
Capitol, Pordenone – “Nonostante il titolo, lo spettacolo non contiene conigli” dichiara il buon Salvo Di Paola a inizio show.
Mente sapendo di mentire perché quella che ci regalerà per più di un’ora è un’ininterrotta cavalcata nella sua versione di stand-up comedy, dalla quale escono sorprese improvvise e impreviste.
Due qualità clamorose in questo artista poco più che trentenne (ma non lo dimostra): la spontaneità, che si traduce in una capacità di rendere la presenza sul palco naturale e “intima”, e la freschezza di gestione del materiale umoristico, che viene tenuto saldamente in mano pur nella capacità di sapersi modellare, adattare all’inatteso e ai rimandi del momento.

“Conigli“ non è solo una somma di battute che si accumulano: alle fondamenta ha una architettura – perché no?! – narrativa, che si regge su puntelli ben saldi e su una struttura circolare e compiuta.
Il denominatore comune è la capacità di essere ficcante e stordire il pubblico in maniera a suo modo suadente: a volte in punta di fioretto, solleticando il comune sentire e il vissuto (disagiato) condiviso, o, molto più spesso, con il bisturi del politicamente scorretto e il coraggio di una spruzzata di verace volgarità.
Nulla viene risparmiato in Conigli: inizia con una dichiarazione d’intenti – che suona più o meno così: “le battute su Israele le facciamo subito così ci leviamo subito questo peso dal cazzo” – e non arretra nemmeno davanti allo sputo su quel piatto in cui Salvo ha mangiato spesso, con la presa in giro del pubblico di Propaganda Live (programma che ha fatto conoscere all’audience televisiva il nostro, nda).
Si inanellano così deliberate stilettate: c’è n’è per l’ipocrisia capitalista, che crea un danno per fornire una cura e continuare a proporre la propria catena sadico-lucrativa; per l’illusorio e temporaneo universo parallelo della psicoterapia, che a fine seduta ti abbandona nel mondo, impreparato ad affrontarlo; per il mondo della disabilità e per le quotidiane situazioni tragicomiche… e moltissimo altro.

La parte più alta e vera si ha nell’interazione con il pubblico: un gruppo di giovani, che entra dopo tre quarti d’ora dall’inizio, dà a Di Paola il gancio per un momento di surreale nonsense improvvisato, mentre una ragazza, chiamata in causa sulle dinamiche private/intime di coppia, dice di chiamarsi Rednaxela, cioè il nome di suo padre (Alexander) al contrario: Di Paola sembra prossimo all’orgasmo, mentre per il pubblico è l’apoteosi. La realtà sa essere proprio più impensabile di qualsiasi sceneggiatura.
Conigli mantiene tutto quello che promette nel lancio, cioè di “parlare delle cose umane: Amore, Anarchia e Merda“. Ma lo fa con uno sguardo capace di angolazioni acute su situazioni troppo spesso ottuse, o che la maggioranza di noi non ha il tempo/sensibilità per cogliere, ma che sente come necessità interiori.
Bravissimo dottor Salvo, ci hai fatto passare una deliziosa serata: adesso ci lasci anche tu un po’ soli nel mondo… ma con un sorriso nel cuore, gli occhi affamati di curiosità e la mente accesa in modo anticonvenzionale sulle stramberie di ogni giorno.
In apertura la breve incursione del bravo Alessio Cabbia che ha regalato la sua comicità spigolosa e che ha preparato molto bene la strada alla serata.

Conigli
di e con Salvo Di Paola
produzione The Comedy Club




