Venezia 75 – Il massacro di Peterloo nel nuovo film di Mike Leigh

Mike Leigh torna in concorso alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia con un film, Peterloo, che racconta il passato ma guarda inevitabilmente al presente con una quanto mai attuale riflessione sulla politica, sul valore della democrazia e del suffragio universale.

Il regista di Segreti e bugie porta sullo schermo, dopo una lunga lavorazione, un evento cardine della storia britannica: il 16 Agosto 1819 quella che doveva essere un’assemblea pacifica per chiedere voto e riforme per migliorare le condizioni di vita della popolazione viene repressa nel sangue dalle forze governative. La manifestazione, avvenuta a St Peter’s Fields a Manchester, alla quale parteciparono 60mila persone – tra cui famiglie intere e molte donne e bambini – viene da allora ricordata come Peterloo, richiamando la sconfitta di Napoleone a Waterloo.

In Peterloo Mike Leigh ricostruisce – con perizia e ricerca di autenticità – il clima storico, sociale e politico negli anni successivi alla vittoria di Waterloo. In particolare, la situazione per il popolo non è tra le più rosee a causa della scarsità di lavoro, dei salari che diminuiscono e dei prezzi del pane che lievitano per i raccolti che scarseggiano e le restrizioni sull’importazione dei cereali. Manchester, città natale del regista, soffre ancora di più per la mancanza di rappresentanza in Parlamento. Il cineasta racconta le difficili condizioni dei lavoratori attraverso le storie di una famiglia di operai tessili formata dalla madre, Nellie, dal padre Joshua, dai tre figli Sarah, Robert e Joseph, rimasto traumatizzato dalla battaglia di Waterloo a cui è sopravvissuto.

Il malcontento popolare alimenta lo spirito riformista e i diversi leader, dai più moderati ai più estremi, pianificano l’organizzazione di un’assemblea pacifica in grado di scuotere il governo e il Principe reggente e a prendere atto delle richieste della popolazione di accesso al voto e maggior benessere. Le autorità sono però ben decise a reprimere qualsiasi dissenso e protesta dal basso, anche non violenta, per non aprire le porte del Paese a una rivoluzione che possa seguire le orme di quella francese.

Guardando Peterloo, sceneggiato dallo stesso Leigh, si ha come l’impressione di sfogliare le pagine di un romanzo storico che prende vita sul grande schermo,tratteggiandone i protagonisti, dalla famiglia di operai ai giudici che orchestrarono di fatto il massacro, dai riformisti – tra cui il celebre oratore Henry Hunt (Rory Kinnear) – ai giornalisti coinvolti nell’evento. Grazie spazio è dato ai discorsi e all’arte oratoria dispiegata in tutta la sua pericolosa potenza manipolatoria, ma il culmine del film è certamente raggiunto dalla rappresentazione – con richiami visivi all’arte pittorica – dell’efferata repressione della manifestazione operata dalla cavalleria e dalle milizie scatenate dai giudici su cittadini inermi e innocenti.

Rigoroso e didattico, asciutto ma al contempo epico, Peterloo rammenta la costante tensione tra potere, politica, stampa e popolo: l’indifferenza dei regnanti, l’arte – spesso illusoria – della parola, la difesa dei privilegi da parte di chi detiene il potere, la speranza che la memoria del massacro sia tramandata affidata nel 1819 alla stampa libera e oggi al film di Mike Leigh.