Marriage Story, presentato in concorso, alla 76esima Mostra d’Arte Contemporanea di Venezia, è il ritratto incisivo e compassionevole di un matrimonio che va in pezzi e di una famiglia che resta unita continuando ad amarsi, nonostante tutto e tutti.
Scarlett Johansson e Adam Driver sono una coppia in crisi nel nuovo film di Noah Baumbach, che rilegge le emozioni del suo doloroso divorzio.
Driver interpreta Charlie, regista teatrale geniale e di
talento, sposato con l’attrice Nicole (Johansson), famosa per un teenager movie
girato anni prima ad Hollywood. I due si stanno separando, in un crescendo di
tensione, e dovranno affrontare tutte le difficoltà del caso, compresi i
contrasti per l’affidamento del figlio.
Marriage Story è un’opera
estremamente personale del regista, ma al contempo è diventata qualcosa in cui
tutti hanno messo davvero un pezzo di se stessi. “Mi ha molto commosso
realizzare questo film. – ha raccontato il regista in conferenza stampa – Conosco
piuttosto bene l’argomento essendo passato per un divorzio e, ancora prima, dai
miei ricordi di bambino, in quanto figlio di genitori divorziati. Mi ha aiutato
anche parlare con tanti amici che sono passati attraverso la stessa esperienza
dolorosa.”
Arrivato al secondo giorno di festival in Concorso uno dei titoli più attesi, Marriage story di Noah Baumbach (The Meyerowitz Stories, Giovani si diventa), mette a fuoco un divorzio, come già il suggestivo Il calamaro e la balena (2005), di cui questo è idealmente il contraltare “giovane”. L’autore americano rielabora in parte le esperienze personali del divorzio dalla (ex) moglie Jennifer Jason Leigh che lo hanno segnato poco meno di dieci anni fa. Come l’amore può tramutarsi in incubo giudiziario, esistenziale e umano. A dare un volto e un corpo alla coppia improvvisamente alla deriva, due attori del calibro di Adam Driver (al quarto film con Baumbach) e Scarlett Johansson (al primo film con il regista).
I molti primi piani del film – girato in 35 mm, formato 1.66:1 – sono dichiaratamente ispirati a Persona di Ingmar Bergman. Un contemporaneo Kramer contro Kramer – film molto amato dal regista – o “ Scene da un matrimonio secondo Baumbach”, oppure qualcosa di completamente diverso.
I film come questa sofferta opera sono una cura in alcuni dei momenti più bui della vita e spesso aiutano a capire ciò che si credeva andasse oltre la propria comprensione, sedendosi in una sala cinematografica, lasciando che il meccanismo dell’empatia insito nel cinema agisca su di noi. Il divorzio è la storia che accomuna moltissimi matrimoni, ed è spesso fonte di vergogna e isolamento. Il sistema giuridico che regolamenta il divorzio è inevitabilmente concepito per dividere. Divide le persone, la famiglia, la proprietà e il tempo. Isola ogni singolo individuo all’interno della propria storia e offusca il punto di vista dell’altra persona.
Marriage Story vuole offrire una nuova prospettiva, fare una proposta più generosa. Vuole trovare la storia d’amore all’interno del crollo. La speranza nelle aule di tribunale, in mezzo ai documenti e alle regole.
I film sono un antidoto al divorzio.
Un mondo non di separazione ma di amore.
Marriage Story
Venezia 76 Concorso
Regia: Noah Baumbach
Produzione: Heyday Films (Noah Baumbach, David Heyman), Netflix
Durata: 135’
Lingua: inglese
Paesi: Usa
Interpreti: Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty
Sceneggiatura: Noah Baumbach
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggio: Jennifer Lame
Scenografia: Jade Healy
Costumi: Mark Bridges
Musica: Randy Newman
Suono: Lisa Piñero, Christopher Scarabosio
Effetti visivi: Joe Pancake
Uscita: dal 6 dicembre su Netflix








