Residui di Gianluca Grignani

 

“Residui di Rock’n’roll“

Torna Gianluca Grignani al Duel di Napoli e cammino a due passi da terra leggero quasi come una piuma pensando che dopo tanti anni e avendolo seguito soprattutto a distanza andrò a sentirlo con la maglietta più rock che possiedo e sbaglio anche la strada.
Gli amori sono così, vanno e vengono, fanno dei giri immensi e poi ritornano e quando qualcuno è più famoso di Gesù non puoi fare altro che amarlo sempre un po’, anche se qualche volta esagera.

I concerti sono belli tutti, eppure su Gianluca sento ripetere le stesse cose e riguardano quasi sempre La fabbrica di plastica e i suoi problemi personali, quelli degli ultimi anni. Come se non avessimo tutti dei problemi personali, qualcuno non solo negli ultimi anni, e qualcuno se lo sogna di scrivere un album come quello del cantautore milanese.
Con quei sorrisi un po’ saccenti, a volte sarcastici, si domandano se riuscirà ad arrivare a fine concerto. Qualcuno vorrebbe che fosse solo quello di Destinazione paradiso, granitico e uguale a sé, qualcuno ancora si chiede come sia possibile realizzare un disco rock psichedelico dopo La mia storia tra le dita. Dove è finito quel bel ragazzo che cantava a Sanremo. Sempre come se noi fossimo gli stessi di quando Pippo Baudo lo prendeva in giro perché stava con un maglione sull’Ariston, qualcuno forse è rimasto lo stesso, ma questo è un suo gravissimo problema. Non certo una responsabilità di Gianluca Grignani.

Che se stiamo ancora qui a parlare della fabbrica ci sarà un motivo, ma la mia domanda vera è perché questi sorrisi cattivi, questi sguardi di chi sa come va il mondo e ha capito tutto della vita.
I concerti sono tutti belli ma Grignani proprio no. Con questa frase mi ha lasciato un amico, presunto tale, quando gli ho detto che la sera sarei andato al Duel a sentire residui di rock’n’roll, residui di Gianluca, quel che resta di lui. Quel tanto che ancora ha da dare.
E quando il concerto è finito ho capito gli sguardi e i sorrisi e le mezze frasi, dopo un’ora di pezzi immortali in chiave rock cantati da tutti, tutti insieme, ho avuto un’allucinazione e la verità bisogna ammetterla e già. Gianluca Grignani è sul palco con tutte le sue fragilità. Le sue debolezze sono lì con lui, senza costruzioni, falsi moralismi, impostazioni o imposizioni vari. Questo non ci piace, non vogliamo vedere l’uomo, vogliamo vedere il pupazzo dentro alla vetrina del negozio di giocattoli.
Non c’è niente di perfetto in Gianluca Grignani e questo ci spaventa, non abbiamo sicurezze e punti fermi, quelli che avevamo si spostano di lato. Quando pensiamo se riuscirà o meno a finire il concerto, stiamo pensando a noi, alle nostre insicurezze, alle nostre domande, perché non sappiamo come andrà a finire quel nostro progetto e se riusciremo a portare a termine quel lavoro che tanto non torna. Siamo di noi stessi il nostro peggior nemico e Gianluca lo ha confessato tanto tempo fa e questo non ci piace. Non sono una persona equilibrata ed ho l’anima sdoppiata che ogni tanto viene su . È il nostro Joker italiano, che da trent’anni ci racconta di quanto siamo dei prodotti ben plastificati nella fabbrica dove viviamo e di quanto le sue debolezze siano le nostre. Uguali e diversi. Tutti uguali e diversi da me.

Su quel palco con lui ci sono almeno sei musicisti, quelli che riesco a contare, eppure è come se fosse da solo, sempre e soltanto. Come quando ospite a Sanremo nel duetto con Irama ha conquistato il palco, anche quella sera c’era solo lui e nessun altro perché non fa la rock star, è una rock star. Tutto gli è concesso Poi son cazzi suoi
Questo è il prezzo del successo! . Ha sempre pagato tutto e a noi non ci piace che qualcuno paghi per quello che ha fatto, in questa Italietta allo sbando non ci piace che qualcuno si assuma le responsabilità delle proprie azioni e dica ecco che io a volte esagero, perché questo vorrebbe dire guardarsi allo specchio e prendere coscienza di sé stessi, della proprio umanità, a volte sbagliata.
Se un giorno dovessi avere una figlia vorrei chiamarla Fanny, proprio così. Con un nome straniero. Fratello di strada son sicuro che tu mi capisci.

 

 

Scaletta Napoli
Romantico rock show
Rok star
Baby Revolution
Falco a metà
Ribellione
A volte esagero
La canzone
Little Man
L’allucinazione
Cammina nel sole
La fabbrica di plastica
Destinazione paradiso
The Joker
La mia storia tra le dita
L’aiula