Il BAR di Roberta Frascati al San Carluccio

Troviamo una panchina, restiamo seduti ad aspettare un bus, un tram, qualcuno. La vita. Ci sediamo, forse è troppo letterario ma mi pare bello e ci lasciamo andare all’attesa, che qualcosa arriverà. ‘Sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmí, sentiamo cantare, giriamo la testa e arriva lei accanto a noi su questa panchina.

Roberta Frascati, con una lunga gonna gialla e una borsa, che potrà sembrare anche piccola ma è carica di sentimenti e ricordi e oggetti che prenderanno vita con lei in scena, su questo palco volutamente vuoto del teatro San Carluccio di Napoli, se non fosse per noi, se non fosse per questa panchina, troppo letteraria, ma mi pare bella. Si spengono le luci e ci spegniamo un po’ anche noi per fare spazio e dare tempo a Roberta in arte Marta, che a dirla tutta non ha bisogno di noi che le diamo attenzione. È lei che se la prende, camminando piano, lentamente sussurando Cchiù bella, cchiù doce ‘sta notte sarría.
Si tu, vita mia venisse a vucá. Si siede, Na storia d’ammore te conto, una storia d’amore ci racconta, l’amore di una donna verso sé stessa.
La strada che ha fatto per arrivare dove è adesso, dal piccolo paese di provincia fino alla grande città su questa panchina a raccontarci del suo BAR, una vita per capire che Basta Amarsi Responsabilmente.

Un monologo di e con Roberta Frascati, per la regia di Franco Nappi e Riccardo Pisani
Come Forrest, Marta si racconta, il tempo di una sigaretta, il fumo di una sigaretta che avvolge e si perde nei ricordi, ci porta tra i ricordi. Quelli di una ragazza di campagna.
Come Forrest, Marta corre presa dall’entusiasmo, dalle novità che trova lungo la strada, da tutte le situazioni che in un paese una giovane donna non trova.

La sua borsa, la sua protezione, la sua cassetta dei preziosi, un bigliettino, impara a DARE Marta, per non finire travolta, smette di correre e si concentra. Vive, sbaglia e soprattutto sceglie. Scegli di amarsi. Trova anche lei il suo angolo di paradiso. Canta di una voce celestiale, canta ‘Sta nuttata ‘e sentimento con il suo walkman, una cassettina, proprio come un ricordo.
La sua borsa è la sua memoria, pesca ricordi che ricordano, che suggeriscono. Come la vista di un walkman che ci riporta al nostro personale c’era una volta, prima di arrivare qui. Ci dovremmo ricordare più spesso della memoria. Ricordiamo un sacco di cose delle persone che ci hanno accompagnato fino a questa panchina, le mani, il sorriso, a volte pure lo sguardo. Ma la voce quella no, chissà dove va a finire, magari in uno spazio bello, che avvolge e non trattiene.
Dimentichiamo la voce delle persone. Ho dimenticato la voce di mio padre.
Roberta si alza, gioca con un’altra sigaretta, una piccola scatola per la cenere, canta, si siede. Parla con noi, si muove tra i ricordi. Su quella panchina, su questa panchina tante le voci che l’accompagnano, le suggestioni e le visioni. Una finestra sull’acqua, colma il mare Marta e sogna. Trova il suo sogno quando smette di correre, di assecondare la frenesia che ci circonda e inizia ad amare, responsabilmente. In fondo è tutto qua. Basta Amarsi Responsabilmente. Chiara è ‘a luna doce è ‘o viento calmo è ‘o mare oje Carulí’!

Roberta si alza, continua a cantare, esce fuori. Rimane una canzone, rimangono i ricordi. Scrosciano gli applausi.

Prodotto da Contestualmente Teatro Il Demiurgo in collaborazione con Etcetera Officine Culturali va in scena Bar per la drammaturgia di Roberta Frascati.

Foto di Francesco D’Ambrosio