Chiharu Shiota: tra i fili tesi di Torino

Chiharu Shiota è da considerarsi una tra le artiste contemporanee più in voga del momento.

Finalmente ho avuto l’occasione di vederla dal vivo in una monografica presso il MAO di Torino: Chiharu Shiota: The soul trembles a cura di Mami Kataoka e di Davide Quadrio con l’aggiunta dell’assistenza curatoriale di Anna Musini e Francesca Filisetti.

L’impatto con le sue installazioni ambientali è subito emotivamente molto forte e coinvolgente. Il percorso inizia con delle oniriche barche sospese: ciò che non mi convince è la metafora che ne rappresenta la chiave di lettura, ovvero un rimando al flusso di informazioni contemporanee in cui queste oniriche imbarcazioni sarebbero intrappolate. L’interpretazione che se ne dà mi sembra alquanto forzata. Preferisco lasciarmi trasportare da ciò che mi evocano inconsciamente.

Subito dopo si attraversa un corridoio costellato da finestre assemblate e recuperate da case che si trovavano lungo il perimetro del muro di Berlino. Questa opera mi ricorda una sorta di collage tridimensionale molto suggestivo e figlio di una freschezza espressiva estremamente attuale. Trovo l’assemblage dei serramenti affascinante anche nella procedura di creazione e di raccolta del materiale per arrivare al risultato finale.

L’autrice ha reperito gli infissi nei numerosi cantieri che costeggiavano il Muro di Berlino; la sua riflessione su ciò che queste finestre hanno significato per le persone che vivevano dentro le abitazioni durante gli anni in cui questo divideva l’est dall’Ovest è molto affascinante. I serramenti portano il segno del tempo e il sapore delle stagioni passate evocando un immaginario così lontano e così vicino (un po’ come nell’omonimo film di Wim Wenders). Guardare dentro a ogni finestra è proprio come cercare di scorgere un pezzetto di quel mondo. Un piccolo grande viaggio.

Where are we going (2017/2025)

 

Andando oltre si entra nelle sue installazioni più impressionanti. Un intero spazio permeato da infiniti fili rossi che si snodano lungo tutte le pareti, prendono diverse direzioni e arrivano a ricoprire il soffitto. L’installazione immersiva veicola lo sguardo verso gli scheletri di ferro delle barche poste sul pavimento delle stanze; mi sovviene l’immagine di una intensa esplosione verso l’alto.

Uncertain journey (2017/2025)

 

Guardandomi attorno mi sento completamente avvolto da questa trama viscerale, o meglio, una ragnatela viscerale. Un groviglio di sensazioni mi attraversa e improvvisamente mi ritrovo attorniato da delle reti neurali, da filamenti o eliche di DNA del corpo umano fino a intravedere trame psichedeliche. In alcuni momenti mi sembra di essere dentro una strana foresta aghiforme. Ciò che mi suscitano queste installazioni è davvero sconfinato e imprevedibile.

Un’ultima immagine che mi appare agli occhi dice molto di me e dei miei traumi: ricordo il giovane Johnny Deep nella sua prima comparsa cinematografica in Nightmare – Dal profondo della notte. Nella scena interessata si stende sul letto convinto di resistere alla stanchezza, ma gradualmente prende sonno finendo nell’incubo di Freddy Krueger e così viene letteralmente inghiottito dal letto e risputato sul soffitto attraverso un enorme getto di sangue: l’immagine del getto di fili rosso dalle barche di Shiota è estremamente simile a quella scena cinematografica che vidi all’età di circa 5-6 anni. Un parallelo estremamente soggettivo che però non potevo non condividere.

 

 

Il rimando a organi e parti del corpo umano risulta evidente proseguendo nel percorso espositivo quando si incontrano sculture che rappresentano specifici organi, la cui estetica risulta un po’ repulsiva. Le pelli appese al soffitto invece attirano la mia attenzione perché evocano molto di più, oltre gli organi a cui lei si rifà. Una forma di leggerezza e di avvolgimento al contempo oppressivo e ammaliante.

Out of My Body (2019)

 

Con “In the Hand” incontro uno squarcio di poesia pura. Da due mani raccolte esce un luminoso groviglio di intrecci geometrici che mi fanno pensare alle sterminate possibilità del fare umano. Una bellissima suggestione. A voi una rappresentazione fotografica:

In the Hand (2017)

 

Si ritorna a un nuovo sterminato groviglio. Questa volta fatto con filo nero il quale avvolge una serie di oggetti bruciati: alcune seggiole e un pianoforte. Una bella scenografia che rimanda a una esperienza personale di Chiharu Shiota, quando scoppiò un incendio nella casa di fianco a quella in cui abitava.
Un’unica pecca. Ci sarebbe stata bene una dimensione olfattiva ad evocare l’odore di bruciato. Una piccola fotografia esposta vuole suggerire la combustione, ma non basta. Sarebbe necessaria l’attivazione del senso olfattivo per una riuscita ottimale.

In silence (2002/2025)

 

Successivamente incontro la sezione in cui si narra la formazione dell’artista che scopro essere stata una allieva di Marina Abramović. In questa fase si possono vedere i dipinti a olio e alcune performance. Ritengo questa fase importante per capire il punto da cui è partita, ma i lavori di questo periodo li trovo piuttosto trascurabili perché alquanto comuni e sdoganati, come per esempio le performance, molto vicine alle modalità della sua maestra Abramović. La sua prima installazione precorritrice dello stile per cui oramai è ben conosciuta è “From DNA to DNA” ed è del 1994. Qui emergono i temi del corpo umano, la presenza di un elemento di colore rosso e il rapporto tra alto e basso sviluppato attraverso un groviglio di filo di lana.

From DNA to DNA (1994)

 

Estremamente degli di nota sono gli enormi abiti femminili (circa sette metri di altezza) che ha creato in “After that” del 1999 e “Memory of skin” (qui arrivati a 13 metri di altezza) nel 2001 documentati attraverso fotografie e video.  Questi vestiti erano sporchi di fango e venivano continuamente lavati con getti d’acqua, ma questi non si ripulivano mai completamente perché l’intento era di evocare la storia del corpo che li ha indossati, una storia che non si può mai davvero dimenticare.

 

Memory of skin (2001)

 

Avvicinandosi alla fine si passa ai disegni fatti con il filo, a volte totalmente, altre solo parzialmente intessuti. La resa è molto coinvolgente ed emotivamente forte perché grazie a questa tessitura vengono trasmesse molte sensazioni, tra cui la potenza di una guarigione, la connessione con un universo cellulare o spaziale, e molto altro.

Con questi disegni viscerali il filo sembra fuoriuscire rompendo la bidimensionalità e collegandoci con grande forza a questo immaginario. Inoltre, in questi lavori avverto emergere una maggiore introspezione rispetto ai precedenti.

 

Chiudo il mio contributo alla visita di questa esposizione accennando al mondo in miniatura da lei creato. Piccole cianfrusaglie di ogni sorta avvolte dal noto filo rosso, in cui perdersi alla ricerca di ogni singolo dettaglio tra un pizzico di surrealtà e quotidianità. Inoltre, osservandole da vicino, mi ricordano vagamente gli impacchettamenti di Christo e Jeanne-Claude.

 

Dettaglio di Connecting Small Memories (2019)

 

Arrivando all’ultima sezione ci sono le documentazioni delle scenografie da lei create per il teatro. Anche qui ci si rende conto della loro forza espressiva e del peso che hanno per la messa in scena dello spettacolo. Questa volta non inserisco immagini e vi lascio con il gusto della scoperta.

Esco pensando che c’è una specie di morsa che non ci lascia mai in questo suo immaginario visivo. Ci prende tra le sue grinfie e ci avvolge fino a quando non si esce dall’esposizione. La sensazione è davvero potente e mi resta addosso un senso di perturbamento da questa esperienza. Il ricordo di un’arte che non diletta ma che sconquassa e fa riflettere. Proprio ciò che cercavo senza saperlo.

Avete ancora tempo per farvi ammaliare da questo affascinante mondo fino al 28 giugno 2026. Non perdete questa occasione. Non ve ne pentirete.

Chiharu Shiota: The Soul Trembles
a cura di Mami Kataoka, direttrice del Mori Art Museum, che ne ha concepito il progetto originale e Davide Quadrio, direttore del MAO, con l’assistenza curatoriale di Anna Musini e Francesca Filisetti
22 Ottobre 2025 – 28 Giugno 2026
presso il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino

Per ulteriori info: Mao Torino Chiharu Shiota: The Soul Trembles