Toni Morrison: addio alla voce della cultura africana americana

Il mondo della cultura perde una delle sue rappresentanti più importanti: Toni Morrison.

This was not a story to pass on. Con questa frase volutamente ambigua si chiudono le vicende di Amatissima (1987), il romanzo forse più famoso di Toni Morrison. Scrittrice premio Nobel – prima donna nera a riceverlo –  e simbolo della letteratura africana americana, è venuta a mancare ieri nella sua casa di New York.

Nata a Lorain, in Ohio, nel 1931 come Chloe Anthony Wofford, è stata attrice, ballerina, coreografa, insegnante, editrice e docente universitaria a Princeton. Discendente da schiavi liberati, esordisce con il romanzo The bluest eye (L’occhio più blu), in cui affronta, attraverso la storia di Pecola, vittima dei canoni di bellezza occidentali, il tema dell’identità e dell’adesione al canone di superiorità bianco.

Seguono: Sula (1973) e Song of Solomon (1977) in cui, diversamente dai precedenti, il protagonista è un uomo, e si ritrova il topos del volo come mezzo di liberazione. Tar Baby (1981) mette invece in relazione l’identità nera e quella bianca dell’alta borghesia. È con Beloved (Amatissima) che Toni Morrison diviene nota al grande pubblico, vince il Premio Pulitzer e viene riconosciuta come una delle voci più significative della letteratura africana americana.

La storia vera della schiava Margaret Garner ed il suo estremo atto di amore nei confronti della figlioletta sono il fulcro delle vicende che riguardano un’intera comunità, quella degli schiavi, le sue lotte per la conquista della libertà e le sue tragedie, avvolte da un colpevole e drammatico silenzio.

Il romanzo rappresenta il primo di una trilogia, che prosegue nel 1992 con Jazz, un romanzo in cui emerge prepotentemente il legame della parola scritta con la musica, la tradizione orale e la tematica del viaggio, che occupa da sempre un ruolo centrale nella storia e nella cultura africana americana.

Nello stesso anno dà alle stampe anche il saggio Playing in the dark: whitnesses and the Literary Imagination, un’analisi della letteratura “bianca” americana in cui mette in evidenza la presenza “africana” nelle opere di Poe, Melville, Cather ed Hemingway ovvero come molte delle caratteristiche essenziali della tradizione letteraria statunitense (come i temi della libertà e dell’individualismo, della virilità e dell’innocenza) dipendessero dall’esistenza di una popolazione nera che era manifestamente non libera e finì per rappresentare l’incarnazione delle paure e dei desideri gli autori bianchi. L’anno successivo, il Nobel per la letteratura le viene tributato in quanto “… in racconti caratterizzati da forza visionaria e rilevanza poetica dà vita ad un aspetto essenziale della realtà statunitense”.

Nel 1996 il National Endowment for the Humanities la seleziona per la Jefferson Lecture, il più alto onore del governo federale degli Stati Uniti riservato ad intellettuali che si siano distinti nelle discipline umanistiche. Nello stesso anno riceve la Medal of Distinguished Contribution to American Letters della National Book Foundation.

La terza opera della trilogia, Paradise vede la luce nel 1997. Racconta di Ruby, una cittadina dell’Oklahoma rurale in cui tutti gli abitanti sono neri. Fondata da discendenti di schiavi liberati è una comunità patriarcale che si regge sulla giustizia, sulla legge morale rigidamente applicata e sulla paura.

Negli anni successivi scrive Love (2003), A Mercy (2008) ed alcune storie per bambini a quattro mani con il figlio Slade, che muore di cancro nel 2010. Due anni più tardi, Toni gli dedica Home, storia di un veterano della guerra di Corea che negli anni ’50 cerca di salvare sua sorella dai brutali esperimenti di un dottore bianco. Nel 2012 l’allora Presidente degli Stati Uniti Barak Obama le conferisce la Presidential Medal of Freedom, una delle più alte onorificenze nazionali.

 Infine, nel 2015, viene pubblicato God Help the child in cui torna prepotentemente il “colore” della pelle come elemento fondante della ricerca del proprio posto nel mondo e dei legami affettivi.

Lo stile e le tematiche di Toni Morrison sono estremamente peculiari: le storie non sono mai lineari, vengono costruite intrecciando presente e passato, realtà e magia, dosando gli elementi dei differenti linguaggi (poetico, artistico, musicale).

L’identità, la storia e la cultura della società africana americana, nata dalla deportazione (il Middle Passage, la traversata dell’Atlantico cui erano costretti i neri schiavizzati) nelle piantagioni e dalla lotta per la libertà trovano spazio, attraverso differenti sfumature, in tutti i suoi romanzi.

La Storia – intesa come canone indiscutibile della società occidentale imperialista –  si frammenta in tante storie individuali (his-story e her-story) per ricostruire la coralità della comunità. La musica e la tradizione orale, unici mezzi di espressione dei neri in schiavitù, sono parte integrante della composizione scritta, la visione politica ed etica della scrittura sono elementi fondanti della narrazione, il realismo – talvolta la crudezza degli eventi – si intreccia con ciò che va oltre il mondo sensibile.

Con la scomparsa di Toni Morrison viene meno non solo una scrittrice e saggista fondamentale per la cultura africana americana, ma anche una delle voci più colte, delle personalità più carismatiche e delle penne più dotate della letteratura mondiale.