La verità, su Edipo

Parco archeologico di Pompei, Teatro grande, posto indefinito di una fila indefinita.

Davanti a noi il tramonto,è quasi l’ora e poi il buio, neanche un graffio di luna nel cielo a farci vedere, scoprire, svelare.
Scenderà la notte e solo le luci, le splendide e calde luci di Andrea Iacopino scopriranno il mistero, risolveranno l’inchiesta, il problema, l’enigma che sta martoriando Tebe. Chi ha ucciso Laio? Sei tu.

Edipo Re a Pompei

Nel teatro di Pompei per la rassegna Theatrum Mundi Andrea De Rosa mette in scena l’Edipo Re con la traduzione di Fabrizio Sinisi.

Se c’è un male più grave del male, questo toccò in sorte a Edipo.
Il nostro più grande pregio è quello di voler scoprire la verità, ascoltare gli oracoli, cercare il colpevole, bramare la conoscenza.
La nostra più grande colpa è quella di voler scoprire la verità, togliere quell’alone di mistero che tutto avvolge. È difficile guardare negli occhi, provarci è umano, e umano è Edipo.
Ha sete di sapere. E ancora più umano è l’Edipo di Marco Foschi. Interroga, chiede, domanda. Consulta Tiresia dalla voce potente, Tiresia, uno e trino, uno e Apollo, uno e pastore, uno e destino, Roberto Latini che tutto può, un solo uomo a rappresentare il divino, come divina è l’arte della profezia.

Inizia la tragedia tra cori e e voci stridenti. Sulla scena solo Edipo, una sedia rossa, di trono e re. Davanti a guardar bene, perché di questo si tratta, di saper guardare, di leggere tra le righe, strabuzzare gli occhi e andare oltre il velo che tutto copre, davanti a lui una coltre opaca, vetri offuscati a coprire volti, quelli del coro. Ci sono sempre due verità, quella che vediamo e quella che vogliamo vedere. Il coro sono Francesca, una Cutolo, l’altra Della Monica, vestite di manto da Graziella Pepe. Con loro Apollo, il Dio, al centro, sempre di vetro velato per le scene industriali e sporche di Daniele Spanò.

Togliere il velo da qualcosa per scoprirla, Aletheia in greco, una parola che sarà condanna e destino non solo per Edipo, ma anche per sua madre, sua moglie, madre e moglie dei suoi figli per suo figlio. Giocasta, Frederique Lolièe. Bellissima e materna, sensuale e madonna allo stesso tempo. Dall’accento straniero come lo è Edipo a Tebe, forse. Esotica perché esotico è lui, forse.

L’elemento offuscante, il velo e il vetro, la barriera che isola e protegge, che permette e non permette, come ogni verità che libera e imprigiona, o peggio ancora acceca, è protagonista dell’opera fino alla rivelazione, al disvelamento che rende tutto chiaro, drammaticamente chiaro e quando luce è fatta il velo cade. Aletheia.

Luce, ti veda per l’ultima volta, io che, ormai è evidente, fui generato da chi non dovevo, con chi non dovevo mi congiunsi, e chi non era lecito uccidere, uccisi.

La luce è un’altra protagonista in uno spettacolo dove tutti i sensi sono coinvolti, luce che diventa riflesso dorato quando le carte sono scoperte e bastone, soccorso, aiuto, quando in esilio Edipo va, solo e accecato.

Perché avrei dovuto ancora vedere se, vedendo, non avrei potuto vedere più niente di dolce?

Sei tu Edipo,sei tu figlio, padre, marito, sei tu assassino e amante. Sei tu, ritmo e suoni, vibrazioni, urla, sconquassi. Apollo, Apollo, Apollo.

Il suono è protagonista alla pari con la luce e si fa danza e voce e passi e battiti di cuore con G.U.P. Alcaro.
Il suono prenderà per mano Edipo alla morte di Giocasta per portarlo spezzato e in ginocchio al cospetto dello zio.

Starà al cuore di Creonte, Fabio Pasquini, decidere cosa fare della stirpe maledetta, la discendenza intollerabile. i suoi figli e le sue figlie, nipoti al quadrato. A noi non resta che lasciare Pompei, tornare alle nostre miserie, sconfitti nell’animo, a pensare che qualche volta tutto è scritto e per quanto possiamo niente possiamo.

Nessun mortale dobbiamo stimare felice prima che abbia oltrepassato il termine della sua vita senza aver mai sofferto alcun dolore.

Edipo Re

di Sofocle
traduzione Fabrizio Sinisi
adattamento e regia Andrea De Rosa
con (in o.a.) Francesca Cutolo (coro), Francesca Della Monica (coro), Marco Foschi (Edipo), Roberto Latini (Tiresia), Frédérique Loliée (Giocasta), Fabio Pasquini (Creonte)
scene Daniele Spanò
luci Pasquale Mari
suono G.U.P. Alcaro
costumi Graziella Pepe (realizzati presso Laboratorio di Sartoria del PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA)

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

Durata: 1 ora e 15 minuti (atto unico)