Venezia 83 – NAZA, nelle sale il doc Premio Speciale della Giuria

Uscirà nelle sale italiane il 28, 29 e 30 settembre – distribuito da I Wonder PicturesNAZA, uno dei titoli più apprezzati e discussi dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria (presieduta da Maggie Gyllenhaal). Prodotto dal quotidiano The Guardian e James Wilson per JW Films, NAZA è diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro autori di No Other Land, vincitore nel 2025 dell’Oscar come Miglior documentario.

Le testimonianze di un massacro intenzionale

Basato sui reportage di Yuval Abraham pubblicati da The Guardian, +972 Magazine e Local Call dopo il 7 ottobre 2023, NAZA denuncia e analizza i sistemi alla base dell’uccisione sistematica di civili palestinesi da parte di Israele nella Striscia di Gaza. Lo fa raccogliendo le testimonianze anonime di 24 ufficiali e soldati dei servizi segreti militari israeliani, coinvolti nelle strategie di sorveglianza e negli attacchi a distanza condotti nella Striscia. Come spiega il pressbook, NAZA è un acronimo militare derivato dall’ebraico Nezek Agavi, ovvero “danno collaterale”, utilizzato in modo eufemistico dai servizi segreti israeliani per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo condotto contro gli esponenti di Hamas. “Il film mostra che il massacro dei civili a Gaza non è stato semplicemente un effetto collaterale della guerra, come spesso è stato presentato dai media, ma un’azione premeditata, calcolata e intenzionale, derivante direttamente dalle decisioni israeliane”, affermano Yuval Abraham e Rachel Szor. Quest’opera, che si colloca tra giornalismo d’inchiesta e cinema documentario, si sviluppa nel buio della notte, sui tetti di Tel Aviv. Non ci sono interviste frontali. Volti oscurati e voci alterate proteggono l’identità degli intervistati, mentre le loro parole, sollecitate dalle domande di Abraham, ricostruiscono dall’interno i meccanismi della macchina militare, dai sistemi di individuazione dei bersagli basati sull’intelligenza artificiale ai piani per il trasferimento forzato della popolazione a Gaza.

Immagine di NAZA, doc firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor
Immagine del documentario. Credit: Pop Up Cinema

Il potere dell’assenza

I due registi inquadrano una Tel Aviv notturna, illuminata dalle finestre delle abitazioni, scandita dai rituali della quotidianità e dall’appuntamento serale con il telegiornale. Una normalità apparentemente intatta, che il film mette in cortocircuito con ciò che accade a sessanta chilometri di distanza, a Gaza. La scelta di non mostrare, se non negli ultimissimi minuti del film, gli effetti della violenza in modo diretto diventa così una precisa dichiarazione di intenti. Ciò che non vediamo pesa quanto ciò che viene raccontato. L’influenza di La zona d’interesse di Jonathan Glazer, produttore esecutivo del documentario, è evidente: le vittime possono restare fuori dall’inquadratura, ma non devono mai uscire dalla coscienza dello spettatore. Le reazioni degli intervistati, il loro approccio a ciò che stanno rivelando, rappresentano uno degli elementi più potenti del film, ma Yuval Abraham e Rachel Szor non sono tanto interessati alle loro motivazioni individuali, quanto alla ricostruzione degli ingranaggi di quello che uno degli ufficiali riconosce come genocidio. NAZA evidenzia il rapporto sempre più stretto tra guerra e tecnologia, sollecitando questioni cruciali in termini di responsabilità umana. Per questo, diventa ancora più significativa la scelta di accompagnare i racconti con semplici disegni fatti a mano sul momento dagli stessi intervistati. Penne e fogli di carta traducono visivamente sistemi tecnologici sofisticati, algoritmi, procedure di identificazione dei bersagli e catene decisionali.

NAZA e la disumanizzazione della vita umana

NAZA è un’opera disturbante sul processo di disumanizzazione, su come una vita individuale possa essere ridotta a una cifra, una variabile da eliminare, e su come un sistema politico, militare e sociale arrivi non solo a permetterlo, ma a pianificarlo. Il film rievoca il nazismo e la Shoah attraverso le riflessioni di uno degli intervistati, aprendo una delle questioni morali più inquietanti del doc.

NAZA è un film di guerra contemporaneo: non ci sono i campi di battaglia, le trincee, i combattimenti. Questa guerra tecnologica, compiuta a distanza, assomiglia a un videogame, non permette la presa di coscienza diretta delle conseguenze dell’azione bellica. Racconta un soldato di come conducesse un attacco e poi uscisse con gli amici. Documenta il modo in cui una società può continuare a vivere mentre, a pochi chilometri di distanza, un’altra viene devastata; sul potere di rendere accettabile ciò che altrimenti apparirebbe intollerabile; sulla distanza, geografica e soprattutto morale, che la tecnologia può frapporre tra chi decide e chi subisce. Il film costringe lo spettatore a rimanere nell’oscurità insieme a registi e soldati, fino a che le parole non diventano impossibili da ignorare. Perché, nella visione dei registi, è soltanto attraversando quel buio — e rompendo il silenzio che lo protegge — che può iniziare la ricerca della responsabilità e della giustizia.