I Puscifer tornano agli anni ’80 con “Normal Isn’t” e lo fanno in grande stile.

Dopo sei anni dalla pubblicazione del loro ultimo lavoro, Existential Reckoning, avvenuta in piena pandemia, i Puscifer pubblicano il loro quinto album in studio, Normal Isn’t.

I Puscifer si possono definire a tutti gli effetti una creatura dell’eclettico frontman dei TOOL e A Perfect Circle, Maynard James Keenan, che in questo progetto riversa tutta la sua creatività mai doma.

Insieme alla cantante e polistrumentista Carina Round (turnista dal vivo anche con i Tears For Fears) e al chitarrista Mat Mitchell, formano quella che è una vera e propria art-band. È così che mi viene da definire un gruppo che ispira ed espira arte già al solo ascolto; basta guardare anche i loro video per capirlo.

Normal Isn’t viene anticipato da tre singoli che fanno già intuire la direzione intrapresa dal trio: una svolta che strizza l’occhio alla scena new wave degli anni ’80, percepibile per tutta la durata del disco. Non mancano però le inevitabili influenze provenienti dai gruppi in cui milita Maynard. Quest’ultimo, in una recente intervista, racconta come il singolo Trust, che apre il disco, sia una rappresentazione del mitico protagonista del film Un giorno di ordinaria follia, interpretato da Michael Douglas, ovvero William Foster. Un modo per spiegare quanto sia difficile, ogni giorno, affrontare una battaglia interiore per evitare di cadere in quella che non è più una semplice tentazione, ma un vero e proprio istinto omicida, causato dalla consapevolezza di vivere in un mondo che spinge costantemente verso negatività e provocazione.

Devo essere sincero: le aspettative per questo quinto lavoro erano già altissime subito dopo il rilascio del primo singolo, Self Evident, lanciato con un video live registrato durante un’esibizione speciale all’Exchange di Los Angeles questa estate. Sonorità dark si mischiano a distorsioni in cui goth e punk si incontrano e si fondono.

Altro singolo è Pendulum e, signori miei, non si può fare a meno di dondolare la testa, proprio come un pendolo, quando il brano passa dalle iniziali melodie cupe e taglienti a un ritmo che ricorda molto i Sisters of Mercy. Anche in questo caso il rilascio è avvenuto con un video tratto dalla loro esibizione all’Exchange, in due versioni: la seconda è una Director’s Cut che consiglio di vedere, perché — come già detto — è impossibile non collegare la loro musica all’arte visiva.

L’intero album, composto da undici brani per una durata di quasi un’ora, è una chiara dichiarazione d’amore per la musica con cui Maynard è cresciuto, tra new wave e post punk. È lui stesso a dichiarare di aver trovato ispirazione in gruppi come Bauhaus, Killing Joke, The Cure e Depeche Mode.

Notevole l’apporto vocale della Round, che riesce a creare un’alchimia favolosa con Maynard.

Gli argomenti sono molti e abbracciano diversi temi, con riferimenti alla deriva dei social e all’avvento dell’intelligenza artificiale come accade nell’ultimo singolo Bad Wolf accompagnato da un video animato in cui scorrono due realtà, una piena di armonia con la natura ed un’altra dove impera il disordine causato dall’industrializzazione, passando da un estremo all’altro per ricordare come l’uomo sia soggetto a un’oscillazione continua tra odio e amore, ma più incline a quest’ultimo. Perché il mondo descritto dai Puscifer non è senza speranza ed il loro intendo è mostrarci il momento più buio della notte prima dell’alba.

Altro riferimento alla cinematografia arriva nella decima traccia Seven One dove in un’atmosfera da film horror si racconta dell’ossessione che l’umanità ha avuto nella storia nel dare un significato esoterico al numero 7.

In definitiva Normal Isn’t è  sicuramente un album consigliatissimo: il migliore finora per la band, sia dal punto di vista compositivo sia per maturazione. Se amate tutto ciò che fa Maynard e le sonorità industrial, post punk e goth/dark, qui troverete questo e molto altro.