Migrare in casa: crisi climatica, sopravvivenza e cambiamento

Migrare in casa di Virginia Della Sala, pubblicato da Edizioni Ambiente, descrive con uno stile asciutto ed un taglio squisitamente giornalistico la crisi climatica in atto.

Articolato in quattro parti (Il Paese Fragile, Il Clima non fa sconti, Abitare il cambiamento, Clima e istituzioni: il gioco delle tre carte), e accompagnato da prefazione di Marco Travaglio e postfazione di Stefano Ciafani, mostra con sguardo disincantato quanto i fenomeni “naturali” abbiano ricadute sociali.

Virginia Della Sala, è “una delle più giovani e più brave giornaliste del Fatto Quotidiano, che raccoglie le storie e i numeri di un territorio al collasso e di una politica immobile” (dalla prefazione di Marco Travaglio), non c’è giudizio o partigianeria nella sua scrittura, solo la descrizione – con dati alla mano e l’avallo di esperti, studiosi e scienziati – di una lunga catena di fatti, cifre e fenomeni, naturali e non, e dell’impatto che hanno sulla vita delle persone.

L’identificazione, per esempio, dei “migranti climatici”, cioè di coloro che lasciano la propria terra d’origine perché le condizioni climatiche l’hanno resa inospitale, e la consapevolezza che tale definizione possa applicarsi a chiunque. Il concetto di migrante si collega, spesso, all’immagine di persone stipate su imbarcazioni di fortuna, che attraversano il Mediterraneo. Ma migranti climatici – inconsapevoli – erano anche i sopravvissuti dell’inondazione che nel 1966 spazzò via Ischiazza, Maso e Rover, che furono costretti a trasferirsi nell’insediamento tra le frazioni di Barcatta e Casanova conosciuto come Villaggio, realizzato con le offerte della Croce Rossa Elvetica e della Regione Trentino-Alto Adige.

Nel corso delle pagine Migrare in casa descrive le radici storiche di quello che oggi si chiama Climate Change ma che proviene da anni di incuria, dall’ignoranza e talvolta dal deliberato scempio del territorio per profitto personale. E soprattutto mette in evidenza quanto tutto questo abbia un ruolo centrale nell’economia, quanti soldi, in sostanza, costi la crisi climatica a tutti noi. Dall’affanno dell’agricoltura, all’aumento dei costi e degli investimenti necessari per attività come l’allevamento o la produzione avicola, passando per la domanda cardine in qualunque inchiesta giornalistica: cui prodest? Chi trae profitto e vantaggio da questa situazione?

Il consumo di suolo, la concentrazione nelle grandi città che è favorita dal desiderio di speculazione più che da reali necessità, il business legato al “dopo” catastrofe, l’assurdo aggrapparsi a modelli di produzione o attività economiche che dipendono dal clima (come le stazioni sciistiche) invece che cercare vie di sviluppo compatibil col cambiamento in atto, l’immobilismo politico che a tratti si trasforma in stallo deliberato coscientemente sono fattori che trovano in Migrare in casa una propria trattazione.

Tra i suoi pregi c’è un apparato bibliografico poderoso, con riferimenti sempre puntuali, ma soprattutto il saper rendere comprensibili fenomeni complessi attraverso la spiegazione in termini semplici di concenti estremamente articolati. Cosa è un hot spot climatico o una bolla di calore urbano, cosa significa tropicalizzazione e perché non è la definizione di ciò che sta accadendo nel Mediterraneo, quali sono le parole giuste per descrivere scientificamente ciò che accade e andare oltre i discorsi da bar.

I concetti chiave – consumo di suolo, subsidienza, erosione – dovrebbero essere patrimonio comune, perché le conseguenze delle loro manifestazioni hanno un impatto, spesso devastante, su tutte le comunità. Montagne, spiagge, nuclei urbani, il caso di Venezia e del Mose: gli scenari descritti da Migrare in casa riguardano tutto il Bel Paese. Ma non manca uno sguardo sugli esempi virtuosi, sulle città di un futuro che altrove è già presente, come le floating cities delle Maldive, Amburgo, Le Chambon-Feugerolles, Utrecht, Cardiff, la Ruhr, ma anche le italianissime Medicina, Imola, Trento, Modena, Firenze e tanti altri luoghi in cui il cambiamento climatico è affrontato con progetti e una visione globale, che non si limita a ricostruire o delocalizzare quando il danno è fatto, ma ripensa in modo strategico modi di vivere, di costruire, di produrre e di proteggere il territorio. Non “salvare il salvabile” ma lavorare affinché ciò che esiste non abbia bisogno di essere salvato.

La parte più avvilente di Migrare in casa è lquella finale, con i suoi capitoli Leggi assenti, occasioni sprecate, Piano Italia cercasi e (R)Assicurazione: privatizzare la sicurezza, in cui si evidenzia quanto la gestione politica (o la mancanza di gestione) sia veicolata attraverso slogan accattivanti, buone intenzioni prive di reali azioni e la spregiudicata amministrazione di risorse economiche mirata al profitto personale o politico, al sostegno di gruppi di potere più o meno occulti.

La tanto sbandierata Transizione ecologica rimasta al palo, le decine di leggi, piani e proposte vive solo sulla carta, i condoni più o meno diretti, l’uso ininterrotto di combustibili fossili e il periodico rilancio della “miracolosa” energia nucleare sono la rappresentazione plastica di un immobilismo colpevole e doloso che investe il Paese nell’indifferenza generale.Sullo sfondo un’Europa propositiva, che mette a disposizione fondi, indica la direzione, ma non ha gli strumenti per incidere davvero sulla gestione locale di una problematica globale com’è la crisi climatica.

In uno dei passi del libro Virginia Della Sla scrive “Alcuni potrebbero pensare che la lettura di questo libro possa alimentare quella che gli psicologi definiscono ecoansia, ma non è così. Ormai le soluzioni al problema climatico ci sono, basta metterle in campo. E poi le buone notizie, anche se ancora insufficienti, non mancano”. Ed è proprio aggrappandosi alle buone notizie, che sono poi buone pratiche, progetti che vengono realizzati, scelte di acquisto e di consumo, che si costruiscono coscienza e cambiamento.

La speranza, insomma, è che i lettori acquisiscano la consapevolezza che le alluvioni, la siccità, le trombe d’aria, le frane, le mareggiate, la scomparsa della neve o di interi tratti di costa non sono fenomeni ineluttabili, ma conseguenze di scelte ed azioni umane, e decidano di agire nella direzione del cambiamento, che non significa solo fare la propria parte nel quotidiano, ma anche e soprattutto formarsi e informarsi, per poter scegliere con coscienza a chi affidare la gestione della cosa pubblica, sul piano locale o nazionale. Scegliere e agire nel presente, per costruire il futuro o perderlo del tutto rassegnandosi allo stato delle cose.

Virginia Della Sala, Migrare in Casa, 232 pagine, 2024, Edizioni Ambiente

Appuntamento a Ricomincio Dai Libri, Domenica 29 settembre, ore 11.30, Spazio Boccaccio