Due atti, due movimenti, due storie diverse nel racconto ma simili tra loro, nella disperata ricerca di qualcosa per riempire i vuoti dell’anima, vanno a formare lo spettacolo andato in scena al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano di Napoli. Sinfonie d’amore del drammaturgo e giornalista Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia per il suo impegno civile, è stato adattato e interpretato da Domenico Orsini insieme a Vincenzo Borrelli, Federica Aiello, Tiziana Tirrito e Umberto Ranieri.
Lo spettacolo si muove tra generi diversi spaziando tra la poesia e il dramma, la farsa e la commedia agrodolce riuscendo così a far ridere e commuovere, lasciandoci pensare e immaginare alla vita come sarebbe potuta essere se.
Andantino patetico è il sottotitolo del primo movimento. Un movimento anche di scena dove gli attori sono chiamati a riorganizzare ogni volta gli spazi teatrali con dei pannelli su ruote a più facce che cambiano tempi e luoghi dando ritmo e leggerezza all’Amor Profano, dove tutto è un se.
Se nessuno dovesse fingere di essere quello che non è per essere accettato, dare amore dove amore non c’è, se Domenico Orsini non dovesse sentire il vuoto dentro solo perché pensato diverso, considerato altro da persone che non riescono ad andare oltre la loro visione ristretta delle cose e delle situazioni. Quelle stesse persone che escono da una chiesa con un bastone in una mano e poche monete nell’altra da tenere ben salde e strette e non darle a delle bambine, gemelle diverse come solo Tiziana Tirrito e Federica Aiello sanno esserlo. Mandate a chiedere l’elemosina da due attori musicisti cantanti, Vincenzo Borrelli e Umberto Ranieri, il gatto e la volpe, che tra una fumata di sigaretta e la richiesta di un piatto di pasta, che la mancanza ci rende deboli, rachitici in certi casi, cercano l’amore di Gelsomina, provano amore per la loro compagna di avventure.

I cinque personaggi in cerca di fama, per colmare la fame mettono in scena spettacoli arrangiati per sbarcare il lunario provando a fare cappello tra il pubblico pagante trovandosi a mani vuote perché nessuno aiuta nessuno e tutti devono fingere di essere altro. Solo gli attori possono essere sinceri perché indossano una maschera, sono la maschera di un pubblico e di una società oramai meschina che riesce solo a ridere delle disgrazie altrui. Di uomini e artisti che devono arrendersi alla triste realtà restando uniti anche di fronte alla verità sbattuta in faccia. Un amore non amore quello che nascerà, che renderà la compagnia ancora più forte. La realtà che porterà all’accettazione di se e degli altri, dei proprio limiti e della forza che tutti noi abbiamo se restiamo uniti anche nelle differenze. Quando restiamo famiglia.

Quando non è la famiglia stessa ad essere però nostra croce, catena, laccio e guinzaglio come nel secondo movimento. Acqua di mare sulle nostre ali di cera, sole che scioglie e fa precipitare in mare aperto. Quando non è semplicemente alibi o scusa, vorrei ma non posso, potrei ma non voglio. Ancora una volta un se, come sarebbe se. Atto secondo, Felice Speranza. Un uomo che insegue la propria Speranza, il proprio desiderio d’amore, di libertà. Domenico Orsini, un uomo senza coraggio, vittima delle sue stesse paure si innamora della speranza, di Speranza, Federica Aiello, nei panni della vicina di casa che esercita uno dei mestieri più antichi del mondo. Per amore suo andrà contro la famiglia, un padre anziano, Umberto Ranieri, che perde colpi, che vuole uscire, che desidera raccontare aneddoti e fatti di quando era chissà chi, una moglie pazza, Tiziana Tirrito forse pazza d’amore, intrappolata anche lei tra il suocero, il marito distante che scrive poesie e un figlio, Vincenzo Borrelli, disabile, voce della verità, costretto sulla carrozzina.

Domenico Orsini rappresenta un uomo che non riesce a uscire dal proprio personaggio. Cantabile senza voce, il sottotitolo dell’atto. Contabile, noioso, colmo di bugie e false soluzioni come una televisione accesa per rimbambire, abbindolare, distrarre, come accade troppo spesso in tutte le famiglie. Se solo avessimo il coraggio delle parole, della verità che non allontana per forza e invece senza voce ci ritroviamo in un angolo a fare gesti estremi, senza senso. Disturbante è la scena dove il padre si libera dalle catene, si vendica del tempo perso e di quello buttato, si illude di una nuova speranza per la Speranza tanto voluta e bramata. Tutto viene suggerito, sussurrato, immaginato e tutto quello che non ci viene mostrato nella nostra testa diventa più grande, terribile, osceno.

Ma sarà davvero quello l’atto finale? La Speranza è l’ultima a morire o continuerà a vivere tra le parole che un poeta innamorato scrive ? L’illusione è tutto nella vita e può lasciare spazio all’amore, al desiderio, alla speranza, perché no, tra le parole di Giuseppe Fava, quelle di Domenico Orsini e quelle di un uomo ancora innamorato di te che trova rifugio nel teatro tra movimenti e sinfonie d’amore.





