Live Report Metallica M72 World Tour – Bologna 3 Giugno 2026

E venne il giorno!

E sì, quella che sto per raccontarvi è stata una giornata memorabile, quella del concerto dei Metallica a Bologna, tenutosi allo Stadio Dall’Ara e parte del loro tour mondiale, l’M72 World Tour.

Dopo mezza giornata lavorativa sono pronto e carico per il viaggio in treno. Lascio Napoli spazzata dal vento e con la pioggia in arrivo, quindi con un po’ di apprensione per il meteo che mi aspetta a Bologna, visto che nei giorni precedenti era stato argomento di discussione sui vari social, con presagi tutt’altro che incoraggianti. Una volta arrivato a destinazione, però, vengo accolto da caldo, sole ed emozione. Quest’ultima non manca mai ogni volta che metto piede nella mia amata Bologna.

Alle 17 sono già fuori dallo stadio e mi accodo subito alla lunga fila, non prima di essermi munito di una bella birra fredda! Dopo appena mezz’ora sono già dentro e, signori miei, molti di voi sanno bene cosa si prova a entrare in uno stadio per ascoltare i propri beniamini, ma sembra sempre la prima volta ed è sempre bellissimo. Ad accoglierci c’è l’ormai iconico palco circolare In-The-Round, situato al centro dello stadio con i suoi 36 metri di diametro, pronto a farci vivere un’esperienza a 360 gradi.

Puntualissimi alle 18:00 iniziano a esibirsi i primi ospiti della serata. Ad aprire le danze sono i Knocked Loose con il loro potente hardcore punk. Nonostante il caldo, riescono a coinvolgere il pubblico, che apprezza molto la loro energia. L’esibizione dura poco più di mezz’ora e conferma che siamo di fronte a una band da tenere d’occhio, soprattutto per la forza esplosiva delle loro performance dal vivo.

Alle 19:00 è la volta dei Gojira, una band che merita una breve presentazione. Ai francesi è difficile attribuire un genere preciso, poiché la loro discografia spazia dal groove metal al progressive metal, con testi spesso legati a tematiche ambientaliste. Formatisi nel 2001 per iniziativa dei fratelli Joe e Mario Duplantier, rispettivamente voce/chitarra e batteria, completano la line-up Christian Andreu alla chitarra e Jean-Michel Labadie al basso.

Per chi non li conoscesse, è bene sapere che hanno realizzato una delle performance live più iconiche della musica contemporanea. Stiamo parlando della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024, durante la quale sono diventati la prima band metal a esibirsi in un evento di tale portata. In quell’occasione hanno eseguito Mea Culpa (Ah! Ça Ira!), reinterpretazione metal del celebre canto rivoluzionario francese Ah! Ça ira. Ad accompagnarli c’era la cantante lirica Marina Viotti, mentre l’esibizione si svolgeva sulle mura della Conciergerie, storico palazzo affacciato sulla Senna. A rendere il tutto ancora più spettacolare erano le numerose figure affacciate alle finestre che rappresentavano Maria Antonietta, l’ultima regina di Francia, ritratta con la propria testa mozzata tra le mani mentre riecheggiava il celebre ritornello “Ça ira”. Se non avete mai visto questa performance, vi consiglio di recuperarla, perché rappresenta uno dei momenti più sorprendenti della musica dal vivo degli ultimi anni.

Parlando della loro esibizione a Bologna, c’è ben poco da eccepire: suoni potenti e tecnica da vendere. Mario Duplantier, come sempre, offre uno spettacolo nella spettacolo dietro la batteria, mostrando tecnica, carisma e un grande feeling con il pubblico. Aprono subito col botto con Born for One Thing e il pubblico gradisce eccome. La scaletta prosegue con alcuni dei loro brani più rappresentativi fino ad arrivare al momento che tutti aspettavano: l’esecuzione di Mea Culpa (Ah! Ça Ira!) con l’ingresso sul palco di Marina Viotti. Tra i pezzi proposti spiccano anche le formidabili Silvera e Amazonia.

Questa la scaletta completa della loro esibizione:

Born For One Thing – Backbone – Stranded – The Cell – Flying Whales – Love – Mea Culpa (Ah, Ca Ira) – Silvera – Grind – The Chant – Amazonia

I Gojira ad ogni modo, restano una di quelle band che meritano di essere viste almeno una volta dal vivo, non solo per la qualità tecnica, ma anche perché rappresentano uno dei volti più autorevoli e innovativi del metal nato all’inizio del XXI secolo.

E ora torniamo a noi. Avevo iniziato con “E venne il giorno” ed eccolo qui: alla fine è arrivato il momento che tutti i 50.000 presenti al Dall’Ara aspettavamo, l’entrata in scena dei Four Horsemen. Sono le 20:40 e i Metallica sono pronti a farci esplodere letteralmente in aria!

L’inizio del concerto è preceduto da tre boati da parte del pubblico, che segnano altrettanti momenti attesi non da oggi, ma da mesi.

Il primo arriva quando gli altoparlanti iniziano a trasmettere It’s a Long Way to the Top degli AC/DC con l’intento di caricare il pubblico, obiettivo centrato in pieno. Subito dopo cala il silenzio per lasciare spazio a un brano iconico che, dal lontano 1993, accompagna l’inizio di quasi tutti i concerti dei Metallica, The Ecstasy of Gold di Ennio Morricone, colonna sonora dello spaghetti western Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone. È qui che arriva il secondo boato, accompagnato dalle immagini della scena iconica del film in cui Tuco si aggira tra le tombe del cimitero sotto il sole cocente alla ricerca del tesoro.

Poi arriva il terzo boato, quello che segue l’entrata in scena dei Metallica. Uno alla volta entrano Lars Ulrich, Robert Trujillo, Kirk Hammett e il grande James Hetfield. Ragazzi, l’entusiasmo che ha coinvolto i quasi 50.000 presenti allo stadio ha fatto vibrare terra e cielo e i nostri, travolti da tanto affetto, ci regalano subito una potentissima esecuzione di Creeping Death.

 

Senza darci il tempo di smaltire l’adrenalina di un inizio col botto, ecco partire il suono delle campane che annuncia For Whom the Bell Tolls. Delirio assoluto. Ma, come capita anche nelle più belle storie d’amore, arriva il momento della crisi.

Per me coincide con il trittico composto da Cyanide, King Nothing e 72 Seasons, rispettivamente tratte dagli album Death Magnetic, Load e 72 Seasons. Dischi che personalmente non amo particolarmente e che, pur non riuscendo a coinvolgermi emotivamente, vengono eseguiti in maniera assolutamente impeccabile.

I Metallica, però, sanno sempre come farsi perdonare e ci riportano immediatamente in un’atmosfera carica di emozione con The Unforgiven. Mentre tutti noi stiamo ancora assorbendo il colpo, esplodono le fiamme e lo stadio intero con Fuel e il suo inimitabile grido di battaglia urlato da James Hetfield:

Gimme Fuel

Gimme Fire

Gimme That Which I Desire

Carichi a pallettoni, arriva il momento della cover. Ormai è una tradizione: durante i loro concerti Robert Trujillo e Kirk Hammett si esibiscono in un brano rappresentativo della scena musicale locale. Nel nostro caso la scelta è ricaduta su una canzone che ha fatto riaffiorare ricordi d’infanzia a molti di noi, dai Boomer alla Generazione X, passando per i primi Millennial.

La scelta è infatti caduta sulla sigla originale di Ken il Guerriero, interpretata dagli Spectra. E niente, per me è stato un momento “ni“.

Mi spiego: l’effetto nostalgia ha funzionato alla grande e ci ha fatto esaltare tutti. Il sottoscritto è stato tra quelli che hanno cantato a squarciagola, stonando senza pietà, ma ero in buona compagnia visto che il buon Trujillo non era da meno.

Quello che mi ha fatto riflettere è un’altra cosa: perché ripiegare su una canzone, per quanto amata dal pubblico, e non scegliere un brano di una rock band italiana? Siamo davvero messi così male?

Parliamoci chiaro, una Cangaceiro dei Litfiba o un qualsiasi brano del nostro Blasco, per giunta nella sua regione, sarebbero state scelte così impensabili? Oppure immaginate qualcosa come Sui giovani d’oggi ci scatarro su degli Afterhours.

La mia non vuole essere una polemica. Mi sono divertito ed emozionato, ma la sensazione è stata quella di ricevere un messaggio implicito: che il rock e il metal italiani non siano considerati all’altezza. E questo, sinceramente, mi dispiace.

Chiusa la parentesi cover, c’è ancora tempo per un altro brano estratto da Death Magnetic, The Day That Never Comes. Da lì in poi, però, per quanto mi riguarda ci lasciamo alle spalle tutta quella parte della discografia dei Metallica che non sento particolarmente mia.

E come potrebbe essere altrimenti, considerando la sequenza di capolavori che segue: Wherever I May Roam, Nothing Else Matters e Sad But True. Apoteosi!

Le luci si abbassano e iniziamo a sentire spari e colpi di mortaio, accompagnati da effetti luminosi che ne raccontano l’impatto. È la volta di One ed è tutto un crescendo di emozioni. Magnifica.

Il concerto si avvia alla conclusione con Seek and Destroy, che ci accompagna verso Master of Puppets. Da notare che è proprio la maglia che ho deciso di indossare, a dimostrazione dell’impatto che questo brano ha avuto. 

Forse è diventato anche uno dei pezzi più attesi, portando molti fan dell’ultima ora a scoprire i Metallica grazie a quella che è una delle scene più iconiche mai realizzate in una serie TV: quella in cui Eddie Munson, personaggio di Stranger Things, suona il brano nel Sottosopra per distrarre i Demobat.

Il risultato è che lo stadio alza ulteriormente il livello di entusiasmo, accompagnandoci verso la chiusura affidata a Enter Sandman.

Che dire, un concerto bellissimo. E non lo dico da fan dei Metallica. Credo infatti che qualsiasi amante della musica dal vivo ne sarebbe uscito entusiasta.

A fine concerto i nostri si trattengono sul palco per saluti e ringraziamenti, mostrandosi sinceramente grati al pubblico. Al di là di ogni considerazione, è stato un grandissimo concerto e, se proprio si vuole evidenziare qualche difetto, questo non è da attribuire ai Metallica, bensì all’organizzazione della vendita dei biglietti.

Fin dall’inizio la gestione è apparsa ambigua: biglietti acquistati un anno prima ma ricevuti soltanto tre settimane prima dell’evento, cambi di prezzo per i Pit e, nonostante il mancato sold out, prevendite più volte sospese, alimentando il mercato della rivendita.

Una situazione che ha portato molti spettatori a trovarsi di fronte a una brutta sorpresa all’ingresso, scoprendo di essere stati truffati.

Setlist
Creeping Death;
For Whom the Bell Tolls;
Cyanide;
King Nothing;
72 Seasons;
The Unforgiven;
Fuel;
Kirk and Rob Doodle (Ken il guerriero, Spectra);
The Day That Never Comes;
Wherever I May Roam;
Nothing Else Matters;
Sad But True;
One;
Seek;
Master of Puppets;
Enter Sandman