Il corpo come luogo dell’opera per Antonio Fontana

Antonio Fontana, creatore di gioielli e curatore di mostre, ha presentato in occasione della Roma Jewelry Week, il 26 ottobre scorso un seminario dal titolo Gioiello come installazione corporea.

Nel secondo dopoguerra il gioiello smette progressivamente di essere ornamento per assumere lo statuto di opera d’arte. A Roma, nel 1946, e successivamente a Milano, grazie a figure come Mario Masenza e Giancarlo Montebello, nasce il gioiello d’artista: esito di una collaborazione inedita tra orafi e protagonisti dell’arte contemporanea, da Lucio Fontana ai fratelli Pomodoro. Un’esperienza che segna una svolta decisiva nella storia del gioiello moderno.

Nel corso dei decenni, questa pratica si trasforma e si amplia, dando origine al gioiello contemporaneo, un ambito di ricerca in continua evoluzione che apre nuovi orizzonti concettuali e formali. In questa prospettiva, il gioiello non è più definito dalla funzione decorativa, ma si configura come opera relazionale, capace di attivarsi pienamente solo nel rapporto con il corpo. È in questo contesto che prende forma la nozione di installazione corporea, una concezione attuale del gioiello come spazio esperienziale e performativo.

I principi di questa visione sono stati formulati nella sua riflessione teorica sul gioiello contemporaneo, qui presentata in forma di testo critico-filosofico, nel testo integrale tratto dalla conferenza di Antonio Fontana.

 

Antonio Fontana - Shine on you Crazy diamond - collana in oro, diamante, carbonio, laser rosso
Antonio Fontana – Shine on you Crazy diamond – collana in oro, diamante, carbonio, laser rosso

 

Gioiello come installazione corporea
Il gioiello contemporaneo non è più un ornamento. È una scultura in movimento.  Un frammento di materia che attende il corpo per diventare presenza. Quando la pelle lo accoglie, il gioiello cessa di essere oggetto, diventa relazione: un dialogo tra carne e forma. Il metallo respira, la resina si scalda, la fibra vibra, la luce si muove. Nel contatto tutto si trasforma, l’opera si compie nel vivere.
Il corpo non è più cornice, è spazio dell’opera, è la sua architettura viva. Ogni gesto, ogni respiro ri-scolpisce la materia, come se l’arte avesse finalmente trovato una pelle da abitare. Il gioiello non abita la vetrina. Abita il corpo. È arte situata, scultura abitata, esperienza incarnata. Tra interno ed esterno, tra intimità e visibilità, tra identità e mondo. Là dove la pelle finisce e il pensiero comincia, nasce il suo linguaggio. Indossare un gioiello contemporaneo è un atto di ascolto, un gesto di presenza, una forma di pensiero che si fa materia. Perché il gioiello, oggi, non decora il corpo: lo rivela, lo riscrive come opera d’arte.

 

Questa visione è stata presentata nell’ultima edizione della Roma Jewelry Week 2025, ideata da Monica Cecchini e svoltasi nella suggestiva cornice delle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia.

L’evento ha ospitato oltre 150 opere provenienti da tutto il mondo, tra i lavori selezionati per il concorso e quelli esposti nell’area Aurea Roma, dedicata all’eccellenza dei grandi maestri orafi-artisti della capitale.

 

Glauco Cambi - Carne e cemento - collana in argento e chiodi antichi
Glauco Cambi – Carne e cemento – collana in argento e chiodi antichi

 

In quest’ultimo contesto si collocano le installazioni corporee, opere che superano la dimensione oggettuale del gioiello per diventare esperienze incarnate. Emblematica è la collana Carne e cemento di Glauco Cambi, ispirata a Gaza: un lavoro che, attraverso l’uso dell’argento e di chiodi antichi, richiama una temporalità sacrale e arcaica. La sofferenza non è rappresentata come evento contingente, ma come ritorno storico del sacrificio umano. L’assenza di sangue rifiuta l’estetizzazione dell’orrore e assume una funzione apotropaica: non mostra per consumare, ma sottrae per ricordare.

 

Glauco Cambi - Carne e cemento - collana in argento e chiodi antichi - bozzetto
Glauco Cambi – Carne e cemento – collana in argento e chiodi antichi – bozzetto

 

In Go Back di Paolo Mangano, il gioiello non sollecita un semplice gesto, ma un atto incarnato. La freccia non orienta nello spazio esterno, ma si piega verso l’interno, indicando un movimento di ritorno e di ascolto.

 

Paolo Mangano - Go back - bracciale in argento, gomma e titanio
Paolo Mangano – Go back – bracciale in argento, gomma e titanio

I moduli mobili evocano un’identità in divenire, composta da frammenti che si separano e si ricompongono. Sul corpo, l’opera diventa memoria attiva e segno silenzioso, invitando a riconoscere il Gaudium come presenza vissuta e incarnata nel tempo.

 

Paolo Mangano - Go back - bracciale in argento, gomma e titanio
Paolo Mangano – Go back – bracciale in argento, gomma e titanio

Allo stesso modo, in Shine On You Crazy Diamond di Antonio Fontana, il corpo di chi indossa l’opera non è un semplice supporto, ma uno spazio vivente. La luce laser irradiata dal diamante attraversa la carne, come a inciderla, legando indissolubilmente scultura e persona. L’opera si anima e il corpo si trasfigura: materia e dimensione simbolica si fondono in un’unica luce incarnata.

 

Antonio Fontana - Shine on you Crazy diamond - collana in oro, diamante, carbonio, laser rosso
Antonio Fontana – Shine on you Crazy diamond – collana in oro, diamante, carbonio, laser rosso

 

Queste opere non si limitano a essere gioielli, ma si configurano come pensiero incarnato, luoghi di confine in cui ricerca e provocazione si intrecciano con la tecnologia e il gesto manuale sapiente. Attraverso il corpo, la materia si attiva, supera la funzione e si fa esperienza, trasformando il gioiello contemporaneo in un atto di relazione e di senso.

Fotografie – All rights reserved © Antonio Fontana