Fuorisalone 2018: chiamatelo festival dell’allegria, perché piace sempre più

Domenica scorsa si è conclusa l’esposizione annuale del Fuorisalone 2018. La rassegna di eventi di design district, moda, arredamento, tecnologia, food e architettura. Ormai non è più una semplice exibition, è qualcosa che rivitalizza la città di Milano.

Immagini Fuorisalone – Piazza Cairoli

Fuorisalone 2018: luoghi e contenuti

Il Fuorisalone 2018 è un po’ come Bookcity. Per orientarsi ci vogliono calendari, guide e mappe. Sembra quasi una ricerca del tesoro, ma per fortuna nel decennio attuale ci sono i siti di informazione, le applicazioni e i social network. Quindi per chi abita a Milano, se c’è la volontà e perché no l’attrazione, è impossibile perdersi il Fuorisalone.  Anche solo riassumere i luoghi che hanno ospitato questa esposizione richiederebbe un’intera colonna di giornale.

Molto rapidamente non si può non citare il centro focale di questa rassegna: la zona del centro storico con i vicoletti delle 5Vie (da Sant’Ambrogio al Duomo); Brera con la sua Brera Design Week; i nuovissimi quartieri di Isola, Citylife, LGBT (zona Porta Venezia); l’appuntamento fisso con gli spazi esterni dell’Università Statale di Milano; le iniziative di rivalutazione di vecchi aree industriali dei quartieri di Lambrate e Bovisa. Ce ne sarebbero almeno altre venti da indicare. Questo è per far capire quale immensa rete di proposte ha contornato e raggruppato varie parti cittadine la settimana scorsa: dalla periferia al centro, arrivando addirittura nell’hinterland meneghino.

E si tratta, si badi bene, di una spontanea e ben riuscita organizzazione di studi architettonici, progettuali e industriali che con l’avvallo del comune trasformano le zone quotidiane in meravigliosi e attraenti showroom e tensostrutture  all’aperto. Dietro non c’è alcun ente che sovraintende la manifestazione, anche se numerose sono le aziende implicate nell’organizzazione e nella comunicazione social.

Certo pensare negli anni ’90 che dalla costola dello storico Salone del Mobile nascesse un movimento di aggregazione cittadino, così improntato sul design e sulle creazioni particolaristiche, era piuttosto distopico. Invece è accaduto. E oggi il Fuorisalone è diventato uno degli eventi di design più importanti al mondo. Anche perché ha saputo coinvolgere anche altri settori non per forza collegati al disegno industriale e all’architettura urbanistica e futuristica. Quello di quest’anno ha proposto, per esempio, spazi in cui ci si concentrava di più sulle novità tecnologiche, sull’espansivo settore food, sul bio e sull’ecologia o riuso creativo dei materiali inorganici.

Se, quindi, è complicato mappare gli spazi culturali e i quartieri che partecipano al Fuorisalone, altrettanto è ardua impresa raccogliere le istanze e i contenuti della manifestazione.  Non sono un architetto di professione, nè un disegnatore industriale, quindi questa fusione di più concetti in due concept deriva dalla mia impressione di ammiratore dell’arte e comune cittadino. Un po’ come tutti quelli che passeggiano con aria stupita e festosa per le vie coinvolte.

Fondamentalmente il Fuorisalone 2018 è andato concentrandosi verso due direzioni di ricerca: il recupero di un design semplice nei colori e nelle linee, compatto e funzionale che cerca di inserire nella modernità industriale forme floreali e naturali come abbellimento decorativo; dall’altra una ricerca architettonica e di uno stile che consentano una dialettica fra lo spazio primitivo dell’uomo e quello moderno, rivolgendo particolare attenzione alla tecnologia smart, all’utilizzo innovativo della luce artificiale e al suono.

Fuorisalone 2018 In Statale

 

Oltre il design, i dj set: Il Fuorisalone 2018 è stato anche questo

La bellezza del Fuorisalone e anche quest’anno ne ho avuta conferma non è solo nel poter ammirare un’oggettistica miniaturizzata, usi della realtà tridimensionale, giochi di specchi ed esperienze multisensoriali. Gli spazi adibiti per questa manifestazione a volte sconvolgono il cittadino, quasi lo ipnotizzano. E non è soltanto una gara alla ricerca dell’hashtag migliore o per la foto da #picoftheday del giorno. Si tratta di proporre una realtà che con progettualità e arte ci fa scoprire facce nuove del quotidiano o del nostro vicino futuro. Non tutto è rivolto ai prossimi anni. Ci sono state per le vie di Milano anche proposte di abbellimenti e decorazioni, rimodernizzazioni di spazi decò o vittoriani, semplici marketplace da fiera espositiva e perfino la presenza di agricoltura urbana nel suolo cementificato della Milano dei grattacieli.

Non solo esposizione, dunque, ma anche divertimento e dibattito. Se Bookcity è la rassegna culturale per eccellenza, il Fuorisalone in questi anni sta diventando anche il perno centrale della movida milanese. Per una città che da aprile in poi resta poco in letargo, l’avvento di questa manifestazione rappresenta l’apertura dei cancelli della stagione open di Milano.

Qualcuno polemizzerà affermando che allora in fin dei conti questa tanto decantata fiera è l’occasione per bere e fare casino? Non è esattamente così. Certo i calendari dei dj set nelle varie piazze milanesi anche quest’anno non si sono sprecati: Brera, la Statale di Milano, piazza Cairoli e la casa BASE di via Tortona (zona Navigli) hanno proposto a teenagers e appassionati di musica varie misture musicali se serate dance. Tutto questo nell’ambito di un mantenimento più che adeguato di decoro e ordine urbano.

Diciamo che l’associazione fra design, architettura, spazi culturali ed eventi open crea un’aggregazione imponente di persone. Genera quello che potremmo definire un festival primaverile. E’ questo aspetto di una Milano che si anima come non mai, di giorno così come di notte a garantire il successo del Fuorisalone. Ed è una botta di vita che coinvolge tutte le età e sopratutto tutti i popoli.

Brera Milano
Opera di Massimo Meda

Fuorisalone 2018: una molla turistica da non sottovalutare

L’imponente forza trainante del Fuorisalone, con le sue mille sfaccettature e con le sempre più numerose partecipazioni attrae sempre più turisti ed esperti dei settori principali (design, industria, tecnologia e architettura d’arredamento). Milano diventa un crogiolo di culture differenti non solo, perché ci si apre sempre più al design extraeuropeo (quest’anno quello asiatico e quello brasiliano), ma perché s’è creata una tendenza da top trend che va sempre più alimentata e incentivata. Per piccoli negozi artigianali, bar, temporary shop, spazi industriali riutilizzati è l’occasione per farsi conoscere e implementare le proprie risorse.

Esposizione Fuorisalone 2018 alla Statale di Milano

Fuorisalone 2018: l’anticamera di Bookcity 2018

Nell’ottica delle riviste e degli enti che hanno dato vita al Fuorisalone c’è comunque sopratutto la vitalità culturale. E allora anche quest’anno non sono mancati spazi pubblici dove poter assistere e partecipare ai confronti aperti. Indubbiamente non siamo ai livelli del Salone del Libro o di Bookcity, poichè qui la presenza di scrittori di fama internazionali e di influencer si fa triplicata. Ad ogni modo, tuttavia, è stato possibile, per chi ne ha avuto interesse, prender parte alle iniziative di dialogo. Gusto per farne alcuni esempi un tram che diventa location per dibattere di sostenibilità, innovazione, futuro o ancora la giornalista Selvaggia Lucarelli ha preso parte a una conferenza relativa al valore dei social attuali presso la casa BASE di Via Tortona.

Il Fuorisalone della stagione primaverile diventa così l’anticamera del prossimo Bookcity 2018. Le date di questa rassegna culturale sono già fissate: dall’ 8 all’11 novembre.

Fuorisalone: un paio di conclusioni

Che cos’ha rappresentato il Fuorisalone 2018? 

Dal mio punto di vista ha rappresentato non solo design, arredamento, arte industriale, tecnologia, rassegna food , fotografia e musica, ma la voglia di emozioni e rivitalizzazione festosa che questa manifestazione porta con sé. E’ una Milano che va oltre la Milano da bere, la Milano per bene e quella culturale.

E’ una città che si risveglia dai tepori invernali e trasmette allegria e caos creativo in ogni piccolo anfratto cittadino. Se un giorno mai non lo chiameranno più Fuorisalone, ma festival dell’allegria, lasciatecelo lo stesso, perché a noi milanesi piace sempre di più.

Ecco alcuni scatti fra i più rappresentativi fra Brera Design Week e l’Università Statale di Milano: