Solitudini digitali, corpi performativi e identità post mortem nel libro di Raffaele Cars “Racconti per assecondare la malinconia”
C’è una malinconia che consola. E poi c’è quella che mette a nudo.
“Racconti per assecondare la malinconia” di Raffaele Cars appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è una raccolta che accarezza la nostalgia: è un libro che osserva il presente con lucidità quasi clinica, infilando le dita nelle crepe della nostra epoca iperconnessa.
Quella che Cars mette in scena non è semplicemente la solitudine. È la solitudine governata dall’algoritmo.
Il tempo che non inizia mai
Nel racconto d’apertura seguiamo un protagonista che sogna di aprire un canale YouTube. Vuole intervistare trapezisti, parlare di delfini, scoprire nuove Americhe. Ha idee, appunti, entusiasmo.
Ma non comincia mai.
La sua vita è un continuo preambolo. Una prova generale permanente. La videocamera accesa e subito spenta. Il progetto rimandato a domani. Il futuro come promessa infinita.
Il gesto simbolico arriva quando stacca l’orologio dal muro e lo getta nella spazzatura. Se il tempo è banale, forse lo è anche la vita che misura. È un momento piccolo, quasi comico, eppure rivela il cuore del libro: l’incapacità contemporanea di attraversare davvero il tempo.
In “Anche oggi tutto ok” Cars intercetta con precisione quella condizione diffusa per cui siamo sempre “sul punto di”… sempre pronti a iniziare qualcosa che non inizierà. Consumiamo tutorial su come vivere meglio, ma non viviamo.

Il corpo come prestazione
Con “Invito a cena” la malinconia si deforma in grottesco.
Un uomo vive per le notifiche di un forum. Si allena, si misura, si disciplina. Il corpo diventa un dossier tecnico: massa grassa, tonicità, parametri ematici. Essere desiderabili è una questione di requisiti.
Qui Cars compie un’operazione feroce: prende la cultura della performance — palestra, biohacking, ottimizzazione continua — e la porta all’estremo, trasformandola in un rituale cannibalesco. La carne diventa oggetto, nutrimento, spettacolo.
Non è semplice shock narrativo. È metafora. Se il corpo è un curriculum, se l’identità è un profilo, se l’amore è una candidatura, allora la relazione non è più incontro ma selezione. Cars mostra la logica del consumo applicata al desiderio. E il risultato è disturbante proprio perché riconoscibile.
Sopravvivere come contenuto
Il racconto più potente è “Il dolore altrui“. Un ragazzo scopre di avere una malattia cardiaca terminale. La sua paura non è solo la morte, ma l’idea di scomparire. Di non lasciare traccia.
La soluzione che immagina è semplice e terribile: programmare post sui social da pubblicare dopo la sua morte. Selfie con sconosciuti, con il medico, con il salumiere, con il guardiano del cimitero. Una presenza digitale postuma.
Qui Cars intercetta un nodo culturale decisivo: l’identità contemporanea è archivio. Siamo collezioni di immagini, aggiornamenti, timestamp.
La memoria non è più affidata al racconto orale o alla fotografia ingiallita, ma all’algoritmo.
Il protagonista non vuole solo essere ricordato. Vuole continuare a comparire nel feed.
È una forma di immortalità fragile e potentissima insieme. Non una sopravvivenza spirituale, ma una persistenza digitale.

La malinconia come lente, non come posa
La forza del libro sta nel tono. Cars scrive con una lingua apparentemente semplice, quasi parlata. Dialoghi secchi, pensieri frammentati, ripetizioni ossessive. Ma sotto questa superficie c’è un controllo rigoroso del ritmo.
Il lettore entra con facilità. Poi viene spiazzato. Poi colpito.
La malinconia del titolo non è estetica da filtro vintage. È consapevolezza della fragilità. È lo sguardo di chi sa che la visibilità non coincide con la presenza, e che accumulare immagini non significa abitare davvero il proprio tempo.
Anatomia di un presente
“Racconti per assecondare la malinconia” non è solo una raccolta di storie individuali. È un ritratto collettivo.
Dentro ci sono la paura di non essere abbastanza, l’ossessione per il corpo performante, la necessità di essere guardati, il terrore di sparire, l’incapacità di attraversare il dolore altrui.
Cars non giudica i suoi personaggi. Li osserva mentre cercano disperatamente una forma di permanenza. E nel farlo, finisce per raccontare tutti noi.
Alla fine resta una domanda che suona come una diagnosi: se la tua vita diventasse un archivio, cosa resterebbe di te oltre le notifiche?

Titolo: Racconti per assecondare la malinconia
Anno pubblicazione: 2025
Editore: Homo Scrivens s.r.l.
Autore: Raffaele Cars
Lingua: Italiano





