Il Cimitero delle Fontanelle

Dopo circa sette anni di chiusura, ha riaperto a Napoli il 18 aprile 2026 l’antico cimitero delle Fontanelle.


Dopo l’eliminazione delle infiltrazioni d’acqua che ne avevano impedito la fruizione e la sistemazione del piazzale antistante alla struttura grazie ad un progetto di Renzo Piano, la struttura resterà aperta tutti i giorni dalle 10 00 alle 18.00.
La gestione è affidata ai ragazzi del rione Sanità della Cooperativa della Paranza che già gestisce le catacombe di San Gennaro e San Gaudioso; il biglietto d’ingresso costerà 8 euro.

Nel popolare quartiere della Sanità, un tempo periferia della città ove si trovavano le zone cimiteriali, le antiche catacombe di San Gennaro e quelle di San Gaudioso, in un antica cava di tufo , si trova “il cimitero delle fontanelle”. Si tratta di un ossario dove nei secoli passati si ammassarono tutti i resti dei morti per epidemie fino a quelli del colera del 1836, anno di chiusura del cimitero. La maggior parte degli scheletri provengono “dalla tremenda pestilenza che desolò Napoli nell’anno 1656“.
Da una popolazione di 400.000 anime ne sopravvissero solo 100.000.
Da una cronaca dell’epoca si legge:
non vi era più luogo da seppellire, né chi seppellisse.Videro questi occhi miei questa strada di Toledo ove io abitavo, così lastricata di cadaveri, che qualche carrozza che andava in palazzo non poteva camminare se non sopra la carne battezzata“.
In questo stesso ossario, successivamente, vennero riposti anche i resti che venivano ritrovati in città durante i lavori di scavo per fogne, acquedotti o ancora dalle bonifiche, dalle “terre sante”, dalle chiese e perfino quelli emersi durante lo scavo per il rinforzo delle fondamenta del Maschio Angioino nel 1934.

È un luogo molto suggestivo, macabro eppure non impressionante.

Cimitero delle fontanelle

Da una cronaca di Roger Peyrefitte del 1952:

restai colpito dallo spettacolo che si offriva ai miei occhi, niente di simile alle file di mummie che si vedono presso la chiesa dei cappuccini a Palermo, niente di simile agli eleganti arabeschi di frammenti di ossa che fanno bella mostra di sè ai cappuccini dell’Immacolata Concezione a Roma. In due larghe gallerie, alte una dozzina e lunghe un centinaio di metri, vi erano allineati migliaia e migliaia di crani e di ossa illuminati da migliaia di candele. Le ossa sono tutte ben ordinate per tipo e ammassate in precise forme geometriche tranne alcuni crani che sono racchiusi in bacheche di legno o di marmo ” quelle delle anime adottate“.

Le volte della cava sono molto alte e ci sono delle aperture da dove filtra un velo di luce, sembra un’immensa cattedrale della morte.

Il silenzio irreale era rotto solo dalle litanie delle vecchie o dai cori che recitavano suffragi e le preci per le anime del Purgatorio, una vera trasposizione. Sembrava vivere in un’altra dimensione nel pieno di una tragedia greca. Lo strepitio improvviso delle ali o il verso di qualche uccello fa sussultare il visitatore e lo riporta nella realtà. Le ossa furono riordinate dal canonico Gaetano Barbati alla fine dell’0ttocento con l’aiuto di popolane”.

Cimitero delle fontanelle

L’apertura al pubblico avvenne nel marzo del 1872.

Ebbe allora inizio il culto delle ossa che è durato fino al 1969, data in cui il cardinale Corrado Ursi chiuse definitivamente al culto l’ipogeo delle fontanelle. “Ormai si era sfociato in manifestazioni pagane che nulla avevano della pietà cristiana per i defunti“.

Era riemerso l’antico culto dei morti, il culto delle ossa. Un vero feticismo da religioni lontane e pagane che a Napoli non era mai morto ed era praticato in sordina in altri piccoli ipogei cittadini, a San Pietro ad Aram e nella terra santa della Chiesa delle anime del Purgatorio, sul decumano maggiore.

Cimitero delle fontanelle

da un testo del 600:

considerando molti divoti napolitani il gran tesoro dei meriti che seco porta l’opera di dar suffragio e aiuto alle anime dei fedeli del purgatorio i tormenti dei quali sono maggiori di quanti si possono patire in questa vita come testifica……etc etc…”

Il culto consisteva nell’adottare un cranio a cui corrispondeva un ‘anima “pezzentella”, cioè abbandonata sconosciuta e senza preghiere. L ‘adottante gli dava una degna sistemazione, in genere una casetta di legno o di marmo per proteggere il cranio dalla polvere. Gli faceva visita spesso e non gli faceva mai mancare lumini e fiori e ad ogni visita declamava decine di “requiem aeterna” per lenire le sofferenze dell’anima che si credeva al Purgatorio.

Ancora oggi per fare un augurio qualche vecchio napoletano suole dire “frische all’anema dei muorti vuostri“, sia di rinfresco (dalle fiamme dell’inferno o del purgatorio) alle sofferenze dei vostri cari defunti. L’adozione invero non era effettuata per puro spirito di carità, giacché l’adottante voleva in cambio di queste cure “grazie e protezione” e se queste non avvenivano riabbandonava il cranio nella polvere e nell’incuria e ne adottava un altro. Se poi invece venivano esaudite le proprie richieste “a grazia ricevuta” si assistevano a vere gare per dare una degna sistemazione ai resti mortali con frequenti scene di isteria collettiva e fenomeni di esaltazione supportate, talvolta, da fenomeni strani o inspiegabili come la trasudazione di crani.

Ad alcuni scheletri vennero date perfino denominazione e identità:…lo scheletro del capitano, del giudice, del bambino. Molti gli aneddoti e le leggende che circolavano sul loro conto e morte e sciagure erano riservate agli scettici e agli increduli.

Cimitero delle fontanelle

Foto dell’autore.