Un giovane scultore, il marmo bianco, Giuseppe Sanmartino e la Sanità.
Jago e il figlio velato
Dal 21 dicembre dello scorso anno in una splendida cappella del Settecento napoletano è in bella mostra una suggestiva scultura in marmo bianco Danby del Vermont scolpita in unico blocco di 3 tonnellate di dimensione cm 50×200. Autore di questa colossale opera è il giovane scultore di Anagni Jacopo Cardillo meglio conosciuto come “Jago”
L’ impegnativa scultura del Figlio velato è stata eseguita nel suo studio di New York. Per la sua realizzazione è occorso più di un anno di certosino lavoro.

Una nuova attrazione per la città
Questa scultura è stata donata dall’autore alla Chiesa di San Severo fuori le Mura nel rione Sanità ed è esposta nell’eccezionale Cappella dei Bianchi dedicata a sant’Antonio. L’artista ha voluto con questo gesto contribuire alla riqualificazione del quartiere della “Sanità”. Ha espresso in modo concreto la possibilità, il desiderio e la volontà di riscatto di quella realtà. Si deve all’instancabile lavoro e alle iniziative di padre Antonio Loffredo, parroco di Santa Maria della Sanità, che insieme ai giovani della cooperativa la “La paranza“ sono riusciti a riportare a vecchi splendori una delle zone più difficili e degradate di Napoli.
Riscatto di un territorio
Questo quartiere, nonostante i grossi problemi di emarginazione sociale che ancora persistono, è diventato un grande polo di attrazione turistica. La cooperativa, coadiuvata dal il sacerdote, si è interessata al restauro e riqualificazione delle catacombe di San Gennaro e di quelle di San Gaudioso e alla loro manutenzione . Ha contribuito al recupero e alla riapertura del Cimitero delle Fontanelle, ha promosso innumerevoli iniziative sociali ed eventi culturali che hanno creato lavoro per giovani e hanno offerto possibilità educative ai ragazzi del quartiere, togliendoli dalla strada. I giovani sono stati indirizzati verso un riscatto sociale e culturale che Stato e istituzioni spesso non forniscono.

Il grido di dolore
La stessa opera vuole essere un “grido di dolore” contro la disumanizzazione e l’indifferenza dei tempi moderni. Ispiratosi al Cristo velato del Sanmartino, il valente scultore ha rappresentato il dolore e l’angoscia che suscitano la vista di un corpo deformato, di una giovane vita spezzata.
Osservando quest’opera viene subito alla mente il cadavere di uno di quei tanti bambini che il mare restituisce, rigonfio d’acqua e spiaggiato dopo un naufragio. Uno dei tanti fanciulli che perdono la vita nei viaggi della speranza, nell’indifferenza di tutti. Un corpicino pietosamente coperto con un velo. Subito siamo pervasi dalla rabbia per la nostra impotenza, lo sguardo si catalizza su quel corpo innocente e l’ira risveglia la coscienza. Quest’opera è un invito ad agire. È un manifesto di solidarietà che stimola ed impone di smettere di guardare da un’altra parte.

Jago scultore e social artist
Ogni scultore rimane affascinato dalla scultura del Cristo velato del Sanmartino, lo stesso Canova la voleva acquistare “a qualsiasi prezzo” ed a questo fascino e al suo richiamo non è rimasto indifferente Jago, artista che, nonostante la giovane età, è già molto famoso grazie al successo avuto alla 54° Biennale di Venezia. A Roma, a Palazzo Venezia nel 2009, Jago espone il busto in marmo dell’allora Papa Benedetto XVI per il quale riceve la Medaglia d’ oro Pontificia. Nel 2013 scolpisce “Habemus Hominem” realizzata dopo le dimissioni di Papa Ratzinger dove il papa è rappresentato nudo. Quest’opera è stata esposta a Roma nel Museo Bilotti a Villa Borghese. Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ European Space Agencies, Jago è il primo artista ad inviare una scultura in marmo nello spazio. La scultura intitolata “The First baby”, raffigura il feto di un bambino. Jago è definito anche social artist in quanto usa molto i social e gli strumenti multimediali per spiegare al pubblico il suo lavoro.
Il suo studio di New York è un punto di riferimento per la scultura contemporanea.
Il desiderio dello scultore sarebbe stato di realizzare quest’opera in Italia. Ha interpellato istituzioni, fondazioni, ha provato sottoscrizioni….ma nulla. Purtroppo questo paese chiude le porte ai suoi figli migliori anche se promettenti e valenti scultori. Il suo intrigante progetto di eseguire un opera ispirandosi al Sanmartino si è potuto realizzare solo in America, dove ha trovato tutti gli appoggi e i sostegni economici per la realizzazione di questa intraprendente e complessa opera. Il suo sogno di cimentarsi con lo scalpello del Sanmartino si è potuto così realizzare e bisogna dire che il risultato è molto interessante. Un’ opera che per il suo fascino e la sua valente esecuzione prenderà e susciterà un notevole interesse nel mondo della scultura moderna e non solo. Un’ opera che è diventata un altro polo di attrazione culturale per la città di Napoli.

Conclusioni
Ci sono ben tre validi motivi per andare ad ammirare il figlio velato di Jago.
- L’opera, per la sua tecnica di esecuzione e espressività artistica, è fra le più valide sculture prodotte in questi ultimi anni
- La location è una delle più belle, più eleganti, cappelle barocche della città, ricchissima di opere d’arte nonostante sia sconosciuta ai più.
- Una sua visita è un valido contributo per un ulteriore rilancio e rinascita del quartiere” Sanità”.

Orari per visitare il “Figlio velato”
Chiesa di San Severo fuori le Mura: Piazzetta San Severo A Capodimonte 15, 80136 Napoli
Dal Lunedì al Sabato, dalle 10:00 alle 16:00.
La domenica dalle 10:00 alle 13:00.
Prezzo: intero 6 euro ridotto 4 euro ( riservato agli under 18, over 65, studenti e possessori di ticket “Catacombe di Napoli”).
Servizio fotografico :
Chiesa di San Severo fuori le mura e della Cappella dei Bianchi





