Consigli e suggerimenti per una sceneggiatura a regola d’arte

Un po’ come gli appassionati di letteratura che hanno un loro manoscritto nascosto nel cassetto, anche i cultori di cinema e televisione sognano di poter scrivere qualcosa (e spesso lo fanno), magari un film accattivante o un serie televisiva in grado di appassionare. Ma come si fa? É sufficiente avere un’idea? E come si può tradurre quell’idea in qualcosa di concreto? Prima di mettersi al computer e scrivere come dei forsennati è meglio affidarsi a chi sa, come Cristina Borsatti che nel suo Scrivere per il cinema e la televisione (Editrice Bibliografica) fornisce una completa guida per tutti gli aspiranti sceneggiatori. Borsatti, giornalista e sceneggiatrice, già autrice di un saggio dedicato a Roberto Benigni e di un volume dedicato a Monica Vitti, docente di sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, riesce a trasmettere tutta la sua sincera passione per la sceneggiatura in questo manuale in cui vengono affrontati tutti gli aspetti importanti dello scrivere per il cinema e per la televisione. Nelle sue pagine alcuni potranno trovare utili consigli sia i neofiti che si avvicinano curiosi a questo ambiente sia coloro che già conoscono o frequentano l’affascinante mondo della sceneggiatura e dei suoi linguaggi, come racconta Cristina Borsatti nell’intervista.

Si può diventare buoni sceneggiatori o bisogna nascere con questo talento?

Come per qualunque altro mestiere, esistono delle predisposizione. Diciamo che alcuni sono più portati di altri. Personalmente ritengo sia una questione di passione, perché più ne hai più hai la voglia e il tempo di occuparti di qualcosa. Il talento è un mix di passione e sacrificio. Più hai passione più ti dedichi, studi e lavori. Perché per diventare buoni sceneggiatore è necessario applicarsi, e anche parecchio.

Quali sono le regole base per scrivere di cinema?

Più che di regole, uno sceneggiatore ha bisogno di linguaggi. Deve saper scrivere, questo è ovvio, ma è necessario che conosca anche il linguaggio cinematografico e quello drammaturgico. Anche questi linguaggi hanno una loro grammatica, dunque ci sono parecchie regole da apprendere. L’ideale sarebbe conoscere i ruoli principali in un set. Lo sceneggiatore scrive pensando alla regia, alla fotografia e al montaggio. E non solo. Perché ci sia un dialogo tra addetti ai lavori è necessario sapere che cosa accade su un set, cosa fanno gli altri, i nostri primi interlocutori. Per quanto riguarda la drammaturgia, il primo passo è, invece, essere avidi lettori e spettatori. Anche i più grandi narratori hanno imparato le regole da chi li ha preceduti. Osservare insomma, ma anche trovare le costanti, analizzando e scomponendo tutti i tasselli di una trama.

Quali consigli daresti a un giovane aspirante sceneggiatore?

A chi si affaccia a questo mestiere, consiglio di dedicare molto tempo allo studio. Le informazioni di cui ha bisogno sono sotto gli occhi di tutti. Libri, piéce teatrali, fumetti, film, appunto. Esistono, inoltre, molti manuali, molte scuole. Naturalmente, la teoria deve essere al servizio della pratica. Quindi è necessario rompere il ghiaccio con la pagina bianca presto, e misurarsi con la scrittura. Consiglio, infine, di trovare lettori, forse una delle operazioni più difficili. La scrittura di una sceneggiatura prevede un’infinità di riscritture e le “critiche” che riceviamo sono un bene prezioso.

Consiglieresti di iscriversi a qualche scuola di sceneggiatura?

Assolutamente, e per tante buone ragioni. Le scuole accelerano il percorso di apprendimento ma, soprattutto, mettono in contatto con professionisti del settore. Se nella vita gli incontri sono sempre importanti, in alcune professioni sono fondamentali. Per entrare nel mondo del cinema e della televisione è assolutamente necessario, le opportunità arrivano grazie agli incontri.

Cosa ne pensi degli sceneggiatori italiani?

Credo che in questo momento abbiano vita dura. Il nostro cinema non gode di ottima salute e non si producono moltissimi film. Non sono molti i professionisti italiani in grado di vivere solo e unicamente di sceneggiatura. La televisione, in compenso, offre più possibilità e più ruoli. Credo ci siano molti bravi professionisti e che, anche Italia, si stia ricominciano a comprendere quanto sia importante questa fase del processo creativo di un film o di una fiction.

I tre film della storia del cinema che secondo te hanno la migliore sceneggiatura di sempre?

Domanda difficilissima, ci sono tanti bellissimi film ben scritti. Te ne dico tre, ma è un elenco molto soggettivo: “Viale del tramonto” di Billy Wilder, “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock e “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme.

E i tre film italiani?

Altrettanto difficile risponderti. Ci provo: “Lo scopone scientifico” di Luigi Comencini, “C’era una volta in America” di Sergio Leone e “Una pura formalità” di Giuseppe Tornatore. Avrei una motivazione per tutti, pensa che lo script di “Una pura formalità” ha fatto scuola. Tornatore ha scomposto letteralmente la trama, regalandoci la soluzione all’inizio e sdoppiando i piani di realtà. “Il sesto senso” di M. Night Shyamalan è costruito più o meno nello stesso modo, ma è stato realizzato ben cinque anni dopo.