tromba, Manon il pianoforte. Il personaggio di Marianne Denicourt scrive, suo marito compone. La figlia di Lino vuole diventare cantante e suo figlio regista… Un film sulla creazione. Sull’arte. Sul saper immaginare. Tutti sono artisti. Ci fanno sognare e addolciscono le miserie del quotidiano. Le loro creazioni offrono momenti di tregua indispensabili, rendendo la vita più sopportabile. Anche in dosi eccessive, l’arte non provoca danni collaterali. La musica può essere gustata senza alcun rischio.
In definitiva, il tema principale di Finalementè indicato chiaramente: Tutto ciò che ci accade è per il nostro bene. A 86 anni, questa è l’intima convinzione di Lelouch e il personaggio interpretato da Kad Merad lo esprime alla fine.
In tutti i suoi film il regista ha sempre cercato di capire cosa gli stava succedendo: i matrimoni, i divorzi, gli incidenti, anche quando si è ritrovato sull’orlo del precipizio. E ha davvero la sensazione che tutto quello che è accaduto abbia avuto un senso benefico. Lelouch basandosi sulla sua esperienza personale, crede che questa idea si applichi a tutti, anche nei momenti più crudeli e dolorosi. Se ognuno potesse adottare questa prospettiva, i tormenti della vita sarebbero più facili da accettare.
Finalement è una fiaba musicale, è la storia di una tromba che si innamora di un pianoforte, è la storia di solitudini che si incontrano senza filtri nella follia dei sentimenti.

Finalement
Fuori Concorso
| Regia: | Claude Lelouch |
| Produzione: | Les Films 13, France 2 Cinéma, Laurent Dassault Rond-Point – con il supporto di CANAL+ e la partecipazione di CINÉ+, France Télévisions |
| Durata: | 129’ |
| Lingua: | Francese |
| Paesi: | Francia |
| Interpreti: | Kad Merad, Elsa Zylberstain, Michel Boujenah, Sandrine Bonnaire, Barbara Pravi, Françoise Gillard |
| Sceneggiatura: | Claude Lelouch, Pierre Leroux, Grégoire Lacroix, Valérie Perrin |
| Fotografia: | Maxine Heraud |
| Montaggio: | Stéphane Mazalaigue |
| Scenografia: | Jean-Philippe Petit |
| Costumi: | Christel Birot |
| Musica: | Ibrahim Maalouf |
| Suono: | Harald Maury, Corinne Rozenberg, Sylvie Petat, Christophe Vingtrinier |





