Oscar 2018: la vittoria di Guillermo del Toro è l’inclusione

La 90esima edizione degli Oscar si è conclusa con la doppia vittoria de La forma dell’acqua di Guillermo del Toro come miglior film e regia (in tutto 4 statuette, con miglior colonna sonora di Desplat e migliori scenografie). Tutto era iniziato alla Mostra del Cinema di Venezia, quando la presidente di giuria Annette Bening aveva consegnato il Leone d’Oro al regista messicano. È stato invece il di lei marito Warren Beatty a suggellare la consacrazione all’Oscar del film che, lavorando con i generi cinematografici, invoca l’inclusione, l’accettazione del diverso, la supremazia dell’amore sull’odio, la paura, l’intolleranza, la smania di potere e denaro.

Insomma, è il film manifesto più giusto per la notte delle stelle numero 90, che ha onorato i movimenti #MeToo e Times’s Up attraverso la presenza sul palco di tre vittime e accusatrici di Harvey Weinstein come Annabella Sciorra, Ashley Judd e Salma Hayek.

 

Oscar 2018 vincitore Guillermo del Toro con la forma dell'acqua

Non c’è Casey Affleck a premiare la migliore attrice, come già era previsto, ma l’accoppiata Jennifer Lawrence e Jodie Foster: la vincitrice annunciata Frances McDormand (per Tre manifesti a Ebbing Missouri) si rivolge a tutte le donne nominate in sala perché si alzino insieme a lei, incoraggiando i produttori di Hollywood ad ascoltare e soprattutto finanziare di più i progetti al femminile. È la stessa attrice, ora due volte premio Oscar, a lanciare una proposta concreta al termine del discorso: “inclusion rider”, clausola che gli interpreti possono far inserire nei propri contratti prevedendo maggiore rappresentanza e diversità nel cast e nella crew del film.

Una cerimonia così attenta ad andare sul sicuro da regalare poche emozioni e sussulti: impeccabili i montaggi che hanno reso omaggio ai 90 anni dell’Academy e alle migliori interpretazioni maschili e femminili, protagoniste e supporting. Più spiazzante e istituzionale quello in onore delle forze armate. Ironico con moderazione Jimmy Kimmel nel suo monologo d’apertura – “l’Oscar è l’uomo ideale per Hollywood perché tiene le mani bene in vista e non ha gli attributi” – che cita Weinstein e il vicepresidente Usa Mike Pence e mette in palio un Jet Ski all’autore del discorso di ringraziamento più breve. Gag simpatica, ripresa da alcuni vincitori (per la cronaca a vincere è Mark Bridges, costumista de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, purtroppo unico riconoscimento al film).

 

Oscar 2018 i vincitori Sam Rockwell, Alison Janney, Frances McDormand, Gary Oldman

 

Meno riuscita l’incursione – guidata dal presentatore – di alcune star nel cinema in una sala cinematografica accanto al Kodak Theatre. Gli ascolti non lo premiamo: è la cerimonia meno vista di sempre, ormai in calo progressivo da quattro anni. Non aiutano, del resto, film nominati dal ridotto appeal commerciale e una certa prevedibilità nei verdetti finali. Sono in molti ad augurarsi per la prossima edizione una pioggia di nomination per Black Panther, che sta sbancando al box office e convincendo la critica.

L’Italia può dirsi soddisfatta dell’atteso Oscar per la sceneggiatura non originale di Chiamami col tuo nome andata a James Ivory, il vincitore più anziano di sempre con i suoi quasi 90 anni ma anche più trendy: la sua camicia con il volto di Timothée Chalamet ha conquistato il web. Festeggiano Alison Janney, migliore attrice non protagonista per Tonya, il migliore attore Gary Oldman (L’ora più buia) che dedica il premio alla madre 99enne e Roger Deakins che, dopo 14 candidature, centra l’obiettivo con la fotografia di Blade Runner 2049.

Jordan Peele bissa il Wga con l’Oscar alla sceneggiatura originale per Scappa – Get Out. La sua vittoria su Martin McDonagh ha decretato la sconfitta di Tre manifesti a Ebbing Missouri, che si porta a casa solo i premi per le interpretazioni di Sam Rockwell (attore non protagonista) e Frances McDormand. Dunkirk ottiene le due statuette tecniche per il suono e quella più prestigiosa per il montaggio di Lee Smith. Il Cile arriva al successo per la prima volta con Una donna fantastica e Coco trionfa anche per la miglior canzone originale, Remember Me, interpretata durante la cerimonia anche da Gael Garcia Bernal.

Sarà piaciuta al presidente Trump tutta questa attenzione per il Messico? Guillermo del Toro, che affianca gli amigos Inarritu e Cuaron sul trono dei registi, chiude la serata invitando i giovani filemaker a inseguire i loro sogni, raccontando – perché no – la realtà anche attraverso gli occhi del fantasy.

Tutti i vincitori degli Oscar 2018 sono sul sito dell’Academy