L’anteprima mondiale del docufilm Oasis: Don’t Look Back in Anger alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con la presenza di Liam e Noel Gallagher sul red carpet e alla successiva proiezione, è stata accolta da un entusiasmo simile a quello che ha accompagnato l’Oasis Live ’25, il tour che nel 2025 ha segnato la storica reunion della band e, soprattutto, la riconciliazione dei due fratelli, rimasti ai ferri corti per oltre quindici anni.
Nel 2009, infatti, la lite nei camerini prima del concerto di Parigi aveva sancito la fine della tournée e, di fatto, quella degli Oasis. Per anni Liam e Noel non si erano più parlati, se non attraverso le reciproche punzecchiature a mezzo stampa. Una distanza che aveva finito per coinvolgere anche la famiglia: i figli di Noel, per esempio, non conoscevano quelli di Liam.
È facile intuire, dunque, la portata di un’operazione come Oasis: Don’t Look Back in Anger, diretto da Dylan Southern e Will Lovelace e ideato da Steven Knight, sceneggiatore e creatore di Peaky Blinders, nonché autore del prossimo film di James Bond.
Il pubblico protagonista dell’Oasis Live ’25
Alternando concerti, prove, backstage e momenti più intimi, il docufilm costruisce almeno tre livelli di racconto. Il primo riguarda l’identità stessa degli Oasis, quella che ha permesso alla band di rimanere nel cuore dei fan durante gli anni di silenzio e di conquistare generazioni successive: i figli e le figlie dei primi ascoltatori, ma non soltanto loro.
Ci sono Manchester, l’identità working class, le origini irlandesi, gli Stone Roses – con l’omaggio al bassista “Mani” Mounfield –, il calcio (la sagoma di Guardiola), l’orgoglio e quella particolare miscela di ironia, sfrontatezza e arroganza che ha contribuito a trasformare Liam e Noel in due icone del rock. Sono gli stessi componenti della band a riconoscere il contributo decisivo delle diverse personalità alla costruzione del suono Oasis: la sfrontatezza di Liam, le melodie di Noel, il sound di Paul “Bonehead” Arthurs.
Accanto al tour sold out della band, il documentario esplora ciò che la musica degli Oasis significa per il pubblico di tutto il mondo. Un pubblico che diventa, a sua volta, l’altro grande protagonista del film.
Alcuni dei più importanti direttori della fotografia – tra cui il premio Oscar® Lol Crawley (The Brutalist), James Laxton (Moonlight), Suzie Lavelle (Normal People, Severance) e Park Jung-Hoon (The Villainess – Professione assassina) – sono stati coinvolti nelle riprese dei concerti, utilizzando da tre a 18 cineprese contemporaneamente, per “immortalare le emozioni, sia tra il pubblico che sotto i riflettori.
“Le cineprese puntate sulla band non avevano solo l’obiettivo di documentare una performance dal vivo: dovevano immortalare un momento storico tra Liam e Noel, e il modo in cui il pubblico influiva su tutto questo”, ha spiegato Dylan Southern, uno dei filmmaker. A fine tour, il risultato erano migliaia e migliaia di ore, girate per IMAX, di clip delle prove, dei concerti e di reportage e interviste ai fan. Da Cardiff a San Paolo, passando per tre continenti e dodici concerti, il montaggio finale restituisce l’entusiasmo e la commozione di una comunità variegata di persone che canta, salta, piange e si abbraccia sulle note dei pezzi più iconici: Live Forever, Wonderwall, Champagne Supernova, e naturalmente Don’t Look Back in Anger.
Una folla capace di trasformare un concerto in un rito e un repertorio musicale in una forma di appartenenza. È la forza collettiva di questa folla a fare da ponte tra i due fratelli.

Don’t Look Back in Anger: la musica tra memoria, perdono e riconciliazione
La scelta di Don’t Look Back in Anger come titolo del documentario non è casuale. È una dichiarazione di intenti: non guardare indietro con rabbia.
“Di estrema importanza per noi era che, oltre a trasmettere l’emozione del tanto atteso tour in occasione della reunion degli Oasis, il documentario fosse in grado di contestualizzare l’evento nell’universo emotivo dei due fratelli. Era importante che il film evocasse le verità umane universali del perdono e della riconciliazione”, hanno spiegato i registi.
Il film diventa così, a tutti gli effetti, una celebrazione della riconciliazione e del potere salvifico della musica. Al di là dell’inevitabile dimensione economica dell’operazione, l’Oasis Live ’25 consente a Liam e Noel Gallagher di compiere uno scarto importante, tanto sul piano personale quanto su quello artistico: da una parte, fare i conti con il proprio passato e ricucire lo strappo; dall’altra, dare una nuova narrazione alla band, restituendo un senso a ciò che sembrava perduto.
Tutto parte dalle prove del tour, riprese per sei settimane al The Mill, nella periferia industriale di Londra, attraverso 12 cineprese controllate da remoto. Nessun operatore in sala: l’obiettivo era lasciare ai due fratelli la massima libertà possibile, affinché il loro riavvicinamento potesse essere osservato nel modo più spontaneo.
Il tour, partito da Cardiff e conclusosi in Brasile, è stato un successo mondiale, ma prima dei concerti nessuno poteva sapere fino a che punto il rapporto tra Liam e Noel avrebbe retto alla pressione di una tournée di queste dimensioni. È proprio attraverso le riprese che la riconciliazione prende progressivamente forma, mentre la gioia e l’entusiasmo dei fan assumono un ruolo cardine.
Data dopo data, il cambiamento diventa palpabile. Il focus non è sulla spiegazione del conflitto, ma su due artisti – e due fratelli – che tornano a occupare lo stesso spazio e che, proprio sul palco, attraverso la musica, trasformano il rancore in memoria.
Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta così la possibilità, tutt’altro che scontata, di non essere prigionieri della propria storia. Di riconoscere le fratture senza continuare ad alimentarle. Di scoprire che alcune cose possono sopravvivere alla fine di un’epoca, persino alla fine di una guerra familiare. Ed è forse questa la ragione per cui una reunion apparentemente nostalgica riesce a parlare anche al presente e ad assumere un valore universale.
Il mito degli Oasis funziona perché non appartiene più soltanto agli Oasis. È diventato di chi li ha ascoltati.
Il film è una produzione Magna Studios presentata da Sony Music Vision in collaborazione con Sony Music Entertainment UK.
Oasis: Don’t Look Back In Anger sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 10 settembre, poi disponibile su Disney+




