Lisistrata, pensaci tu!

La Pace balla leggiadra a Pompei, si muove scomposta, ebbra, stordita tra stoffe rosse di trama e  ordito, forse per richiamare il filo rosso che tutto unisce nel tempo e nello spazio, forse per il rosso di certe scarpe rosse, di talune panchine che ci ricordano e ammoniscono. La Pace,  di questi tempi sconosciuta, è una donna che si muove per noi, Giulia Quacqueri, che danza per noi,  una creatura d’altri tempi, un’elfica creatura che potremmo perdere da un momento all’altro perché non ci rendiamo conto. Accecati da chissà cosa perdiamo i veri punti importanti, le boe dove annodare i nostri capi, i templi dove glorificare l’amore, quello puro, quello carnale, quello passionale.

foto di Maria Pia Ballarino

Sullo sfondo le porte dell’acropoli, conquistata, occupata, autogestita proprio come quando a scuola gli studenti erano mossi da grandi propositi, proprio come in questa commedia, quando le donne, che grande invenzione, sono mosse dalle migliori intenzioni, quando una donna in particolare, Lisistrata conosciuta ai più come Lella Costa come Edi ha un’idea geniale, eureka.  Ai lati le anfore ricolme di vino, gli otri pieni d’acqua che serviranno nel corso della serata a purificare, a mortificare, ad aggiustare. Segno che tutto può essere una cosa e il suo esatto contrario, nelle mani giuste.

A Pompei nel teatro grande va di scena il pericolo grande che viviamo ogni giorno, purtroppo non sulla nostra pelle, che forse altrimenti una qualche parvenza di soluzione potremmo pensare di trovarla. Una sera d’estate, il 18 luglio, e a seguire per altri due giorni, quest’estate che iniziamo ad odiare e a non sopportare per tanti motivi, non ultimo il cambiamento climatico ( ricordo serate al pompeii theatrum mundi che necessitavano di maglie più pesanti, i romani sapevano dove costruire ) va in scena Lisistrata di Aristofane per la regia di Serena Sinigaglia.

foto di Maria Pia Ballarino

 

Una commedia che parla di guerra, delle sue soluzioni, delle sue contraddizioni. Una commedia che forse davvero una risata ci seppellirà o quanto meno, sposterà il nostro punto di vista e come allievi di un certo professore potremmo provare per una volta a guardare il mondo da un altra prospettiva. È in atto un gioco al massacro e la cultura è tra le vittime più  significative, perché senza cultura non siamo niente. Ecco perché ci vogliono tutti ignoranti e lobotomizzati, siamo più facilmente manipolabili, utilizzabili. Scarti che fino a un attimo prima  servivano a qualcosa, oggi sono sacrificabili sull’altare della guerra di conquista, della guerra dei più ricchi tra i ricchi, che a perdere sono sempre i poveri, sempre se non abbatti una chiesa cattolica.

foto di Maria Pia Ballarino

Lisistrata convince le donne di Sparta e Atene, e non solo, a uno sciopero del sesso . Uno sciopero della fame, quella vera, per arrivare a un cessate il fuoco, smettete il massacro. Fate l’amore non fate la guerra, provocate ma solo per la pace. Siate sensuali come Calonice, irriverenti come Marta Pizzigallo, siate donne che oltre alle gambe c’è di più, quel vero potere  capace di cambiare il mondo, quando questo potere non è in mano a certi capi di stato italiani.

 

Lisistrata, “colei che scioglie gli eserciti” è una donna al  comando che si impadronisce  del tesoro stato, respinge gli arcieri con l’aiuto delle altre donne. La forza non è  nel singolo, ma nel gruppo. Un gruppo di donne che con enorme sacrificio, enorme come i problemi che portano avanti Alessandro LussianaStefano Carenza, rispettivamente ambasciatore spartano e ateniese, si unisce per un bene più grande, più grande dello stesso piacere personale, un bene che può portare alla pace tra i popoli. “Donne di tutto il mondo unitevi! Perché non ci provate? Magari è la volta buona che ci riuscite!”. Un bene più grande dell’amore stesso che Mirrina prova per  Cinesia, che tenta invano, strappando non pochi sorrisi al pubblico, a  far cedere la moglie.  Cristina Parku  ama Aldo Ottorino ma non cede, piuttosto provoca, aizza. Prima una rete, poi un materasso, infine un cuscino. La pace è più importante, il bene di tutti vale ben un amplesso, lo sciopero del sesso.

foto di Maria Pia Ballarino

 

La mancanza, la sottrazione rende tutto più chiaro, le cose importanti alle cose importanti, così anche i vecchi, Marco Brinzi Dracete, i tecnocrati, coloro che parlano il politichese  iniziano nuovamente ad amarsi. Se solo potessimo accorgercene prima, se solo non dovremmo arrivare alla frutta per capire quanto era buona la salsiccia, quanto succulenta la carne e spassosa la nocciolina.

Serena Sinigaglia mette in scena una versione pop di Lisistrata dove non cambia quello che vogliamo, cambia il modo il modo in cui lo vogliamo.

Una commedia ricca di citazioni contemporanee che tra una risata e l’altra, tra un amplesso mancato e un fallo esagerato ci rende complice e partecipi. Tutto cambia per non cambiare mai davvero. Se solo ne fossimo coscienti, uomini e donne.

L’amore potrebbe vincere su tutto, sotto la bandiera della pace. Se alla guerra opponessimo l’astinenza come metro di giudizio di quello che ci fa veramente stare bene.

Un’opera strana, Lisistrata, divertente, ricca di doppi sensi e battute al limite della censura, quella cattolica, contemporanea, nonostante l’età, dove la donna è vista veramente ed esageratamente, contro ogni previsione, donna. Esagerata nei costumi di Gianluca Sbicca, con feretri d’oro a coprire e riscoprire nudità, romantica nell’amore che nonostante tutto vince sempre se pronto a mettersi in gioco.

foto di Maria Pia Ballarino

Lisistrata, un’opera  femminista in un’epoca  in cui forse non basta nemmeno più parlarne per provare a risolvere. Il filo rosso va annodato per tornare all’origine del male. Nel frattempo una donna  ci salverà, preziosa. Renderà il mondo un posto migliore dove abitare, dove provare a non fare più la guerra ma a fare l’amore. Quello vero.