Lettera d’Amore mai scritta – Intervista a Maria Manna

C’è tempo fino all’8 marzo 2026 per visitare Lettera d’Amore mai scritta, personale di Maria Manna a cura di Antonio Conte alla Piccola Galleria Resistente.

Inaugurata la sera di San Valentino, arricchita da una performance dell’intenso Antonio Torino, la mostra riunisce le opere ispirate alle lettere dell’omonimo progetto, iniziato nel 2022.

Lettere che l’artista ha ricevuto sotto ogni forma, scritte a mano, a macchina, stampate, e in cui la grafia – a volte incerta, altre liscia e decisa – racconta l’amore, l’odio, il rimpianto, il ricordo.

 

L’intero corpus scritto è presente nella mostra, un percorso nel percorso che affianca alle immagini ed ai fili delle opere alle pareti, quelli invisibili delle parole.

Se è vero che l’arte perde qualcosa nella traduzione in una spiegazione (tradurre è sempre tradire) e il dialogo tra opera e spettatore è individuale e unico, è pur vero che l’arte contemporanea offre il privilegio di poter interagire con l’artista e sentire dalla sua viva voce quello che lo sguardo, da solo, non riesce a cogliere.

Ecco, quindi, la voce di Maria Manna.

D. Non ci sono titoli e cartellini nelle opere in mostra. Come mai?

«Ho scelto di non inserire titoli né cartellini accanto alle opere perché non voglio orientare lo sguardo in modo troppo preciso. Le opere nascono da lettere intime, ma quando vengono esposte diventano uno spazio aperto. Preferisco che il pubblico si avvicini senza indicazioni, lasciandosi guidare dalla materia, dal filo e dalle parole che affiorano».

Maria Manna - Una dose d'Amore
Installazione Una dose d’amore. Gli spettatori sono invitati a partecipare alla simbolica iniezione di una dose d’amore da una flebo alla parete.

D. Come hai selezionato le lettere per farle diventare opere visive? Hai utilizzato un criterio (cronologico, tematico) per la scelta?

«Non ho fatto una selezione delle lettere in senso stretto: ho utilizzato tutte quelle ricevute nel tempo. Per questo non esiste una corrispondenza diretta tra una lettera e un’opera. E non ho usato un criterio cronologico o tematico rigido: le ho avvicinate per risonanza emotiva, per passaggi interiori condivisi, per fragilità che si somigliavano anche se provenivano da storie molto diverse.

Mi interessava far emergere le emozioni comuni — il bisogno di essere amati, la paura dell’abbandono, il desiderio di riconoscimento — più che le singole vicende personali.
Ho lavorato come se stessi tessendo: ogni frammento trovava posto accanto a un altro perché vibrava sulla stessa frequenza. Alcune lettere dialogano per intensità, altre per silenzi, altre ancora per parole che tornano come un’eco. Non c’è una corrispondenza uno a uno tra lettera e opera, ma una trama collettiva che nasce dall’intreccio di vissuti simili.
In questo modo il materiale privato perde la sua dimensione individuale e diventa esperienza condivisa. Non racconto una storia sola: costruisco uno spazio in cui più storie possano riconoscersi
».

Maria Manna

Il tuo progetto precedente, Storie di bambini qualunque, riguardava l’infanzia. Come sei arrivata alle Lettere?
«Il passaggio da Storie di bambini qualunque a Lettere è stato naturale. Nel primo progetto lavoravo sulla memoria dell’infanzia come radice emotiva; nelle Lettere emerge lo stesso bisogno di essere riconosciuti e amati, ma in età adulta. In entrambi i casi c’è l’ascolto e il tentativo di ricucire ciò che si è spezzato. Vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno affidato le proprie emozioni. Attraverso queste lettere hanno chiuso cerchi importanti della loro vita. Senza di loro questo progetto non sarebbe mai nato. A loro va il mio grazie più autentico».

Sono previste prossime tappe della mostra?

«Il 14 marzo 2026 alle ore 17,30 il progetto inaugura una nuova tappa presso Lineadarte Officina Creativa. Ringrazio Giovanna Donnarumma e Gennaro Ippolito per aver accolto e sostenuto questa evoluzione del lavoro. Sarà una versione più ampia rispetto a questa esposizione alla Piccola Galleria Resistente, dove non era possibile presentare l’intero corpus delle opere.
Mi piace pensare che anche questa mostra sia, in fondo, una lettera d’amore: ha avuto un mittente — la Piccola Galleria Resistente, che per prima ha creduto nel progetto — e oggi trova un destinatario in Lineadarte Officina Creativa, che lo riceve, lo amplia e gli offre una nuova possibilità di dialogo con il pubblico. A Lineadarte saranno visibili nuove opere e lettere dipinte, offrendo una visione più completa del percorso
».

 

D. Quali sono i tuoi prossimi progetti?

«Per quanto riguarda il futuro, non c’è ancora un progetto concluso: è un cantiere aperto. Vorrei continuare sull’onda delle emozioni e dell’arte tessile, forse lavorando su qualcosa che possa vivere “nelle viscere” della città di Napoli. È un’intuizione che sto coltivando da mesi, ma è ancora in fase di ricerca. «Nel mio piccolo mi considero un’artista delle emozioni. Sto seguendo un percorso di formazione ASACOM, centrato sulla dimensione relazionale ed emotiva, e sento che tutto fa parte dello stesso cammino umano e artistico. Mi definisco un piccolo vulcano in continua evoluzione: potrebbero nascere progetti inattesi o paralleli. Per me non conta spiegare un lavoro, ma ciò che ritorna: il dialogo e il riscontro che si crea con chi guarda».

Lettera d’Amore (mai scritta)
Opere di Maria Manna
a cura di Antonio Conte
Piccola Galleria Resistente, Napoli
Vico Santa Maria a Lanzati 23
14 febbraio – 8 marzo 2026
Tutti i giorni su appuntamento
Antonio Conte 3490550376