Ci sono spettacoli che intrattengono. E poi ci sono quelli che, lentamente, ti smontano dall’interno. “Lapponia” appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Al Teatro Bracco di Napoli, all’interno di una programmazione sempre più attenta alla drammaturgia contemporanea, questa commedia sorprende e colpisce per la sua capacità di unire leggerezza e profondità. In scena dal 26 al 29 marzo, lo spettacolo si inserisce perfettamente nel cartellone del teatro partenopeo.
Scritta da Marc Angelet e Cristina Clemente, nella versione italiana di Pino Tierno, e diretta con precisione chirurgica da Ferdinando Ceriani, la pièce si affida a un cast affiatato e incisivo: Sergio Muniz, Miriam Mesturino, Cristina Chinaglia e Sebastiano Gavasso.
Sul palco prende forma una situazione apparentemente semplice: una cena di Natale al Polo Nord. Ma ciò che dovrebbe essere un momento di condivisione si trasforma rapidamente in un confronto acceso, dove emergono tensioni, differenze culturali e verità rimaste troppo a lungo sepolte.
Una frase che resta addosso
C’è un momento nello spettacolo in cui tutto si cristallizza. Una battuta, semplice e brutale:
“La neve prima o poi si scioglie ed esce fuori tutta la merda che c’è sotto.”
Non è solo una frase: è la chiave di lettura dell’intero spettacolo.
Perché “Lapponia” parla proprio di questo: di ciò che scegliamo di coprire, nascondere, addolcire… e di ciò che, inevitabilmente, prima o poi riemerge.

Una commedia che taglia e non consola
Ambientato durante una surreale cena natalizia, lo spettacolo costruisce un meccanismo teatrale perfetto: si ride, spesso, ma quella risata ha talvolta un retrogusto amaro.
L’umorismo è elegante, a tratti graffiante, mai gratuito. È uno strumento chirurgico.
Come evidenziato anche nella presentazione ufficiale, si tratta di una commedia dallo humour corrosivo, capace di trasformarsi in uno specchio deformante in cui lo spettatore riconosce qualcosa di sé.
E il bello è proprio questo: mentre osserviamo i personaggi discutere, accusarsi, difendersi, ci rendiamo conto che non stiamo guardando loro, stiamo guardando noi stessi.
Verità, bugie e doppi standard
Il vero nucleo drammaturgico è il conflitto tra verità e menzogna. Ma “Lapponia” evita qualsiasi moralismo: una bugia può essere un gesto d’amore, così come una verità può essere un atto di violenza. E soprattutto: perché giudichiamo diversamente gli stessi comportamenti a seconda di chi li compie?
Il testo mette a nudo con lucidità i doppi standard con cui interpretiamo la realtà. I personaggi si contraddicono, cambiano posizione, si smascherano. E nel farlo, smascherano anche noi.
Nord e Sud: due visioni del mondo
Uno degli elementi più intelligenti della drammaturgia è il confronto culturale tra Nord Europa e Mediterraneo.
Da una parte, un approccio diretto, razionale, quasi spietato alla verità.
Dall’altra, una visione più emotiva, dove la bugia può diventare uno strumento di protezione.
Non è solo uno scontro geografico, ma una frattura profonda tra modi diversi di intendere l’amore, la famiglia e la sincerità.
Ed è proprio in questo contrasto che lo spettacolo trova alcuni dei suoi momenti più brillanti e rivelatori.
Una famiglia che somiglia troppo alla nostra
“Lapponia” racconta una famiglia. Ma non quella ideale.
Racconta quella vera: fatta di affetti profondi e ferite sottili, di silenzi, di rancori e di verità rimandate.
Il merito è anche del cast, che riesce a restituire con grande precisione ogni sfumatura emotiva: dalla leggerezza iniziale all’esplosione dei conflitti, fino ai momenti più intimi e disarmanti .

Teatro vero, senza protezioni
La regia di Ferdinando Ceriani accompagna il testo senza mai sovrastarlo, mantenendo un equilibrio perfetto tra ritmo comico e tensione drammatica.
Il risultato, al Teatro Bracco, è uno spettacolo completo: si ride, si resta in silenzio, si riflette e quando si esce dalla sala, qualcosa resta.
Perché vedere “Lapponia”
Perché è uno spettacolo raro, capace di divertire senza essere superficiale, di mettere a disagio senza risultare pesante e di far riflettere senza mai diventare didascalico.
E soprattutto perché ha il coraggio di dirci una verità scomoda: la verità non è mai neutra e nemmeno le bugie lo sono.
“Lapponia” non offre soluzioni ma ci costringe a guardare sotto la neve e, una volta fatto, non possiamo più far finta di niente.
Lapponia
dal 26 al 29 marzo
Teatro Bracco di Napoli





