
ERT FVG – Inizia con un’esecuzione sulle note malinconiche di “Lascia ch’io pianga” di Händel ma, in realtà, siamo già alla conclusione di una partita a scacchi emotiva e dialettica che, con una serrata e brillante analessi, ci verrà svelata da lì in avanti.
“Il medico dei maiali” è Luca Bizzarri, voce e volto noto della migliore satira sulle bassezze umane e politiche del nostro tempo, che sul palcoscenico dimostra di essere sorprendentemente capace di sfruttare il registro drammatico e costruire un personaggio che passa dall’essere un osservatore a diventare protagonista fino a ritrovarsi, in conclusione, vittima sacrificale del suo stesso slancio. È una prova fatta di attese, nervi e sensibilità repressi, che abbracciano una confessione intima; rivelazione che implode in un sordo bisogno di rivincita tentata attraverso le armi del condizionamento dialogico e psicologico e naufragata nel confronto con la connaturata bruttura umana.

Il re d’Inghilterra muore all’improvviso durante l’inaugurazione di un albergo in Scozia. Fuori, il temporale impedisce al medico di palazzo di arrivare per constatare il decesso. Tale compito viene assegnato all’unico medico presente presso la struttura, ma il caso vuole che sia un veterinario, specializzato in maiali. Il veterinario capisce che il re non è morto d’infarto come i consiglieri vogliono far credere, ma sta al gioco.
Nel frattempo, arriva in albergo il principe ereditario, un giovane scialbo e, a suo stesso dire, stupido, vestito da nazista perché stava partecipando a una festa a tema durante il gay pride. Il principe chiede di rimanere solo con il medico. Deve preparare il suo primo discorso alla nazione e non sa dove mettere le mani. Il veterinario capisce che ha un’opportunità, ma deve giocarsi bene le sue carte…

Scritto e diretto da Davide Sacco, “Il medico dei maiali” ha due caratteristiche che ben si confanno a mantenere altissime la tensione e l’interesse: una confezione compatta – settanta, agili e vibranti minuti – e dialoghi tesi e pieni di sfumature, capaci di reiterarsi costantemente, reinventando però il proprio peso specifico, le sfumature e le dinamiche tra i personaggi.
Il regista centra questo spettacolo sulla parola, che diventa specchio dei personaggi, megafono di una verità prima silenziata e poi detonata in maniera imprevedibile, come il colpo di pistola finale; è il verbo che viene ora osteggiato a gran voce per scivolare nel dimenticatoio, ora accolto con ingenuità, ora capace di modellare, a piacimento, dinamiche e conoscenza.
La parola, così come lo sono la scena e l’essenza stessa di questa parabola, è un chiaroscuro che fonde e confonde vittoria e sconfitta, certezza e incertezza, amore e odio, verità e bugia. Sappiamo da subito come finirà, ma la nostra attenzione è trascinata in un vorticoso meccanismo dove crediamo fermamente che quel veterinario, spuntato dal nulla e chiamato in causa per adeguarsi a essere un involontario complice del già scritto, possa fare valere la propria ragione, far vincere la favola del lieto fine dell’uomo venuto dal basso e trovare il superamento di un passato ostile, deciso da “genitori che hanno deciso di fare i genitori, ma figli che non hanno deciso di essere figli”. Invece, l’illusione sarà svegliata dagli schiaffi di una storia che viene scritta sempre con il facile coraggio della violenza e della sopraffazione.
Davide Sacco, accompagnato magistralmente da Francesco Montanari e Luca Bizzarri arriva al cambiamento di coordinate come in un thriller venato d’orrore: quando tutto sembra deciso a favore dell’ideale ecco che il quadro muta, si fa pesante, emotivamente plumbeo: il notevole cambio di registro espressivo di Montanari è nel segno di un’ambiguità che non prevede né arbitri né regolamenti e provoca pieno disagio nello spettatore; è l’arma del potere – tanto, troppo insensata nella sua sensatezza da essere indigeribile – che assaggia l’illusione dell’immortalità e si ubriaca di egocentrismo “per il bene del popolo”, dimenticandosi però sia la ragione sia lo scorrere ciclico tempo.

“Il medico dei maiali” è uno spettacolo sulla fragilità dei rapporti uomo-uomo, uomo-potere e uomo-natura; ma è anche una messinscena sulla bellezza lucida di una sconfitta, basata sul riscatto della ragione, e sulla bruttezza di una volgare vittoria basata sulla violenza verbale e fisica. È una pièce che lascia un chiaroscuro emotivo: malgrado il re sia morto – come è da subito annunciato nel gigante graffito in scena – i re continueranno a esserci perché l’uomo è sempre pronto, per natura, a imporsi sul più piccolo, il più debole, il diverso per status o natura. Perché non è poi così lontano dall’essere un maiale.
testo e regia Davide Sacco
con Luca Bizzarri, Francesco Montanari, David Sebasti, Mauro Marino, Luigi Cosimelli
scene Luigi Sacco
costumi Annamaria Morelli
luci Luigi Della Monica
musiche Davide Cavuti
aiuto regia Claudia Grassi
amministratore di compagnia Luigi Cosimelli
produzione Ente Teatro Cronaca, LVF – Teatro Marini di Narni
testo vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2.0 2022
nomination Premio Le Maschere del Teatro Italiano, Davide Sacco Migliore Autore di Novità Italiana 2025





