È un sapore dolceamaro quello che lascia negli occhi Le Città di Pianura, com’era da tradizione nella miglior commedia all’italiana. Un agrodolce cinematografico che sapeva catturare l’essenza della vita restituendola in storie, volti, fotogrammi che rimanevano impressi fino a diventare a loro volta riferimenti per la vita stessa.

Il secondo lungometraggio di Francesco Sossai è un meraviglioso gioiello: se siete amanti della settima arte, venite dal secolo scorso e non l’avete incontrato al cinema, recuperatelo assolutamente perché Sossai, grazie a una sceneggiatura che sembra imbevuta nel reale della provincia, riesce nel miracolo di trasporre la spontaneità della barcollante vita degli ultimi, reduci dalle bugiarde promesse della società capitalistica degli anni ’80-’90.
I due protagonisti (Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla), meravigliosi volti scavati nel sudore, nella polvere e nelle “ombre”, offrono la prova aderente e vibrante di due uomini che la società vorrebbe inquadrare nei confini della sconfitta, dimenticare, ma che mantengono un’irresistibile scintilla vitale da guasconi irriverenti e irredenti in una terra ormai straniera, a rischio storico, ecologico e di perdita della propria memoria.

“Ma voi non crescete mai?” gli chiede retoricamente un avventore che dello stesso bar: potrebbe sembrare una critica, ma verosimilmente potrebbe anche essere una non accettazione dell’invidia nei confronti di chi riesce a non rassegnarsi alla logica dell’evoluzione sociale “normalizzata” e dell’emarginazione dell’anziano.
Qualunque sia la verità, Sossai ci trasporta nel microcosmo ruvido della provincia italiana, ce ne restituisce il diverso senso del tempo e del gusto, dove l’ironia stempera la malinconia, l’amicizia sostiene l’amore e l’alcol la socialità, l’integrazione e la solidarietà. Si ride e si sorride a mezza bocca; si prova tenerezza e dispiacere: non si capisce fin dove commiserare o invidiare questi due easy driver veneti su quattro ruote. Ne combinano di ogni, sono moralmente condannabili, ma agiscono con una loro sfilacciata eleganza e una sfacciata bonarietà e onorabilità; sono compari ingenui eppure assolutamente scaltri, capaci di barcamenarsi tra un’alba e un tramonto, una carezza hic et nunc e un pugno della memoria. Come dichiara uno dei due, loro conoscono anche senza conoscere perché l’esperienza li ha dotati di strumenti compassionevoli e d’una spontanea consapevolezza.

La storia creata da Sossai e Adriano Candiago, ambientata nell’arco di una notte e un giorno, con qualche inserto dal passato e qualche momento nell’assurdo, risulta curiosa e incalzante, fondata com’è su piccoli episodi, sempre perfettamente bilanciata e necessaria nell’incontro/scontro tra inquadrature ordinate, libertà anarchiche, campi lunghi o primissimi piani, che lambiscono il dettaglio, e slanci autoriali da cinema europeo anni ’70 (Fassbinder?). La bellissima fotografia livida, sgranata, volutamente imperfetta di Massimiliano Kuveiller, la perfetta colonna sonora di Krano e il chirurgico montaggio dell’autorevole Paolo Cottignola sono elementi assolutamente inscindibili nella perfetta riuscita di questo gioiello.
Le Città si Pianura è un inaspettato, nobilissimo, atto d’amore per l’umanità dei nostrani bassifondi, per le insperate scintille che si accendono nella vita e per il cinema stesso.
Regia: Francesco Sossai
Interpreti: Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Roberto Citran, Andrea Pennacchi
Sceneggiatura: Francesco Sossai
Musiche: Krano
Fotografia: Massimiliano Kuveiller
Montaggio: Paolo Cottignola
Produzione: Vivo Film, Rai Cinema
Distributore: Lucky Red
Commedia, anno 2025, durata: 98 min





