Il Nibbio, anatomia di un sequestro.

Il Nibbio, film, da poco disponibile su Netflix, ripercorre gli ultimi 28 giorni di vita dell’alto dirigente del SISMI Nicola Calipari, impegnato in prima persona in Iraq nella liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, con un epilogo tanto tragico quanto controverso, ancora adesso, a distanza di vent’anni.

 

Siamo nel 2005, sono già due anni che una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha invaso ed occupato l’Iraq con l’obiettivo di rovesciare il regime di Saddam Hussein, e salvare il mondo dal pericolo delle sue armi di distruzione di massa (vi ricorda qualcosa?).

La resistenza irachena si dimostra molto più forte di quanto i leader mondiali possano ipotizzare e quella che doveva essere una guerra lampo o, meglio, una rapida “esportazione di democrazia”, si trasforma in un lunghissimo periodo di instabilità e violenza.

Tutti i portatori di un passaporto occidentale vengono, in qualche modo, visti come nemici.

È in questo contesto che viene rapita la giornalista de Il manifesto Giuliana Sgrena.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo alla pellicola (Il Nibbio).

Il film, diretto da Alessandro Tonda, segue passo dopo passo gli accadimenti che hanno portato alla liberazione della giornalista e alla morte di colui il quale più di tutti si era adoperato per la riuscita della missione: Nicola Calipari, alto dirigente del SISMI, vittima del fuoco “amico” statunitense proprio ad un millimetro dal ritorno in Italia.

Le interpretazioni di Claudio Santamaria e Sonia Bergamasco, nei panni di Calipari e della Sgrena, sono magistrali. Come quella di Anna Ferzetti, nel ruolo della dolce moglie del dirigente.

(Menzione speciale per Massimiliano Rossi che passa con disinvoltura dal parlare il napoletano de L’amica geniale all’arabo di questa pellicola).

Regista e sceneggiatori hanno evitato, forse giustamente, di approfondire il complicatissimo contesto geopolitico e, soprattutto, dei rapporti bilaterali nei quali si inserisce questa tragica storia rimasta, a distanza di vent’anni, senza un colpevole. Ci si limita ad evidenziare l’atteggiamento interventista e spesso inetto americano e si accenna solamente al governo italiano dell’epoca. Per andare più a fondo nella vicenda ci sarebbe voluta probabilmente una serie tv.

Si è preferito, piuttosto, soffermarsi sull’aspetto umano di Calipari, sulle enormi difficoltà logistiche che una missione del genere presenta, sui boicottaggi (interni ed esterni) e sul suo desiderio di trattare con tutte le risorse possibili con i sequestratori al fine di risparmiare vite umane, fino a sacrificare la propria vita.

Il nibbio (come il nome in codice utilizzato da Calipari) messo in scena da Santamaria è un uomo di giustizia più che un uomo di Stato, ligio al dovere, impegnato nel portare avanti con estrema competenza il proprio ruolo di elevata responsabilità diplomatica, al punto da sacrificare il tempo con gli affetti più cari ma guadagnando al contempo il rispetto di tutti gli operatori sul campo.

Il ritmo è incalzante, il racconto è credibile e la tensione è palpabile, dal primo all’ultimo minuto. Riesce con sincerità a raccontare una vicenda realmente accaduta senza perdersi nel tentativo di scimmiottare film spy/thriller hollywoodiani.

Una tremenda storia di guerra, intrighi politici e drammatica umanità, la cui narrazione, benché si riferisca a fatti accaduti al 2025, è più che mai attuale.

Ho scritto 2025? Ho sbagliato, scusate, intendevo dire 2005 ma cambia poco, purtroppo.

Il trailer ufficiale

Anno 2025

Durata 92 min.

Genere drammatico, biografico

Regia: Alessandro Tonda

Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Lorenzo Bagnatori

Musiche: Paolo Vivaldi