Hokusai a Palazzo Blu di Pisa, ultimi giorni per poterla visitare

Mentre Pisa si muove tra le sue torri pendenti e i turisti che la attraversano con l’irruenza di un fiume in piena, arriva la mostra Hokusai che, con la sua arte, ci invita a rallentare e a guardare il mondo con occhi diversi.

E lo fa proprio qui, presso il Palazzo Blu di Pisa, fino al 23 febbraio 2025.

La mostra è divisa in 8 sezioni:

  • Vedute celebri del Giappone
  • Vedute del monte Fuji
  • Manga e manuali
  • Shunga
  • Rappresentazioni di poeti e poemi
  • Surimono
  • Hokusai pittore
  • Giapponismi

Nella seconda sezione ci ritroviamo davanti a La Grande Onda di Kanagawa, simbolo per eccellenza dell’arte di Hokusai: è impossibile non sentirsi piccoli, tra quel blu che avvolge il cielo e il Monte Fuji, sullo sfondo, che sembra restare immobile. Questa scena trasmette un messaggio inconfondibile: il mare non si ferma, la vita scorre, e noi possiamo solo provare a trovare il nostro equilibrio in mezzo a questo fluire incessante.

L’arte di Hokusai si esprime attraverso i paesaggi dell’ipnotico Monte Fuji e scene di vita quotidiana, che offrono un sincero inno alla natura e alla capacità dell’essere umano di raccontare il mondo con semplicità e profondità. D’altronde, in questo contesto, la Grande Onda non rappresenta solo la potenza distruttiva della natura, ma diventa anche l’emblema della resilienza umana, capace di cadere, di subire le intemperie, per poi ritrovarsi e ripartire verso nuove mete.

Inoltre, la mostra di Hokusai ci racconta di un Giappone che continua a dialogare con il presente grazie alla maestria inconfondibile dell’artista, il quale ritrae con cura e precisione i luoghi celebri – detti anche meisho – regalandoci una finestra su un passato che, per quanto distante, in fondo non appare poi così lontano.

dalla serie Trentasei vedute del Monte Fuji

Infatti, un aspetto particolarmente interessante, oltre a Trentasei vedute del Monte Fuji, lo troviamo anche in  Viaggio tra le cascate giapponesi e Vedute insolite di famosi ponti giapponesi . D’altronde, queste non si limitano esclusivamente a celebrare la bellezza naturale, ma documentano anche l’incredibile trasformazione di un linguaggio visivo, rivoluzionato dall’introduzione del blu di Prussia. Si tratta di un pigmento proveniente da terre lontane che, grazie alla sua intensità e originalità, ha aperto nuove strade nell’espressione artistica, dimostrando come l’incontro tra culture differenti possa dar vita a innovazioni capaci di trascendere il tempo stesso.
Vale la pena ricordare che Berorin ai, come venne chiamato il Blu di Prussia , trasformò la tecnica del bokashi, dando alle stampe una profondità nuova. Il colore si fece materia: denso di sfumature, capace di restituire il respiro del mare e l’ombra delle montagne.

Ma non fu solo una questione di colore. Il Giappone, nel 1720, apriva uno spiraglio verso l’Occidente, sotto la politica illuminata dell’ottavo shōgun, e con i libri e le immagini che giungevano da fuori, arrivavano anche nuove prospettive. Ukie, l’arte di rappresentare la profondità e lo spazio secondo principi occidentali, si fondeva con la tradizione giapponese. Così, nei paesaggi di Hokusai, la visione si allarga, il mondo si dilata. Il ponte a tamburo del tempio di Kameido diventa un’icona, la sua forma si imprime nella memoria, tanto che persino Monet ne trarrà ispirazione.

Un’enciclopedia di immagini

Hokusai ci racconta anche con i suoi Manga, il Denshin kaishu (“trasmettere lo spirito, imparare il mestiere”), che mette in luce l’intento educativo della collezione – un successo che ha continuato a vivere per oltre trent’anni dopo la sua scomparsa. Dai paesaggi alle scene quotidiane, fino alle rappresentazioni di esseri umani, divinità e fauna, l’opera si trasforma in una vera enciclopedia grafica del suo stile. I disegni, realizzati con una velocità e una maestria che sorprendono, sanno bilanciare il prosaico con lo stravagante, conquistando sia il pubblico giapponese del tempo che gli europei, i quali ne hanno colto il fascino nel XIX secolo.

Il linguaggio della poesia e il volto della natura

Altre opere mostrano come la poesia si faccia immagine nelle silografie verticali dello Specchio dei poeti giapponesi e cinesi. Dieci stampe per dieci figure, dove arte e letteratura si intrecciano in una narrazione raffinata, pensata per chi ama perdersi nei dettagli e nelle citazioni. Ma Hokusai non è solo per chi ha una mente erudita: nella serie Cento poesie per cento poeti in racconti illustrati della balia, la parola poetica si trasforma in immagini accessibili a tutti, con una leggerezza che rivela la grandezza dell’arte popolare. E come non citare l’ikonografia animalesca, come quel celebre rotolo Tigre fra i bambù che guarda la luna piena: un vero inno alla natura, alla sua forza e al suo mistero, dove l’immagine sembra osservare l’uomo con la stessa intensità con cui quest’ultimo cerca disperatamente di coglierne i segreti.

C’è un momento in cui l’arte diventa quotidianità, in cui si mescola agli oggetti di ogni giorno, e Hokusai lo sapeva bene. Basta guardare quel ventaglio con la cortigiana a Nakanochō: lì la bellezza incontra la funzionalità, e accanto alla figura femminile una poesia di Santō Kyōden sussurra sottintesi, evocando metafore che sembrano perdersi tra le pieghe stanche di una carta ormai vissuta. Perché, in fondo, l’arte non è solo qualcosa da ammirare da lontano, ma da vivere, da portare con sé, da tenere tra le mani come un ricordo prezioso.

Echi e ombre

La mostra continua con alcune opere di Katsushika Ōi, figlia del celebre Hokusai, che però non segue ciecamente le orme del padre. In Il Trio di suonatrici il suo pennello rinnova quel retaggio, donandogli un’anima tutta sua: luce e ombra sembrano danzare sulle sue tele, rompendo la rigida simmetria per liberare un movimento naturale, quasi un soffio di vita che accarezza ogni tratto. Il segno di Hokusai, poi, viene reinterpretato in chiave moderna da artisti di oggi – Yoshitomo Nara, Takashi Murakami, Manabu Ikeda – che sanno caricare le loro opere di nuovi significati.

Per esempio, La Grande Onda di Ikeda diventa apocalittica, colma di un simbolismo che parla di crisi ambientale e del caos del mondo moderno: un’onda che non è più solo la forza travolgente della natura, ma diventa anche un inno alla fragilità umana, alla frenesia e alla vertigine che accompagna la nostra esistenza.

Questo è solo un assaggio, tanto altro è possibile vedere in questa mostra che resta disponibile ancora per pochi giorni. Tradizione e innovazione dell’artista hanno garantito alla sua produzione un posto centrale e indiscusso nella storia dell’arte mondiale, poiché rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la comprensione dell’evoluzione tecnica e stilistica attraverso i secoli.

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Il sabato, la domenica e i festivi con orario 10-20

Biglietti
E’ possibile acquistare i biglietti on-line su vivaticket
Intero: 14,00 €
Ridotto: 12,00 €