Preparate pacchi interi di fazzoletti e rotoloni a triplo velo perché in “Storia della mia famiglia”, la nuova miniserie in sei episodi, diretta da Claudio Cupellini e ideata da Filippo Gravino, in onda su Netflix dal 19 febbraio, si piange tantissimo. Ma tranquilli, le risate non mancano, anzi. E c’è spazio anche per una intensa riflessione. Insomma, c’è un po’ di tutto.
Come nella vita.
Al centro della storia c’è Fausto, interpretato da un Eduardo Scarpetta in grandissima forma fisica e attoriale, un trentenne malato terminale che, prima di lasciare questo mondo, cerca di mettere insieme i pezzi della sua famiglia sgangherata al fine principale di assicurare un futuro emotivamente sereno ai suoi due bambini, Libero ed Ercole.
Fausto è una persona vulcanica, come Ercolano, il suo paese d’origine, carismatica, invadente a fin di bene, estremamente coraggiosa e positiva nel suo modo di affrontare la vita e la prossima morte, forse troppo, al punto tale da essere tanto necessaria quanto fastidiosa agli occhi dei suoi familiari e amici più intimi.
Tutti lo amano, tutti lo necessitano per curare le proprie enormi fragilità emotive e, quando il gioco si fa duro e il povero Fausto è più di là che di qua, prima di andare proprio di là, sono praticamente obbligati dallo stesso ad assumersi una enorme responsabilità collettiva e a restare tutti a Roma per il bene dei due bambini.
Questo perché la madre di Libero ed Ercole, la britannica Sarah, Gaia Weiss, ha dei seri disturbi mentali e, pur essendo innamorata di loro, è stata allontanata per i suoi scatti di ira e la sua schizofrenia (mai diagnosticata).
Il problema principale, però, è che i pezzi del microcosmo di Fausto sono davvero difficili da ricomporre.

Andiamo con ordine: al vertice anagrafico c’è sua madre, Lucia, interpretata da una potentissima Vanessa Scalera. Una donna indipendente e apparentemente forte ma in realtà estremamente fragile che, abbandonata dal marito, ha cresciuto da sola i suoi due figli. Ma lo ha fatto molto male, per espressa ammissione sua e dei ragazzi, i quali le hanno sempre contestato di essere incredibilmente egoriferita, perennemente alla ricerca di nuovi fidanzati da accalappiare, oltre che assente e disamorata nei loro confronti.
Poi c’è Valerio, interpretato da Massimiliano Caiazzo, il fratello minore di Fausto. La partenza per Roma del fratello maggiore, riferimento emotivo e fonte di ispirazione (anche in negativo) e la continua assenza genitoriale lo portano a essere frenetico, irascibile e dipendente dalla cocaina.
Ci sono poi i due migliori amici: Demetrio e Maria.
Demetrio (Antonio Gargiulo) è comico nella sua manifesta debolezza e sfigataggine. Dopo aver tentato il suicidio (ma lui dice di no) viene quasi obbligato da Fausto a trasferirsi a Roma a casa sua e a lavorare con lui come agente immobiliare. Da sempre innamorato, ma mai corrisposto, di Maria la quale è invece innamorata, ma diversamente corrisposta, proprio di Fausto.
Maria è interpretata da Cristiana Dell’Anna, a mio avviso la migliore per intensità e delicatezza in un cast in cui tutti svolgono egregiamente la propria parte. Una donna che si prende da sempre cura degli altri per evitare di curare se stessa, che non riesce a nascondere la propria gelosia per Sarah, pur avendo lei stessa rifiutato Fausto in passato.

Ho iniziato la visione della serie immaginando che fosse smielata e in effetti, almeno in parte, lo è. Chiaramente, non può non esserlo con il quadro familiare disastrato che viene proposto. C’è un ragazzo di trent’anni che cresce da solo due figli piccoli perché la moglie è psicopatica e che sta per morire da un momento all’altro. Libro Cuore in salsa Netflix.
Ciò nonostante, il dramma viene alleggerito dalla bravura degli attori, dalla spontaneità dei dialoghi in dialetto che enfatizzano in modo positivo le tante situazioni comiche che si creano (soprattutto nei primi episodi), oltre che da una colonna sonora sulla quale spiccano i Blur e che ha il solo difetto, talvolta, di intromettersi un po’ troppo.
Punto a sfavore: il trucco e il parrucco dei personaggi di Fausto e Sarah nei flashback. Ma perché?
La trama: va proprio dove ci si aspetta che vada, non ci sono grosse sorprese. I personaggi, pur con le loro diversità, sono negativi, insicuri, fragili, egoisti. Barricati nel proprio mondo e nelle proprie inscalfibili certezze, al punto da tentennare di fronte alla responsabilità imposta per aiutare due bambini, pur di non uscire dalla propria zona di confort. Come accade nella vita reale, del resto. Ma tutti, proprio tutti, gli amici, il fratello, la mamma, la moglie, tutti si sforzano di cambiare in meglio, in onore di Fausto che non c’è più, e ci riescono pure. Cosa che invece nella vita reale non sempre accade.
Ma perché non provare a utilizzare anche una serie tv come spunto per migliorare se stessi?
“Storia della mia famiglia” è un prodotto televisivo emotivamente forte, intenso. Evidenzia, sottolinea e cerchia tutte le fragilità e imperfezioni dell’animo umano, avendo cura di mostrare che quello che siamo è dovuto a quello che siamo stati o che abbiamo dovuto sopportare. E dà una speranza: tutti nella vita possiamo migliorare noi stessi e chi ci sta accanto, che sia la nostra famiglia d’origine o quella che ci siamo scelti.
Il mio voto è positivo, 7,5.
Storia della mia famiglia
Paese: Italia
Data di uscita: 19 febbraio 2025
Casa di produzione: Palomar
Distributore: Netflix
Stagioni: 1
Episodi: 6
Durata singolo episodio: 45-50 min ca.
Regia: Claudio Cupellini
Sceneggiatura: Filippo Gravino, Elisa Dondi
Musiche: Giorgio Giampà, Marta Lucchesini





