Ritorno a Casa: il magistrale Pinter di Massimo Popolizio

Udine, Teatro Giovanni da Udine – Senza troppi giri di parole, “Ritorno a casa” di/con Massimo Popolizio è uno spettacolo che trasuda di piacere teatrale: un appagamento che si nutre di una grandissima prova del suo interprete principale nella quale il peso e la sostanza della voce accompagnano magistralmente le anse emotive del personaggio e una gestione mimico/gestuale che sembra la naturale risposta alla sua personalità, anziché il frutto di un “semplice” percorso di costruzione tecnico/teorica.

 

I meritatissimi applausi finali sono in gran parte rivolti alla sua eccezionale performance – che costruisce un capofamiglia cinico, incattivito, umorale, violento, con una maestria raffinata che evita il pericolosissimo crinale dell’autocompiacimento – e a un cast (bravissimi tutti: Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale, Giorgia Salari) che sorregge benissimo l’architettura narrativo-psicologica imposta da Harold Pinter nella sua pièce.

 

La storia narra il ritorno di Teddy, un professore di filosofia che vive in America, nella sua casa di famiglia a Londra insieme alla moglie Ruth. Qui ritrova il padre Max, lo zio e i due fratelli, che vivono in un clima di brutale aggressività e tensione misogina. Inaspettatamente, la famiglia propone a Ruth di restare con loro come prostituta; il finale sarà spiazzante.

L’attenzione a ogni aspetto dell’allestimento risulta matura e minuziosa: colpiscono, per esempio, le scene Maurizio Balò, che non sono solo un’ipotesi ambientale appoggiata allo sfondo, come capita in troppi spettacoli, ma definiscono i contorni dell’immobilità, del decadimento, della spigolosità e delle ombre fuori scena propri di questa famiglia (lo specchio ossidato; le scale che rimandano ai fuori campo; …).  Anche le luci di Luigi Biondi intervengono con capacità di essere, alternativamente, accompagnatori dell’evidenza ovvero sottolineature di ciò che accade.

 

In questo senso, quello che è messo in risalto nello spazio teatrale è solo un segmento sospeso di una retta, che affonda in un passato di sviluppo canceroso, operante tra le mura domestiche così come nelle anguste pieghe del sé; un momento che prosegue in un futuro altrettanto alterato e sbilanciato, al limite tra menzogne e verità dette sempre in un fuori tempo/fuori luogo che imballa e sballa le relazioni interpersonali, creando, nello spettatore, una giostra di sensazioni e reazioni ambivalenti (divertimento a denti stretti, disagio, colpevole vicinanza o naturale allontanamento, …).

Il Massimo Popolizio regista riesce a sottolineare con efficacissima resa sia la prima parte, che vive in un disturbante (dis)equilibrio ruotante attorno alla figura del padre, sia la seconda che sfocia in un ribaltamento di logica di potere dove i vincitori – giocoforza a confronto con un elemento femminile estraneo – diventano gli inconsapevoli perdenti. Lo fa rendendo le pause pinteriane non come banali nonsense, ma come momenti capaci di essere vere e proprie parentesi di sintesi di atti e dinamiche sottese alla costruzione evolutiva e psicologica del personaggio.

Questo “Ritorno a Casa” mette perfettamente in luce la ruggine di un certo sistema familiare nella mancata capacità/sensibilità di ascolto e di accoglimento delle evoluzioni e delle differenze e la sua (auto)narrazione troppo spesso distorta; inoltre fa emergere come i sistemi basati sulla forza e sull’istinto prima o poi siano destinati a fallire nel normale confronto con l’imprevisto e con una determinazione basata sull’intelligenza.

Ritorno a casa
di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
regia Massimo Popolizio
con Massimo Popolizio
e con (in ordine alfabetico) Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale, Giorgia Salari
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca e Antonio Marras
luci Luigi Biondi
suono Alessandro Saviozzi
produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in collaborazione con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Fabriano

durata: 100 min. atto unico