uno spettacolo di CHARTA

Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, una sera come tante. Uno spettacolo di carta, Charta, sulla condizione umana, sulla possibilità di diventare genitore, sulla voglia, la paura, la difficoltà.

Un palco all’apparenza vuoto come solo certi colori sanno esserlo. Un filo teso, due sagome di carta, misure diverse. Pinocchio uno, Pinocchio due. Una sedia, un faro, una macchina del vento. Tutto è bianco, tutto è ombra che porta e comporta. Poi entra lui, Bernardo Casertano, vestito di bianco. Un colore che è una promessa. Tutto parte da questo, tutti hanno paura del foglio, della tela, della parete, quando è bianca. C’è tutto quello che possiamo e non possiamo diventare in un foglio bianco. Ci vuole coraggio, ci vuole incoscienza, ci vuole innocenza. Quella di un bambino non bambino. Tutto quello che potremmo diventare, come un foglio bianco, su cui tutti possono scrivere. Un foglio di carta grandissimo che aspetta solo di essere segnato o lasciato volare, danzato, come di arte contemporanea. Tutto è leggero, puro, tutto è bianco. Anche Bernardo, unico attore in scena ma non unico personaggio. Il bianco è potenziale, come un attore che sogna, che segna, che diventa, come in un sogno. Bernardo Casertano si trasforma, ora grillo parlante, ora fata turchina, si muove tra i dialetti, le nostre radici. Le nostre origini. Tutto parte da un punto, magari bianco.

Tadaaa, scrosciano gli applausi, un personaggio entra in scena, questa scena bianca, scarna, chiede lo sguardo, tadaaa, agita le mani, pretende attenzioni, attenzioni che il pubblico dà, tutta la scena è sua. Tadaaa, che lo spettacolo abbia inizio. Un sogno, tutto inizia così. Pinocchio che sogna di diventare padre, un padre che sogna di diventare figlio che diventa padre ma restando figlio. Bernardo si fa uno e trino, padre, figlio e poesia.

Suggerisce, incanta, danza. Tutto per affrontare il tema della paternità, vista con gli occhi di un figlio che padre non è e che forse non lo diventerà mai.

Siamo i padri che vorremmo essere? Siamo i figli che i nostri padri avrebbero voluto? Le aspettative uccidono, le forbici tagliano. La carta vola, come i sogni, le speranze, le volontà, quelle dei padri che vogliono dai figli e quelle dei figli che vogliono dai padri.

Un burattino non sa stare al mondo, non come un figlio in carne ed ossa, così Bernardo, ora Pinocchio padre, ora Pinocchio figlio suggerisce una visione, si muove per immagini, non pretende, non sa. Ci prende il cuore e lo straccia in mille pezzi di carta bianca che volano e prendono direzioni diverse. Come Mangiafuoco ci strappa il cuore, lo mangia, dilaniato. Sangue bianco, corpo bianco, come i capelli che diventano bianchi, come la pelle, tutto è bianco. Tutto va pulito, lavato, asciugato. Prendersi cura di un padre che non ci sarà più, di un figlio che dovrebbe muovere i propri passi da solo. Bernardo non racconta, accompagna. Come in una prova di danza contemporanea. Che se anche non ce la dovessi fare Pinocchio è con te. Tuo padre è con te, come sulla croce. Nessuno abbandona nessuno davvero. Che le prove da superare sono impossibili, se sei un figlio non figlio che sogna di avere un figlio. Uno e trino, non è facile essere figli, non è facile essere padri. Non è facile essere entrambi.

Imparare tutto dalla vita con la vita, brandelli di parti che vengono strappati. Imparare a muovere i propri passi da solo, con un padre che ti guarda da lontano, soffio vitale che permette, che accompagna. Danza con me padre mio ma lascia che sia io a muovermi, seguimi. Guarda da lontano Bernardo, Pinocchio tre, diventa Pinocchio, diventa padre. Abbandonato da solo, come se non ci fosse più niente, più niente al mondo per me e per te. Scrosciano gli applausi. Immaginate di avere un padre, immaginate di avere un figlio. E adesso, immaginate di muovervi da soli e diventare Pinocchio.

 

 

Charta

produzione Fortezza est e Teatro Akropolis

di e con Bernardo Casertano

disegno luci Chiara Saiella