Ambientato in una Napoli popolare, contemporanea e profondamente religiosa, Padrenostro di Sabrina Efionayi è un romanzo che parla delle prigioni invisibili costruite dal patriarcato e dalla religione, pur dando voce al tempo stesso alle forme di ribellione e alla resistenza per spezzare le sbarre ideologiche di questi sistemi.
La critica che Efionayi muove alle dinamiche familiari e comunitarie conservatrici non è solo una denuncia delle ingiustizie subite dalle donne, ma anche una riflessione più ampia sulla repressione che colpisce chiunque non si conformi ai rigidi schemi della visione cis-eteronormativa. In un mondo che vuole controllare i corpi e i desideri, l’autodeterminazione femminista e l’orgoglio queer emergono come le uniche risposte possibili, capaci di sovvertire queste dinamiche oppressive e di offrire un futuro in cui l’identità e la libertà siano al centro della vita di ciascuno.
Patriarcato e religione: il controllo sui corpi e sulle scelte
Padrenostro è molto più di una semplice storia familiare: è una denuncia delle dinamiche sociali e sistemiche che ancora oggi opprimono le donne e la comunità LGBTQIA+; il libro racconta la storia della famiglia Caiazzo, devota e osservante, dove la religione è utilizzata come strumento di controllo sociale e familiare. Attraverso la vicenda della giovane Elisa, “Padrenostro” ci invita ad esplorare come la religione e il patriarcato possano intersecarsi per limitare l’autodeterminazione delle persone, il libero esercizio della propria identità e alimentare la tossicità di determinati ambienti e contesti, soprattutto se degradati e culturalmente votati al perseguimento di bieche dinamiche oppressive.
Al centro della narrazione troviamo Vincenzo Caiazzo, il capofamiglia, figura patriarcale autoritaria che esercita il proprio potere attraverso la rigida applicazione di precetti religiosi. In casa Caiazzo, la religione non è una fonte di conforto o di liberazione, ma una gabbia dorata che giustifica la sottomissione e il controllo. Vincenzo non solo impone le sue regole alla moglie Marianella, ma soffoca le aspirazioni della figlia Elisa, che vorrebbe vivere una vita più autonoma e libera. La religione, qui, diventa uno strumento di oppressione: ciò che dovrebbe promuovere l’amore e la spiritualità si trasforma in un’arma per preservare il dominio maschile, soffocando i desideri, i sogni e la libertà delle donne e non solo.
Marianella, costretta a sottomettersi al ruolo di moglie devota e madre, incarna la figura della donna che accetta la propria condizione senza mai ribellarsi. La sua vita è interamente regolata dalla fede, ma la fede, in questo caso, è distorta dal patriarcato, che la usa per legittimare l’autorità maschile e il controllo sociale. Vincenzo rappresenta quel tipo di potere maschile che si serve della religione per affermare la propria autorità, rifiutando ogni possibilità di confronto o dialogo.
La figura femminile in questa realtà è vista quasi esclusivamente come devota e servile, una custode silenziosa delle tradizioni e dei doveri familiari. Marianella, ad esempio, viene tratteggiata come una donna che ha accettato la propria condizione senza mai mettere in discussione l’autorità del marito, rinunciando così alla propria autodeterminazione.
D’altro canto, il percorso di autodeterminazione di Elisa rappresenta un simbolo di ribellione, seppur sofferto, verso queste costrizioni. Il desiderio di Elisa di vivere una vita diversa, di esplorare la propria sessualità e indipendenza, è un atto di coraggio che, nel contesto di una famiglia e di una comunità tanto rigide, assume una dimensione rivoluzionaria. La sua figura diventa così un esempio di resistenza silenziosa, ma potente, contro il soffocamento di un sistema che non le permette di essere libera.
La lotta di Elisa è la lotta di molte donne che trovano il coraggio di rompere il silenzio e rivendicare il proprio diritto di esistere al di fuori degli schemi imposti da una società patriarcale, che si cela dietro la facciata della religione e della moralità. Questo romanzo diventa, così, un manifesto per tutte le persone che cercano di liberarsi dalle catene invisibili del patriarcato e della norma eteronormativa, una chiamata a resistere e a rivendicare il diritto di essere libere e autentiche.
Il femminismo intersezionale e l’orgoglio queer sono risposte alla repressione: anche se il testo non affronta esplicitamente le questioni LGBTQIA+, è chiaro che le stesse dinamiche oppressive che soffocano le donne sono utilizzate per schiacciare chiunque esprima una sessualità o identità di genere non conforme.
Il romanzo di Efionayi ci invita a riflettere sulla necessità di creare spazi di accettazione e libertà, dove l’identità individuale non sia più soggetta a controllo o repressione.
Il femminismo e l’orgoglio queer, in questo senso, sono le chiavi per scardinare le dinamiche oppressive e costruire una società dove l’autodeterminazione non sia vista come una minaccia, ma come un diritto inalienabile.

Padrenostro
Autore: Sabrina Efionayi
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2024
Appuntamento a Ricomincio dai Libri Sabato 28 settembre alle 12.30, alla Sala dei Catasti Sabrina Efionayi dialoga con Ida Mazzarella





