La domenica, si sa, è il cosiddetto giorno del Signore, quel giorno in cui la vita rallenta e ognuno sente il bisogno di ritargliarsi un angolo che sia tutto per sé.
È così che domenica 30 marzo, prima dell’aperitivo, prima della partita Napoli-Milan, perché il mio cuore è tutto azzurro, insomma domenica pomeriggio ho deciso di farmi un regalo e sono andata alla Sala Ichos a vedere One Day uno spettacolo teatrale, scritto e interpretato dal bravissimo Silvio De Luca, per la regia di Angela Rosa D’Auria, che affonda le sue radici in un tema universale e tragicamente attuale: la violenza domestica.
Al mio arrivo la sala è letteralmente gremita ed è stato addirittura necessario aggiungere delle sedute nella corsia centrale per far accomodare le persone. Il pubblico un po’ stipato in questa piccola ma accogliente sala, si guarda intorno impaziente, la scena è aperta ma gli attori non si vedono.
D’improvviso cala il buio, la voce di uomo arriva dalle nostre spalle, è Kaos, il nostro protagonista che guadagna il palco facendosi strada attraverso il pubblico, quel pubblico che si trasforma per un momento in un elemento fondamentale del racconto e a sua insaputa assume il ruolo di una platea di compagni che stanno presenziando ad un comizio.
È così che inizia il nostro viaggio nella storia di una giovane coppia, entrambi militanti di partito, iscritti alla stessa sezione, il posto galeotto dove nasce il loro amore, quell’amore che progressivamente si trasforma in un incubo.
La dinamica del rapporto, inizialmente felice e spensierato, si spezza quando l’uomo, sotto la superficie di un compagno affettuoso, rivela la sua natura violenta e la protagonista si ritrova, suo malgrado, intrappolata in un ciclo di paura e manipolazione
A fare da sottofondo, la voce della bravissima Sara Missaglia che, attraverso una radio, scandisce il tempo della storia. Per ogni anno, dal 1979 al 1986, trasmette sempre nello stesso giorno, il giorno del matrimonio di Kaos e Teti, gli eventi delle lotte di partito in Italia, creando una sorta di contrappunto storico e sociale a ciò che accade sul palco.
Così con le sue notizie, i dibattiti politici e le lotte ideologiche, la radio diventa quasi un altro personaggio, uno specchio del contesto politico e sociale italiano che, in qualche modo, si riflette nella vita privata dei protagonisti.
One Day è uno spettacolo che, attraverso una narrazione intensa e incredibilmente veritiera, ci immerge in una realtà familiare distrutta dalla violenza e dalla paura. La trama, come vi ho già rivelato, si sviluppa intorno a tre personaggi principali: un marito violento, una moglie sottomessa, e l’amica che, con coraggio, cerca di aiutare Teti a sfuggire alla morsa opprimente della sua relazione.
La scena è corredata da spazi di sospensione, dove i silenzi e le pause, insieme ai rumori e alle voci provenienti dalla radio, accentuano l’angoscia dei personaggi e la frustrazione di una realtà che non sembra voler cambiare.
Kaos, il marito, interpretato con una forza inquietante e con grande intensità da Silvio De Luca, è l’emblema della violenza silenziosa che persiste per anni, con quel suo modo a volte carezzevole, altre violento e minaccioso, di rivolgersi alla moglie.
Dal canto suo Francesca Ciardiello con una meravigliosa interpretazione, a tratti leggera e delicata, a tratti angosciata e struggente, presta il corpo, la voce e l’anima alla nostra Teti, a quella moglie, emblema di tutte le donne sottomesse dal proprio compagno, che sembra avvolta da un’invisibile catena e resta immobile, incapace di reagire. Il risvolto di questa triste storia sembra già disegnato e vicino alla catastrofe ma per fortuna Teti ha una grande alleata, la sua amica Diana, interpretata dalla bravissima Alessia Sanchez che con la sua pacata imponenza si frappone tra l’amica e il marito incarnando, di fatto, quella speranza che sembrava perduta per sempre. È lei che, con il suo amore, la sua amicizia e la sua lealtà , scardina l’immobilismo e porta luce nell’oscurità
One Day è uno spettacolo in grado di scatenare emozioni intense e contrastanti, l’umanizzazione dei personaggi e la messa in scena delle loro lotte interne suscitano una connessione emotiva che spinge lo spettatore a provare compassione e desiderio di giustizia, almeno cosi è stato per me.
Il pubblico è rimasto sospeso per tutta la durata della piece. In sala si percepiva quel senso di attesa impaziente, quel desiderio inconscio di accelerare gli eventi per scoprire il prima possibile come andranno a finire le cose. Ma è difficile restare indifferenti guardando una persona intrappolata in un ciclo di violenza senza via di fuga, perché è un’esperienza che non riguarda solo i protagonisti di uno spettacolo, ma si riflette nella realtà di molte persone.
Lo spettacolo dunque non è solo una storia di violenza, ma un potente monito contro l’indifferenza, un invito a riflettere sul nostro ruolo di spettatori di una realtà che troppo spesso ignoriamo. Il parallelismo con le vicende politiche degli anni ’80 suggerisce, a mio avviso, che la violenza, sia essa privata o pubblica, trova sempre terreno fertile in un mondo che ha difficoltà a fare i conti con il proprio disordine interiore.
One Day non si limita a raccontare una storia, ma provoca, scuote e invita alla riflessione, facendo emergere le contraddizioni di una società che fatica a combattere contro le sue ingiustizie più radicate.
Con Silvio de Luca
Francesca Ciardiello
Alessia Sanchez
Voce Off Sara Missaglia
Regia Angela Rosa D’Auria
Assistente alla regia Marco Napolitano
Scene Sara Manzo
Costumi Fabiana Amato
Co-produzione Mudra Arti dello Spettacolo
Lo spettacolo è stato sostenuto da una campagna di crowfounding che ne ha permesso la realizzazione.
Si ringrazia Vittoria Sanseverino per le foto





