Il nuovo docufilm di Francesco Lettieri su Pino Daniele riesce ad emozionare, regalando allo spettatore quella sensazione di autentica intimità che Pino stesso provava impugnando la sua chitarra.

La domanda che ci si pone alla notizia dell’uscita dell’ennesimo documentario su Pino Daniele è scontata: riuscirà a trasmettere nuove emozioni? C’è ancora qualcosa da dire a proposito di quello che per i napoletani è un eroe mitologico, un dio, la trasmutazione in versi della stessa Partenope, come solo pochissimi prima di lui sono riusciti a essere.
Le canzoni le conosciamo tutte a memoria, sia le vecchie che le recenti, la sua storia personale pure. Da buoni “pinofili”, sappiamo che è stato cresciuto non in famiglia ma con le zie, sappiamo di come abbia avvicinato il già celebre James Senese, dell’amicizia con Troisi e tanti altri aneddoti ancora.
Ciò nonostante, la risposta alla domanda è: sì.
Sì perché a farlo è uno dei più brillanti registi contemporanei, Francesco Lettieri, e poi perché Pino è magico.
Pur essendo un uomo dei suoi tempi, i suoi versi sono più che mai attuali, il patrimonio umano e musicale che ha lasciato ai posteri è di una vastità disarmante.
Lettieri è riuscito con intelligenza ad utilizzare al meglio il tanto materiale inedito e personale messo a disposizione dal primogenito di Pino, Alessandro, che ha aperto le porte della sua fondazione.
Il docufilm Pino, prodotto da Groenlandia, Lucky Red e Tartare Film (in collaborazione con Netflix e Tim Vision) nelle sale cinematografiche dal 31 marzo al 2 aprile, parte proprio dalla ricerca che Alessandro e il giornalista Federico Vacalebre fanno di un possibile brano inedito navigando nell’oceano musicale che l’autore ha lasciato.
Le testimonianze di amici nonché colleghi musicisti di vecchia data sono tante e piacevoli da ascoltare, da Enzo Avitabile a Tony Esposito, anche perché la gran parte di esse è solo audio e non accompagnata da immagini.

Al centro della storia c’è solo Pinotto.
L’abile regia ci permette di immergerci prima nella sua giovinezza tra Santa Maria la Nova e i tentativi di creare una band, poi negli anni Settanta e nel successo dei primi album, fino alla sublimazione del concerto di Piazza Plebiscito del 1981.
Francesco Lettieri ha raggiunto la notorietà realizzando videoclip musicali per Calcutta e Liberato, tra gli altri. Ma vuoi mettere avere l’opportunità di lavorare su brani come Cammina, cammina oppure Chillo è nu buono guaglione? Lettieri probabilmente la sogna da una vita, non può farsela sfuggire per niente al mondo e inserisce all’interno del racconto dei veri e propri gioielli.
Pino è un prodotto autentico, mai forzato. Il racconto per immagini del regista è forte, emozionante.
Ma quel che più emoziona è ovviamente la colonna sonora. Le note di alcune tra le più belle canzoni di Pino riuscirebbero a far venire i brividi anche al loro miliardesimo ascolto.
È qualcosa di indescrivibile.
Puoi pensare di averne abbastanza di Napul’è ma non puoi far altro che ricrederti sistematicamente quando attacca la seconda strofa.
Vedi il volto di un ragazzone felice ma terrorizzato davanti a duecentomila persone che intonano i suoi versi, che ormai sono anche i loro versi, e ti viene il “freddo addosso”.
E sei contento, perché Pino Daniele riesce a parlare a te come a chi ti sta a fianco in sala. Parlava ai tuoi genitori, a quei ragazzi degli anni Settanta, e parlerà ai tuoi nipoti.
Perché Pino è magico, Pino è eterno.





