La Napoli di Ludovico Van

Il romanzo di esordio di Ludovico Van Baldieri porta il lettore nei vicoli di una città che non ti aspetti, lontana dai flussi turistici che la stanno inquinando, lontana dalla cartolina sole mare e pizza fritta.

La Napoli di Ludovico Van è la Napoli del Barone, pace all’anima sua, una città vera, sanguigna, carnale. È la Napoli degli universitari, quando era ancora possibile fittare una stanza, una casa, un buco, senza dover essere un turista in visita.
L’università, il chiostro di Porta di Massa, il giardino dell’Accademia di Belle Arti , questi sono i luoghi dove si muovono i tanti personaggi del romanzo, dal titolo Gli spacciatori di Porta di Massa (Edizioni Iod, 2024, pp. 176, euro 15).

Qualcuno filosofeggia, Giggino il tuttologo e rattuso appassionato, qualcuno tenta il riscatto dal proprio passato, dai sensi di colpa, Gennaro e il suo amore perduto, altri provano via alternative alla sopravvivenza.
Vite al limite si incontrano e si scontrano intrecciando relazioni d’amore e guerra. È tutto scritto nelle carte, la vita e la morte. Sette di spada e donna di denari capovolta. Perché Napoli è anche questo, una città esoterica dove trovano spazio sotto Port’Alba vicino al bar di Roberto cartomanti improvvisati e non, come Tonino dagli occhiali scuri ed ex studente di Architettura che legge le carte napoletane o Alda, la studentessa fuori sede che scrive poesie e vede il futuro nella mano.


È la città delle case improbabili, dei barboni e dei loro cani nei giardinetti di Santa Chiara, delle prostitute di Porta Nolana, di Jessica e degli spazi condivisi. Dio benedica gli universitari fuori sede che conoscono una città diversa da quella dei suoi abitanti, una città forse più scura tra i suoi mille e piccoli vicoli bui, ma di sicuro una Napoli surreale più vera di quella a cui siamo abituati adesso, dei fitti non registrati, dei mantenuti e del cuore di Napoli.

Una città di vero cuore vissuto e strappato, tutto quello che dà toglie, come possono testimoniare Sanseverino Croce Storta e i suoi due gatti Don Chisciotte e Sancho, mantenuti dal quartiere in cambio delle visioni di lui. È un romanzo d’amore quello di Ludovico Val Balderi, un atto d’amore verso una città a tratti grottesca dove un commissario di polizia può stringere amicizie improbabili e Teresa, la bella Teresa può essere una santa donna.
I protagonisti sono ex tossici e spacciatori, come Ciro Heidegger ex studente di filosofia e il suo amico Ivan.
Tutti hanno una vita complicata alle spalle e tutti corrono quasi a volergli sfuggire, da una parte all’altra della città, piazza Bellini, Mezzocannone, Materdei il vicolo della merda, il cimitero di San Giovanni a Teduccio.
La città dai mille segreti non ha più segreti per loro e per noi che seguiamo le loro storie che si intrecciano.
Nascono amori, muoiono amori, dimentichiamo il passato e andiamo avanti spaccando le carte per capire cosa ci riserverà il futuro, un futuro nero, di morte. Lo sa bene Gennaro che nella crociata convive con il ricordo di Irene, con i sensi di colpa e lo sanno bene i tanti personaggi che arricchiscono la storia, come il padre di Tonino e il suo amico sarto. Nessuno si salva tra le pagine di Ludovico Van Baldari, nessuno trova la pace forse perché questa città non dà pace ne assoluzione tra San Domenica e via Tribunali.
Però dà vita e speranza e riscatto e voglia di fare e allora non ci resta che andare al bar di Roberto all’angolo di Port’Alba e tra un caffè e una lettura di carte vedere scorrere davanti a noi le vite improbabili e reali degli spacciatori di Porta di Massa.